Lug 08 2020

la legge del più forte-milleseicentoquarantanove 08 07 2020

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – milleseicentoquarantanove

Oggi non ho bisogno di cercare nel piccolo archivio di www.errorigiudiziari.com, la storia narrata dal Dubbio basta: orribile, non mi fidassi la crederei inventata!

—Per tutta la vita Gaetano Santangelo si è dovuto difendere dallo Stato. La sua storia ha a che fare con uno dei grandi misteri italiani irrisolti: la strage di Alcamo Marina del 1976 in cui rimasero uccisi due carabinieri trivellati da colpi di arma da fuoco all’interno della casermetta della provincia di Trapani. Dopo oltre quarant’anni, i colpevoli sono ancora ignoti, mentre una lunga vicenda processuale ha restituito alle cronache le vite spezzate di quattro innocenti condannati ingiustamente: Giuseppe Gulotta, Giovanni Mandalà, Vincenzo Ferrantelli e, appunto, Gaetano Santangelo. Vittime di un clamoroso errore giudiziario, gli allora giovanissimi alcamesi sono stati assolti con formula piena in sede di revisione del processo dopo trent’anni dall’arresto. Nel caso di Mandalà, morto nel 1998, la riabilitazione è arrivata troppo tardi: la sua vita è finita dentro una cella. Per raccontare l’incubo di Santangelo, invece, bisogna partire dal 12 febbraio 1976. Nel cuore della notte i carabinieri di Alcamo bussano alla sua porta per trascinarlo in caserma senza fornire alcuna spiegazione. All’epoca Santangelo ha solo 16 anni, con lui in casa ci sono la madre e i fratellini terrorizzati. Nessun mandato di cattura, nessuna accusa formale: il ragazzino viene chiuso in una stanza, semi immobilizzato, mentre quattro carabinieri lo pestano violentemente. Non ha idea di che cosa stia succedendo, l’anima gli viene strappata a forza di pugni. «Sono stato sequestrato dallo Stato», racconta oggi.

Dopo ore di interrogatorio la pelle del volto è martoriata, ha una pistola puntata alla testa: «sì, sì, ho partecipato alla strage della casermetta», sospira esausto. Il verbale della presunta confessione viene stilato l’indomani alla presenza di un avvocato d’ufficio. Santangelo non sa chi sia. Nel registro matricole del carcere, compilato al momento dell’arresto ufficiale, c’è ancora traccia di tutta la vergogna di quella notte:«Gaetano Santangelo riporta delle ferite sul corpo perché è scivolato su una buccia di banana». Seguono 58 giorni di isolamento e 27 mesi di reclusione fino alla data del primo processo. Per comprendere quegli anni e la follia che travolse irrimediabilmente l’esistenza di un adolescente di provincia bisogna calarsi nel clima di terrore e sospetto che attraversò l’Italia all’epoca delle stragi e dei delitti eccellenti. Santangelo non apparteneva alla mafia, non venne mai ricondotto ad alcuna organizzazione politica. Al momento dell’arresto la sua vita si svolgeva tra la scuola serale e la campagna di famiglia dove lavorava come contadino. Per stabilire la sua colpevolezza bastarono le parole di Giuseppe Vesco, suo vicino di casa: arrestato per furto d’auto, l’altro giovane alcamese venne trovato in possesso della stessa arma utilizzata nell’agguato alla casermetta.

Fu lui a confessare per primo facendo i nomi degli altri quattro indagati: passarono anni prima di scoprire che anche quella dichiarazione era stata estorta sotto tortura. Dalle lettere di Vesco scritte dal carcere San Giuliano di Trapani si legge: «Fui spogliato fino a raggiungere il costume adamitico. Non opposi alcuna resistenza, non sarebbe servito a niente. Appena denudato vengo sollevato di peso e portato come un oggetto sui bauli alti da terra tra gli 80 e i 90 cm. Per la prima volta nella mia vita mi sento come un animale da squartare. Un agente avvolge uno straccio alle mie caviglie. Qualcuno tiene i miei piedi uniti…poi è la volta delle braccia. Il mio corpo si piega come un arco e un dolore acutissimo ma sopportabile si avverte alle gambe all’altezza dei polpacci, alle braccia, alle scapole e agli anelli della colonna vertebrale all’altezza dei fianchi. Uno mi tira i piedi, l’altro le braccia, un terzo è a cavalcioni, un quarto mi tiene la testa per í capelli con una mano mentre con l’altra tappa il naso in modo da non farmi prendere aria». Di quella sequenza di violenze è Santangelo a parlarci. La sua voce rotta dal pianto non nasconde la rabbia, l’umiliazione: vuole spiegarci quale immenso equivoco ha distrutto la sua vita. Un atto deliberato, un malinteso non casuale, nato probabilmente da una montatura pianificata dagli uomini guidati dall’allora comandante dei carabinieri Giuseppe Russo, poi ucciso dalla mafia. Mentre percorre le tappe della sua storia Santangelo tiene tra le mani dei fogli con delle date annotate. 1981, sentenza di assoluzione in primo grado per insufficienza di prove. Non hanno mai trovato nulla che lo collegasse al delitto.1982, sentenza di condanna in appello a 22 anni di carcere. Il processo si era spostato intanto da Trapani a Palermo: le pressioni sulla Corte sono enormi, ma nel 1984 la Cassazione annulla la condanna e rinvia il giudizio presso la corte d’appello dei minori: il processo si scinde in due tronconi, Ferrantelli e Santangelo vengono giudicati separatamente dagli altri due imputati. A volersi districare nella vicenda giudiziaria durata oltre trent’anni si prova un senso di vertigine. Di tribunale in tribunale, dalla Sicilia a Roma, il destino di quattro uomini resta in attesa di giudizio. Intanto la vita di Santangelo corre parallelamente: l’incontro con sua moglie, il primo figlio, fino al giorno maledetto del 1992. La Corte di Cassazione conferma la sentenza di condanna emessa un anno prima, che a sua volta riprendeva quella dell’82. Santangelo ormai ha 30 anni, la notizia arriva come una doccia fredda: «Non potevo aspettare che mi venissero a prendere, costringendo la mia famiglia a fare avanti e dietro dal carcere», racconta spiegando la scelta dell’esilio in Brasile. Comincia la sua vita da latitante. Trovato dall’Interpol, il paese Sudamericano nega l’estradizione in Italia perché in base alla normativa brasiliana il reato è caduto in prescrizione. Passano altri 27 anni: la sentenza di assoluzione definitiva arriva nel 2012 con il processo di revisione, ma Santangelo torna in Italia solo lo scorso anno. Nessuno gli ha mai domandato scusa, ha dovuto affrontare una battaglia legale anche per ottenere il risarcimento dello Stato: ingiusta detenzione, danni psicologici, danni patrimoniali. Non un solo centesimo che possa riparare al dolore: «Quando pronuncia il mio nome, lo Stato italiano deve vergognarsi. Mi hanno perseguitato per 36 anni, e una volta riconosciuto l’errore, non si sono neanche interessati a come stessi, come vivessi in un paese straniero».

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Lug 08 2020

qui cremona-seicentottantasette 08 07 2020

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QUI CREMONA – seicentottantasette

Più che i giornali, qui www.cremonaoggi.it, dovrebbero intervenire le associazioni di categoria, per la pessima pubblicità che fanno questi episodi, che i diffamatori a volte spaccian siano la norma:

—Ancora maltrattamenti e criticità igienico sanitarie nell’allevamento di Robecco d’Oglio, dove già Carabinieri e Guardia di Finanza avevano posto tutto sotto sequestro: a denunciare la situazione gli animalisti della Lav, che fanno appello anche al prefetto di Cremona perché metta fine all’agonia dei capi di bestiame. Eccetera eccetera—

In Germania anche i gatti comuni si vendono, a 100/200 euro, quelli di razza possono raggiungere cifre da mutuo, da noi li abbandonano, scrive www.cremonaoggi.it:

—Decine e decine di gatti abbandonati, intere cucciolate lasciate chiuse dentro cartoni lasciati in qualche campo o a bordo strada, oppure mici già di una certa età rimasti senza padrone a causa delle morti provocate dal covid: una situazione drammatica quella dipinta dall’Apac di Cremona (che gestisce il Gattile e numerose colonie feline sul territorio), che in questi giorni sta recuperando animali con cadenza ormai quotidiana—

Stefano Mauri, di Sussurrandom, non perde occasione di ricordare i suoi amici e, già che c’è, la buona tavola:

—Quindi con Michele Antonaccio, fotografo appassionato, l’onda benefica del Burdèl del DocRock Maurizio Borghetti, ecco è arrivata nei giorni scorsi pure in Sardegna, nella fattispecie sull’incantevole Isola di Caprera. Chapeau alla fotografa Roberta Bellani, moglie del grande Mike e … sì cuoca straordinaria—

Prove di civiltà a San Daniele, scrive il Giorno:

E’ tornato l’autovelox sul ponte Giuseppe Verdi, a San Daniele Po. Ponte sul Grande Fiume che collega la sponda cremonese con quella parmense. Il rilevatore di velocità, qualche tempo fa, era stato divelto e buttato giù di sotto. Nella giornata di oggi l’apparecchio è stato tarato e presto entrerà in funzione: il limite massimo consentito è di 30km/h, una velocità molto bassa, a causa delle condizioni del viadotto. Inoltre verranno anche istallate delle videocamere proprio per individuare eventuali vandali—

Dal sito della Diocesi:

—Strutture Caritas, gruppi e associazioni di solidarietà e rete di volontari sul territorio: la comunità cristiana della Diocesi di Cremona è da sempre in prima linea sul fronte della lotta alla povertà e in un momento particolarmente delicato, come questo del post-covid, affronta le sfide di un’emergenza che diventa anche economica e sociale. Lo racconta oggi, mercoledì 8 luglio, l’edizione del quotidiano La Provincia di Cremona in un servizio di approfondimento dedicato proprio al tema della povertà sul territorio e dell’impegno per offrire un sostegno alle nuove fragilità.

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Lug 08 2020

mentre bergoglio dice 08 07 2020

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MENTRE BERGOGLIO DICE

che bisogna mantenere i migranti, la Doxa fa il suo lavoro; titoli dal Corriere.

Doxa, indagine choc: il 60% delle famiglie non arriva a fine mese

In difficoltà soprattutto chi vive al Sud e ha un basso livello di istruzione, i giovani e le donne

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Lug 08 2020

olio made in italy 08 07 2020

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Olio Made in Italy, un crack da 2mld ecco il piano salva ulivi

Olio, l’emergenza sanitaria ha causato un crack da 2 miliardi di euro all’olio d’oliva Made in Italy a causa della chiusura forzata di bar, ristoranti e agriturismi, ancora alle prese con una difficile ripartenza, degli ostacoli alle esportazioni e dell’azzeramento delle presenze turistiche, dove l’extravergine è tra i prodotti della filiera corta più acquistati dai vacanzieri. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti diffusa in occasione dell’assemblea di Unaprol, la principale organizzazione di aziende olivicole.

A pesare sul comparto è stato soprattutto il blocco del canale della ristorazione, che rappresenta uno sbocco importante per l’olio Made in Italy, sia in patria che all’estero. Un impatto devastante a livello economico, occupazionale e ambientale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa, 43 DOP e 4 IGP, con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo.

A incidere sulle imprese olivicole italiane è anche il crollo del 44% dei prezzi pagati ai produttori, scesi a valori minimi che non si registravano dal 2014. Un trend causato dalla presenza sul mercato mondiale di abbondanti scorte di olio “vecchio” spagnolo, spesso pronto a essere spacciato come italiano a causa della mancanza di trasparenza sul prodotto in commercio, nonostante sia obbligatorio indicare l’origine per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009.

Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile tanto che i consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente.

Il risultato è un danno economico e d’immagine grave per l’Uliveto Italia che, unito agli effetti della pandemia, rischia di rovinare i buoni risultati ottenuti a livello produttivo, grazie a una quantità di 365 milioni di litri, più che raddoppiata rispetto alla disastrosa annata precedente, seppur ancora sotto la media del decennio. A trainare la produzione Made in Italy sono state soprattutto le regioni del Sud, dove il raccolto è in qualche caso addirittura triplicato. Un incremento peraltro in controtendenza rispetto al dato mondiale in calo del 5%.

Per rilanciare il settore Coldiretti ha elaborato un piano salva ulivi con un pacchetto di misure straordinarie a sostegno delle imprese agricole e frantoi che operano in filiera corta, quelle oggi maggiormente a rischio, con lo sblocco immediato delle risorse già stanziate per l’ammodernamento della filiera olivicola, anche attraverso la semplificazione delle procedure. Servono poi meccanismi di flessibilità per la certificazione delle produzioni di qualità a partire da Dop (Denominazione di origine protetta), Igp (Indicazione di origine protetta), biologiche e Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), anche attraverso finanzianti specifici. Una misura importante per l’Uliveto Italia ma anche per la salute dei cittadini l’acquisto di extravergine italiano al 100% da destinare alle famiglie più’ bisognose. Nell’immediato vanno poi assicurati sostegno a fondo perduto per le imprese produttrici di olio 100% tricolore per compensare la riduzione delle vendite e un aiuto integrativo per gli olii certificati Dop e Igp in giacenza, sfusi o confezionati non venduti alla data del Dpcm dell’11 marzo.

“Ma serve anche sostenere con massicci investimenti pubblici e privati la ripresa delle esportazioni con un piano straordinario di comunicazione sull’olio che rappresenta da sempre all’estero un prodotto simbolo della dieta mediterranea” ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “si tratta di un’esigenza tanto più pressante se si considera che sulle esportazioni di olio italiano rischiano anche di abbattersi i dazi annunciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump nell’ambito della disputa con l’Ue sul settore aeronautico”.

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Lug 08 2020

direttori diversi 08 07 2020

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DIRETTORI DIVERSI

e quindi stili diversi; Ufficio Presidenza per l’affaire Cauzzi/Ponchielli; www.cremonoggi.it:

—Dal canto suo Angela Cauzzi, con una lettera indirizzata al presidente del Consiglio comunale Paolo Carletti, ha rifiutato l’invito a partecipare all’incontro, spiegando in quelle righe le proprie motivazioni. A partire dal fatto che il suo incarico di sovrintendente è ormai prossimo alla naturale scadenza, e che non ha presentato la sua candidatura per il prossimo mandato. Oltre a questo, per quanto riguarda la gestione attuale, Cauzzi ha sottolineato che in tutti questi anni di gestione non le è mai “stato contestato niente in ordine alla gestione dell’attività teatrale” e che essendo impossibile “portare a termine qualsiasi futura programmazione”, per quanto riguarda il passato “per me parlano gli atti ufficiali della Fondazione”. Fondazione che è l’unico ente, sottolinea Cauzzi, “a cui devo rispondere”.

La Provincia fin che c’è:

—Lei, Angela Cauzzi, la più attesa, la più desiderata, la sola per cui si è decisa la convocazione irrituale del Cda del Ponchielli davanti all’Ufficio di Presidenza in forma di commissione consiliare, non c’era. Viltà? Rifiuto di sottomettersi al fuoco dell’ennesimo plotone di esecuzione? Desiderio di silenzio per salvaguardare il teatro dopo tante polemiche? Oppure addirittura disprezzo nei confronti del Consiglio comunale, come ha adombrato Paolo Carletti, che del Consiglio è presidente? O semplicemente un’umanissima stanchezza per una vicenda che non può non averla toccata e provata? Difficile, a caldo dare un’interpretazione corretta. La Sovrintendente uscente del Ponchielli ha motivato la sua assenza con una lettera. Sono prossima alla scadenza, non mi sono candidata al rinnovo, fino al novembre 2019 non è mai stato mosso alcun rilievo sulla gestione della fondazione, scrive in sostanza, ricordando che per lei parlano atti, verbali, documenti. «Sono contrattualmente e professionalmente legata alla Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli e ritengo a tale istituzione di dover rispondere del mio operato e di ogni eventuale richiesta di chiarimenti», conclude Cauzzi. Rispondo agli organi statutari, non ad altri.

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Lug 08 2020

sua maestà la burocrazia, 08 07 2020

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SUA MAESTA’ LA BUROCRAZIA,

anche politica, vince sempre; titolo di Repubblica:

—Grandi opere per 200 miliardi, ma il decreto non c’è ancora

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Lug 08 2020

l’errore giudiziario non esiste 08 07 2020

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L’ERRORE GIUDIZIARIO NON ESISTE

nel processo penale, a meno che da qualche parte dell’ordinamento giuridico sia scritto che il libero convincimento del giudice valga più del ragionevole dubbio, che impone di assolvere; dall’Opinione delle Libertà.

—È ormai chiaro a tutti che il sistema giudiziario italiano, oltre alle patologie carrieristiche e all’uso politico del potere giudiziario, emersi nel caso Palamara, produce tra l’altro un’inflazione di indagini e di carcerazioni preventive, una patologica lunghezza dei processi civili e penali, una prevalenza di processi penali indiziari (senza vere prove “al di là di ogni ragionevole dubbio” complice il persistente principio del “libero convincimento del giudice”), sentenze contraddittorie nei vari stadi del processo. Basti citare il fatto che circa il 65 per cento delle sentenze di primo grado vengono riformate o in Appello o in Cassazione o in entrambi. Questo dato è un indice degli errori giudiziari in un senso o nell’altro. Quel dato è anche indice di una estrema incertezza del diritto in Italia. Un’altra misura degli errori giudiziari è data dai frequenti e costosi casi di ingiusta detenzione nonché dalle condanne dell’Italia da parte delle corti europee per violazioni del giusto processo e della sua ragionevole durata.

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Lug 08 2020

con un papa politico 08 07 2020

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CON UN PAPA POLITICO

normale i suoi vescovi lo imitino, e così Luigi Bettazzi, che sull’Avvenire dimentica il date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio, per concludere così la sua lettera:

—Non so se anche qualche parroco vi ha mai detto che l’evasione fiscale è peccato mortale: l’ha detto qualche tempo fa laicamente Romano Prodi, ve lo ripete oggi un vescovo, anche se emerito. Mi verrebbe da ripetere la frase forte che san Giovanni Paolo II proclamò, nella valle di Agrigento, contro le mafie: “Convertitevi! Un giorno dovrete risponderne di fronte a Dio”. E allora non ci saranno pretesti e coperture.

Vi chiedo scusa se vi ho attaccati pubblicamente. Spero comunque di avervi fatto pensare. Da vescovo, pregherò per voi, per le vostre famiglie e per le vostre attività, ovviamente purché siano oneste.

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Lug 08 2020

il giusto premio 08 07 2020

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IL GIUSTO PREMIO

Il nuovo ponte di Genova che sostituisce il Morandi, verrà affidato, in parole povere, ancora ai Benetton: in questo caso la burocrazia ha lavorato veloce!

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Lug 08 2020

voltini alla libera 08 07 2020

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Voltini alla Libera Agricoltori: siete un’organizzazione senza idee e senza il coraggio delle proprie azioni

“Non voglio cadere nelle provocazioni, ma devo rispondere agli attacchi sferrati dalla Libera Agricoltori al Consorzio Agrario di Cremona”. Comincia così la replica di Paolo Voltini, nelle sue vesti di presidente del Consorzio Agrario e di Coldiretti Cremona, all’articolo pubblicato su La Provincia del 7 luglio. ”Mi riferisco direttamente alla Libera in quanto l’articolo in questione non è firmato da nessuno. E’ quindi manifestamente riconducibile all’editore, al proprietario del giornale che, evidentemente, sulle affermazioni che fa non ha nemmeno il coraggio di metterci la faccia”.

“Da presidente del Consorzio Agrario mi chiedo quale sia l’obiettivo di questi attacchi, visto che puntano a screditare una cooperativa decisamente importante per le aziende agricole del territorio. E quando parlo di imprese agricole mi riferisco sia a quelle associate a Coldiretti, sia a quelle aderenti alla Libera che acquistano mezzi tecnici e vendono i loro prodotti al Consorzio Agrario. Oltretutto nel consiglio di amministrazione del Consorzio siedono anche quattro consiglieri espressi dalla Libera di Cremona che sugli investimenti e sulle scelte strategiche hanno sempre condiviso ed avallato le decisioni di questi anni. Che dire poi del fatto che la Libera si permette di criticare in modo così radicale il bilancio del Consorzio dopo che la stragrande maggioranza dei soci lo ha approvato: 1390 voti a favore e 73 contrari. Penso che tra i 1390 voti a favore ci sarà stata, inevitabilmente, anche una buona parte di voti provenienti da aziende associate alla Libera. Fossi una di queste aziende, mi sarei sentito perlomeno offeso dalla mia organizzazione che, evidentemente, sta compiendo delle azioni solo ed esclusivamente per screditare il Consorzio Agrario di Cremona, incurante di quanto danno possa creare questo atteggiamento alle imprese agricole ed all’agricoltura del territorio”.

“Il Consorzio – continua Voltini – ha certamente una quota di indebitamento, come è normale in ogni attività d’impresa che non viva di rendita, ma sarebbe importante anche sottolineare che le risorse finanziarie non sono state buttate, fanno parte dell’attivo patrimoniale del bilancio del Consorzio, dove ritroviamo tutti gli investimenti che sono stati fatti in quanto necessari per ammodernare una struttura che deve stare al passo con i tempi. Potrei parlare a lungo dei siti produttivi e degli stabilimenti dislocati sul territorio provinciale. Oggi – conclude Voltini – il Consorzio Agrario di Cremona è una realtà all’avanguardia, con un fatturato in costante crescita ed una rete commerciale e di servizi in continua espansione, di cui i propri soci possono andare orgogliosi”.

Sulla questione vuole dire la sua anche il direttore di Coldiretti Cremona, Mauro Donda, che liquida l’atteggiamento della Libera come “sterile e becera propaganda”. “Purtroppo, in Libera difettano gli argomenti ed i risultati (eccezion fatta per la meritata riconquista della presidenza della Fiera). In questi casi – prosegue Donda – se non si hanno idee e di conseguenza nemmeno iniziative di rilievo, quando non si ha una reale progettualità e si perde costantemente consenso, non resta altro che screditare gli altri, così da poter mostrare ai propri iscritti che comunque qualcosa si sta facendo. Tuttavia, chi ha ruoli di rappresentanza e di responsabilità dovrebbe valutare bene le ricadute delle proprie azioni. Se Coldiretti avesse deciso di comportarsi allo stesso modo speculando in modo fazioso su cooperative suinicole o lattiero-casearie del territorio solo perché amministrate da un presidente di espressione Libera, senza curarsi dei danni che simili atteggiamenti avrebbero inevitabilmente procurato ai soci e al settore agricolo, si sarebbe comportata in modo assolutamente irresponsabile. Coldiretti, però – conclude Donda – è altra cosa rispetto alla Libera ed anche gli agricoltori cremonesi se ne stanno accorgendo”.

RELAZIONI ESTERNE COLDIRETTI CREMONA

Via G. Verdi, 4 – 26100 Cremona – Telefono 0372 499819 – Cell. 334 6644736 – e-mail: marta.biondi@coldiretti.itwww.cremona.coldiretti.it – Fb e Instagram: Coldiretti Cremona

il mio commento: attaccare un manager alla capitan Voltini è sempre un rischio, specie se ha ragione lui, e a Cremona l’han capito tutti, tranne i signori della Libera! Flaminio Cozzaglio

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