FUNERALI E SEPOLTURE
La Lega, ovviamente, si deve difendere per prima, ma io non dimentico mai un principio, ciò che capita a un altro, se viene preso come strumento di comunicazione normale, domani capita a noi. Quindi è meglio partecipare sempre, anche nel proprio interesse: il vile “non mi riguarda”, domani si può abbattere su di me.
Che ci sia del marcio anche nella Lega, sono i primi a confessarlo, ma da qui a mostrare, il marcio scoperto e abbondantemente pompato, per sostenere che è tutto così, ce ne corre. Intanto, la normale prudenza: finita la “ghiottosità” del giorno, attendiamo le conclusioni del processo. Abbiamo alle spalle almeno vent’anni di indagini definitive e sentenze in senso contrario. E sentenze passate millanta volte in giudicato, come le condanne a Sofri e compagni per l’assassinio del commissario Calabresi, sbagliate ancora oggi. Per la sinistra colta, intelligente e serena.
Divertentissima analisi, ma gira e rigira, cambiano nomi e giornali, son tutte identiche, di un pezzo da novanta della Stampa, Luca Ricolfi, sabato sette.
“In politica c’è sempre uno zoccolo duro di militanti senza se e senza ma, completamente indifferenti ai fatti, del tutto impermeabili ai test di realtà. Per cui non si può escludere che, nonostante la vergogna di questi giorni, la Lega resista ancora un po’ di anni, come i nostri vari partiti comunisti, sopravvissuti quasi vent’anni alla caduta del muro di Berlino e al collasso dell’Unione Sovietica. E tuttavia, dal punto di vista politico, l’esperienza della Lega va considerata al capolinea. Non solo perché il cocktail di nepotismo, arroganza e cialtroneria scoperchiato dall’inchiesta è difficile da digerire per qualunque palato, ma perché c’è una differenza anche politica, non solo morale, con i partiti comunisti duri e puri, alla Bertinotti e Diliberto. Anzi, per molti versi il caso della Lega è l’esatto opposto di quello dei partiti comunisti. I partiti falce e martello sono scomparsi per eccesso di fedeltà all’utopia del comunismo, un’idea che ormai non reggeva più. La Lega è destinata a uscire di scena non solo per gli scandali di questi giorni ma perché ha tradito troppo presto il sogno federalista, un’idea più che mai attuale.”
Cari lettori, un applauso a Ricolfi: in poche righe ha sintetizzato il classico processo staliniano. Senza ironia, bisogna essere bravi per rifinirlo con tanta scioltezza.
Sintesi: non è detto che la Lega scompaia subito, i testa di cazzo di palato grosso e pieni di cieca fiducia abbondano anche da loro, ma il progetto politico del movimento è finito! Superati che siano dai fatti, i nostalgici del comunismo duro e puro sono da ammirare, fedeli all’utopia. La Lega invece esce di scena non solo per gli scandali, ma per aver tradito, si badi, non i militanti testa e palato di etc, ma per delitti vari di capi e ispiratori, il sogno federalista; come le vittime delle purghe staliniane. Sogno che invece è idea attuale più che mai, di cui ci impadroniremo noi della sinistra elegante, senza nemmeno un grazie, ovvio, a chi ce l’ha fatta capire!
Secondo voi un volpone dell’intelligenza democratica si accontenta, col rischio di dover subire un “è così perché lo dici tu”?
Figuriamoci.
Terminato il cappello introduttivo che ho commentato, un volume di parole dieci volte tanto, con i fatti, scusate se lo ripeto, di verità staliniana: tutti i tradimenti perpetrati dalla Lega a suon di leggi, che nessun lettore ovviamente è in grado di controllare, a tradire il federalismo.
Che deve essere raccolto da partiti seri e morali, come la storia passata e la cronaca presente insegnano, a difesa delle ragioni del Nord produttivo.
E per finire, cari lettori che non sfogliate la Stampa, non crederete che un, lunghissimo, articolo del genere sia isolato, nel numero di sabato sette. Pagina nove, tanto per mostrare di non far parte di un disegno, un bel titolo ingombrante:
Padri e figli, la family e l’Italia dei clan
e una descrizione con foto di clamorosi casi di scandali di famiglia, il ministro Piccioni, Letizia Moratti, l’immortale Mastella e……foto della casa di Montecarlo, didascalia: usata da Giancarlo Tulliani, cognato di Fini. Che fu massacrato.
L’ultima finzione di un’imparzialità da ridolini: Fini massacrato?
Cremona 08 04 2012 www.flaminiocozzaglio.info