Archive for the 'Giudici' Category

Mag 17 2019

oggi a iori, domani a te 17 05 2019

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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Mag 16 2019

la legge del più forte-milleduecentoquarantatre 16 05 2019

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – MILLEDUECENTOQUARANTATRE

Dal Dubbio; il fango, il processo mediatico, il colpevole certo all’arrivo dell’avviso di garanzia; ma tutto questo nasce a iniziativa di chi? Pezzo lungo, ma val la pena di leggerlo tutto e meditare: oggi a Iori, domani a te.

—Quattro anni di indagini e poi la richiesta d’archiviazione. Quella dell’ex senatore del Pds Lorenzo Diana è una storia strana, che racconta con precisione e dovizia di particolari il rapporto perverso che spesso si innesca tra avviso di garanzia e gogna mediatica. E di come una vita di impegno contro la camorra possa essere fatta passare per il suo esatto contrario. Mille e quattrocento giorni dopo il 3 luglio 2015, giorno in cui a casa Diana arriva la notifica di un’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa, «l’incubo è finito», dice al Dubbio il paladino caduto dell’antimafia. Ma il prezzo è già stato abbondantemente pagato. Perché nonostante la stessa Dda abbia chiesto, lo scorso 8 maggio, l’archiviazione per l’ex componente della Commissione antimafia, il fango che lo ha travolto rimane attaccato addosso. Il clan dei casalesi lo voleva morto, quel Lorenzo Diana che nel suo paese, San Cipriano d’Aversa, era ritenuto l’istituzione politica più influente. Ci ha provato con una bomba, poi è passata alle minacce con una lettera del boss Francesco Schiavone “Sandokan” spedita direttamente dal carcere. Ma nulla è stato efficace come la delegittimazione, arrivata per bocca di due pentiti, che lo hanno descritto come il facilitatore degli accordi tra la Cpl Concordia e i vertici del clan. Per la Dda, Diana si sarebbe attivato per sbloccare gli atti necessari a far sì che diversi lavori andassero alle imprese legate ai vertici del clan. Un castello d’accuse fondato, in alcuni casi, sull’evidenza, sconcertante, dell’impegno antimafia di Diana. Usata, invece, come se significasse il suo esatto contrario. «Io lo sapevo che sarebbe finito tutto, perché ho sempre lottato, in prima linea, contro la camorra, a volte in solitudine, quando lo Stato ed i giornali erano assenti nel nostro territorio mentre il clan cresceva – racconta – Ho combattuto con coraggio, quasi folle, e senza risparmiarmi fino al rischio della propria vita e dei miei familiari». Diana è l’unico politico che Roberto Saviano, in “Gomorra”, descrive come strenuo nemico della camorra. Eppure viene tirato dentro quella macchina infernale, attendendo ben tre anni prima di essere interrogato da un magistrato. «Abbiamo fatto due richieste – spiega – ma sono stato sentito solo l’anno scorso». Perché? «Non lo so», dice spontaneo. In attesa di quella convocazione decide, però, di testimoniare al processo parallelo contro i vertici della coop Cpl Concordia, dove Diana, nel 2017, riesce a smontare le accuse già una prima volta. «In un passaggio della sentenza di quel processo – spiega – viene riconosciuto il mio impegno per promuovere il mio territorio e contrastare la camorra. Pur non essendo io l’imputato, quei giudici mi davano ragione. E quella coop che io avrei favorito, la stessa che avrebbe avuto rapporti con la camorra, ne è uscita come vittima». Ma ancora non basta. Le accuse, dice Diana, sono «esilaranti e incredibili». E c’è un abisso, ora, tra il loro clamore e il silenzio dopo il passo indietro della procura. «Ciò che mi ha stupito è che nessuno abbia tenuto conto delle dichiarazioni di Massimiliano Caterino, braccio destro del boss Michele Zagaria, che il 14 luglio 2014 mi ha definito un nemico del clan. Questa frase – spiega l’ex senatore – nei verbali non compare. Ma ne compare un’altra, quella in cui mi descrive come l’uomo politico più importante della zona e, dunque, quello che necessariamente sapeva tutto ciò che accadeva in Comune». Com’è possibile che di quella prima dichiarazione non ci sia traccia? «Bella domanda», risponde. Ma lui e il suo difensore, Francesco Picca, la trovano lo stesso. Per caso, in un altro processo seguito dal legale. «Per questo dico: si indaghi presto o bene sulla legittimità dell’indagine a mio carico», insiste Diana. Il tassello in più, ora, è la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura, che dà atto alla difesa di aver dimostrato che le accuse erano infondate e che gli atti utilizzati per costruirle dimostravano il suo impegno antimafia. Come nel caso della casa confiscata che, secondo l’accusa, sarebbe stata occupata da un killer della camorra proprio grazie a Diana. «Il pm Maurizio Giordano, nella richiesta d’archiviazione, ha riconosciuto il mio impegno col Prefetto affinché quella casa non venisse dichiarata inagibile, per evitarne l’abbattimento e, quindi, che potessero ricostruire sul terreno, che non era stato confiscato», racconta. Il che significa che quel capo d’accusa rappresentava, in realtà, una prova della sua battaglia contro il clan, come ammesso dallo stesso pm. Per mettere fine al calvario manca la decisione del giudice sulla richiesta di archiviazione, l’ultimo passo pesante e pigro della giustizia. «Non è più tollerabile che il principio costituzionale di presunzione di innocenza sia sostituito, di fatto, dalla presunzione di colpevolezza», dice. Da quel 3 luglio ad oggi per Diana sono stati giorni «di amarezza e isolamento», durante i quali ha scelto deliberatamente di astenersi da qualsiasi momento pubblico, per difendersi. Ma la lotta è apparsa subito come quella di Davide contro Golia. «Appena mi è stato notificato l’avviso di garanzia sono stato sbattuto sui giornali per giorni e ci sono rimasto per anni spiega – descritto come il falso paladino antimafia. Eppure ho deciso di combattere mettendo a rischio la mia vita e quella della mia famiglia, perché sono convinto non ci possa essere libertà senza contrastare la camorra, in un posto dove lo Stato, per 20 anni, è stato completamente assente». Fino al 1995, quando l’operazione Spartacus portò in cella un centinaio di uomini dei clan e, nella sua vita, la scorta, che lo ha seguito ovunque per 21 anni. «Era sempre con me – sottolinea se anche avessi voluto fare affari con i clan non mi sarebbe stato possibile». Rifarebbe tutto, spiega. E anche se ora lo Stato chiede sommessamente scusa, «ho già pagato una condanna pesantissima, la campagna che ha fatto sedimentare l’idea che sono un colluso. Sia chiaro: oggi più che mai difendo l’autonomia della magistratura e la legittimità di indagare su chiunque, anche su di me. Nessuno può essere al di sopra di ogni sospetto. Si indaghi, ma presto e bene. C’è la necessità di una riforma della giustizia – aggiunge – La politica ha le proprie responsabilità e me le prendo anche io, per quel poco tempo in cui sono stato parlamentare. Una giustizia lenta è inefficace, diventa disumana e fa perdere fiducia. Invece deve tornare a garantire i diritti del cittadino. Ma ora come ora, se non hai spalle solide puoi rimanerci sotto». Diana vuole fare ancora la sua parte, nonostante tutto. «Per il resto della mia vita – spiega – cercherò di dare un contributo per la riforma della giustizia. Ho ancora fiducia, perché l’ho amata tutta la vita. E come diceva Borsellino, proprio perché la amo, lotto per cambiarla. Perché così non merita la fiducia dei cittadini».

Cremona 16 05 2019 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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Mag 16 2019

il centrodestra unito vince 16 05 2019

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IL CENTRODESTRA UNITO VINCE,

tranne contro i giudici; decida Salvini, non può aver fiducia contemporaneamente nei suoi uomini e nella magistratura, a meno che per suoi intenda della Lega, che evidentemente dormono invece di amministrare, per non accorgersi di quel che fa l’assessore a fianco; dalla Stampa.

—Piazza pulita, di nome e di fatto. Azzerati i vertici politici del Comune di Legnano in provincia di Varese. Agli arresti domiciliari finiscono il sindaco in quota Lega Gianbattista Fratus e l’assessore ai Lavori pubblici Chiara Lazzarini di Forza Italia. In carcere il vicesindaco di Forza Italia Maurizio Cozzi. Undici le persone indagate. Contestato a tutti il reato di turbativa di gara.

«Non commento le indagini, ho fiducia nei miei uomini e nella magistratura. Spero che tutte queste indagini che si stanno aprendo si chiudano in fretta per distinguere colpevoli e innocenti» la replica del vicepremier Matteo Salvini, a San Severo, in provincia di Foggia.

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Mag 16 2019

il titolo è infelice, 16 05 2019

IL TITOLO E’ INFELICE,

adesso vediamo se i giudici, di regola tanto permalosi, reagiscono.

—Voli di Stato per i comizi, la Corte dei Conti indaga su Salvini. La procura della Corte dei Conti del Lazio apre un fascicolo dopo l’inchiesta di Repubblica sui suoi spostamenti.

Cremona 16 05 2019 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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Mag 16 2019

oggi a iori, domani a te 16 05 2019

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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Mag 15 2019

la legge del più forte-milleduecentoquarantadue 15 05 2019

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – MILLEDUECENTOQUARANTADUE

Da Repubblica la misura di come vivono e sentenziano troppi giudici italiani; ammettiamo sia vero il fatto, nella mole enorme di processi che vanno regolarmente in prescrizione, a Milano decidono di fare questo, per una data che salva Expo 2015!

—Un anno e un mese: è questa la condanna chiesta per il sindaco di Milano, Beppe Sala, nel processo sulla cosiddetta Piastra Expo, in cui il sindaco è imputato di falso materiale e ideologico per la retrodatazione dell’atto di nomina di una commissione di gara di un appalto Expo, di cui Sala è stato commissario unico e amministratore delegato.
La richiesta è stata formulata dalla procura generale durante la requisitoria di oggi. “Il reato – ha spiegato il sostituto pg Massimo Gaballo – è documentalmente provato”. Il primo cittadino avrebbe retrodatato due verbali nelle sue vesti di amministratore delegato e commissario straordinario della società Expo, in concorso con il manager Angelo Paris. Secondo l’accusa, i due imputati avrebbero retrodatato di 13 giorni i due verbali relativi alla commissione aggiudicatrice della gara sulla ‘Piastra’ per non dover rifare la gara e mettere così a rischio l’inaugurazione di Expo. Il sostituto pg ha chiesto in tutto 4 condanne: oltre a Sala, un anno e nove mesi per Paris (un anno e un mese per falso e otto mesi per tentato abuso d’ufficio), otto mesi per l’ex presidente della Mantovani spa che si aggiudicò la gara, due anni per l’ex dg di Ilspa Antonio Rognoni.

“Sala non è credibile quando cerca di minimizzare il problema che invece era grave, perché poteva pregiudicare la realizzazione dell’evento”. E’ un passaggio della requisitoria del sostituto pg Massimo Gaballo. Per Sala e Paris il pg ha chiesto il riconoscimento delle circostanze generiche equivalenti alle aggravanti. “E’ provata al di là di ogni ragionevole dubbio – ha affermato il magistrato – la decisione di retrodatare gli atti per rendere sanabile la procedura di gara”, poi vinta con un maxi ribasso dalla società Mantovani. Nel suo interrogatorio in aula, Sala aveva sostenuto di non avere mai avuto “la consapevolezza della retrodatazione dei verbali”, acquisita solo dopo essere stato indagato. Inoltre, l’allora ad di Expo aveva evidenziato che il suo agire, in generale, era stato dettato dalla volontà di non perdere tempo visto lo stato di arretratezza dei lavori in vista dell’evento.
Il sindaco era stato invece prosciolto dall’accusa di abuso d’ufficio per la gara del verde di Expo.

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Mag 15 2019

il più pulito ha la rogna 15 05 2019

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IL PIU’ PULITO HA LA ROGNA

Vecchio detto romano. Sempre sia esatta l’indagine, come diavolo facciano gli inquirenti a stabilire che uno è “vicino ad ambienti”, non un industrialotto qualsiasi, ma il presidente eccetera di un’associazione usa a bastonare i politici non all’altezza eccetera, si fa beccare in una simile, ehm, chiamiamola trattativa……

—Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia e presidente dell’azienda Officine Meccaniche Rezzatesi con sede nel Bresciano, è indagato per finanziamento illecito nella maxi indagine della Dda di Milano che otto giorni fa ha portato a 43 misure cautelari. Da quanto si è saputo, a Bonometti, che martedì è stato sentito per ore come persona informata sui fatti e che per gli inquirenti è vicino ad ambienti di Forza Italia, è stato poi contestato un finanziamento illecito da circa 30mila euro ad un politico.

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Mag 15 2019

oggi a iori, domani a te 15 05 2019

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
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Mag 14 2019

la legge del più forte-milleduecentoquarantuno 14 05 2019

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – MILLEDUECENTOQUARANTUNO Dal solito Dubbio on line; un altro errore si fa per dire, per i giudici bisogna riformare il vocabolario, se l’errore lo commettiamo noi apriti cella! Ma anche fosse vero che il Magliocca avesse cenato col boss, anche fosse vero sapesse era un boss, dov’è la prova provata del concorso esterno? —Ma non è che la storia personale di Magliocca sia a sua volta poco significativa, seppure sotto la specie di un’accusa per concorso esterno in un comune campano relativamente piccolo. Anzi, il caso del sindaco- avvocato resta clamoroso. Venne arrestato e processato perché un pentito del clan Ligato, cosca satellite dei Casalesi, offrì ai pm della Dda di Napoli una storiella tanto fantasiosa quanto suggestiva: il colloquio riservato e fatale fra Magliocca e il boss della zona, pochi giorni prima delle Comunali di maggio 2006. Ci volle quasi un anno, ed è questo forse l’aspetto ancora più grave della vicenda, per accertare che quel malavitoso, all’epoca del presunto incontro a cena, era detenuto al 41 bis. Una storia al limite dell’incredibile. Altrettanto sorprendente fu la scelta di proporre ricorso in appello da parte di uno solo dei quattro pm che fino al dibattimento in primo grado avevano sostenuto l’accusa. Nel secondo grado di giudizio venne di nuovo giù il teorema. Sono arrivati così non solo l’assoluzione definitiva nel 2014, ma anche i 90mila euro di risarcimento della Stato. «Non è irrilevante neppure questo, perché alcune sentenze della Cassazione hanno precluso il riconoscimento del ristoro per ingiusta detenzione in quei casi in cui il magistrato abbia comunque potuto essere ingannato dagli indizi. Nel mio caso, nel caso della mia innocenza, non c’erano dubbi». Dietro l’errore della magistratura antimafia partenopea pare ci sia stato anche l’eccesso di “coinvolgimento emotivo” di uno dei poliziotti che condussero materialmente le indagini: un antiberlusconiano convinto, che prima lasciava sui social frasi del tipo «meglio un figlio morto che elettore di Forza Italia» e poi costruiva i rapporti ai quali i pm diedero ascolto. Alcuni parlamentari del Pd, in prima linea Pina Picierno, fecero delle accuse infondate a Magliocca una battaglia personale. Tutti, lei compresa, si scusarono. «Tuttora gli avvisi di garanzia vengono spacciati mediaticamente per accertamenti di colpevolezza», riflette il candidato di Fi alle Europee. «Non ci si rende conto che a volte la magistratura deve notificartelo semplicemente in base alla denuncia di un tuo oppositore politico. Io posso dire di aver avuto giustizia, ma battersi perché la giustizia si affermi è un impegno che non si può mai dismettere. Ecco perché, quando mi è stato proposto, alla fine ho trovato giusto essere al fianco di Berlusconi in una sfida che non è solo elettorale».

Cremona 14 05 2019 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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Mag 14 2019

oggi a iori, domani a te 14 05 2019

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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