Archive for the 'Giudici' Category

set 16 2018

stampa fuorilegge 16 09 2018

STAMPA FUORILEGGE
L’Avvenire conferma il patatrac istituzionale a corrente alternata causato da Mattarella; Salvini non deve ricordare ai giudici d’esser stato eletto da noi italiani anche per fare scelte Diciottesche; la libera stampa fa dire alla Costituzione che le Procure devono smettere di perquisire i cronisti.
—«La libertà di informazione è architrave della Costituzione, essenziale per la democrazia, e bisogna contrastare qualsiasi tentativo di fiaccarne l’autonomia». Lo affermano, in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi. «La Federazione nazionale della Stampa italiana – proseguono – non può che ringraziare il Presidente Sergio Mattarella, che ha sentito il giustificato bisogno di riaffermare valori che non sono affatto scontati, né in Europa, dalla Polonia all’Ungheria, né in Italia. Le minacce di colpire le leggi sull’editoria, gli annunci di scioglimento dell’Ordine dei giornalisti, le ripetute perquisizioni contro i cronisti che indagano su malaffare e corruzione, la nuova occupazione del servizio pubblico, sono altrettanti segnali di una rinnovata campagna contro la libertà di informazione e contro i cronisti, di volta in volta, sgraditi alle oligarchie di turno. Le parole del presidente della Repubblica sono un ulteriore sprone a difendere i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione da bavagli e censure di ogni natura e colore».

Cremona 16 09 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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set 16 2018

oggi a iori, domani a te 16 09 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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set 15 2018

la legge del più forte-mille 15 09 2018

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – MILLE Ci credo Davigo Piercamillo rifiuti la Sezione Disciplinare, ha sempre alzato la voce, ovunque lo invitassero, per sostenere che i giudici italiani son gli unici che al primo, lievissimo sbaglio, gli fanno lo shampoo quattro stagioni, e adesso che gli toccherebbe far vedere ch’è vero…….. dal Dubbio. —Piercamillo Davigo non farà parte della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. L’ex pm di Mani pulite, fondatore e leader indiscusso di Automia& indipendenza, l’ultima nata fra le correnti della magistratura associata, avrebbe declinato l’invito di diventare il “giudice” dei propri colleghi. L’indiscrezione arriva direttamente da Palazzo dei Marescialli proprio mentre sono in corso le trattative frenetiche per decidere chi sarà il nuovo vicepresidente dell’organo di autogoverno delle toghe. La nuova consiliatura si insedierà ufficialmente il 25 settembre. Dopo l’elezione del successore di Giovanni Legnini, su cui al momento regna l’incertezza, si procederà con la nomina dei componenti delle varie Commissioni e con l’elezione dei membri della Disciplinare. Questa Sezione si occupa in via esclusiva, in ossequio del principio costituzionale della giustizia “domestica”, dei procedimenti contro i magistrati promossi dal procuratore generale presso la Corte di Cassazione o dal ministro della Giustizia a cui la legge ha attribuito l’esercizio dell’azione disciplinare. I magistrati possono essere sanzionati solo per comportamenti “tipizzati”, cioè espressamente indicati dalle legge. Prima della modifica dell’Ordinamento giudiziario, voluta dall’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, era presente una disposizione secondo cui “il magistrato, anche al di fuori dall’esercizio delle proprie funzioni, non deve tenere comportamenti, ancorché legittimi, che compromettano la credibilità personale, il prestigio e il decoro del magistrato o il prestigio dell’istituzione giudiziaria”. Previsione che lasciava, com’è facilmente immaginabile, un grandissimo potere alla Sezione disciplinare chiamata di volta in volta a giudicare condotte in cui venivano messi sul banco degli imputati concetti legati alle sensibilità del momento, come il “prestigio” o il “decoro”. Anche se i paletti attuali hanno ridotto i margini di discrezionalità, la Sezione disciplinare è ancora oggi il vero terrore dei magistrati. E’ sufficiente una sanzione per stoppare qualsiasi velleità di carriera. Non essendo previsto l’istituto delle riabilitazione, chi sbaglia è fuori. Ed questa la motivazione principale per cui i magistrati sono molto spesso “indulgenti” nei confronti dei colleghi che sbagliano. Gli illeciti più frequenti, a titolo statistico, sono le scarcerazioni fuori dai termini, il ritardo nel deposito di un provvedimento, il ritardo nell’iscrizione di una notizia di reato, la mancata astensione. Tornando alla Sezione disciplinare, questa è composta da sei membri: il vicepresidente del Csm e cinque componenti eletti dallo stesso Consiglio. Tra questi, un componente laico, un magistrato di Cassazione con effettive funzioni di legittimità, tre magistrati di merito. Con la rinuncia di Davigo il posto di magistrato di Cassazione toccherà obbligatoriamente a Loredana Miccichè ( Magistratura indipendente) in quanto sono solo due le toghe di legittimità elette al Csm. Non accettando la Sezione disciplinare, per Davigo si spalancherebbero le porte della Commissione per gli incarichi direttivi. La potentissima Quinta commissione, quella che gestisce le nomine dei capi degli uffici e, quindi, il destino della politica giudiziaria del Paese. Rispetto alle nomine di questa consiliatura, circa mille, saranno poche quelle che verranno effettuate nel prossimo quadriennio. L’abbassamento dell’età pensionabile voluto dal Governo Renzi creò centinaia di scoperture che sono state quasi tutte ripianate in questi anni. Le future nomine saranno però di “peso”. Una su tutte, quella del nuovo procuratore della Capitale, posto che sarà lasciato libero da Giuseppe Pignatone, per raggiunti limiti di età, la prossima primavera. Il vero spauracchio per i capi sarà, quindi, la riconferma nell’incarico. I vertici degli uffici, con l’introduzione del principio della temporaneità della funzione, restano in carica per quattro anni. Prorogabili, per una sola volta, di altri quattro. Fino ad oggi un passaggio dall’esito scontato in quanto non esiste un direttivo che non sia rimasto in sella per tutti gli otto anni. Fra i cavalli di battaglia che hanno portato al trionfo di Davigo alle elezioni del Csm vi è stata la lotta alla “lottizzazione” dei vertici degli uffici. Molti posti sarebbero stati assegnati dopo accordi sottobanco fra le correnti dell’Anm, senza tener conto del merito effettivo del candidato. Con l’indiscusso peso mediatico di Davigo, appoggiato apertamente da importanti network nazionali, sarà difficile contestare una sua “palla nera” alla riconferma di un procuratore o di un presidente di Tribunale. Chi oserà mettere in discussione il suo giudizio? La resa dei conti fra le toghe è alle porte.
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set 15 2018

repubblica chiama, mattarella risponde 15 09 2018

REPUBBLICA CHIAMA, MATTARELLA RISPONDE
Il solito Procuratore fa perquisire la casa di tale Palazzolo, giornalista di Repubblica; strilli del giornale che arrivano a Dio, che incarica Mattarella di rispondere al suo posto:
—Una difesa piena della libertà di stampa, in una fase politica segnata da attacchi ai media. In Italia e all’estero. La pronuncia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “L’incondizionata libertà di stampa costituisce elemento portante e fondamentale della democrazia e non può essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo”, dice. “Una stampa credibile – continua il presidente – sgombra da condizionamenti di poteri pubblici e privati, società editrici capaci di sostenere lo sforzo dell’innovazione e dell’allargamento della fruizione dei contenuti giornalistici attraverso i nuovi mezzi, sono strumenti importanti a tutela della democrazia. Questa consapevolezza deve saper guidare l’azione delle istituzioni”—
“Incondizionata libertà di stampa, sgombra da condizionamenti di poteri pubblici, deve saper guidare l’azione delle istituzioni”: perfino Davigo Piercamillo capisce, senza interpreti o traduttori. Sempre da Repubblica:
— Usano parole forti i magistrati italiani per lanciare l’allarme sulla possibile riforma della legittima difesa, tanto cara al governo gialloverde, in particolare alla sua componente leghista (e con qualche resistenza dei 5Stelle). Il presidente dell’Anm, Francesco Minisci, ribadisce le critiche sul ddl depositato al Senato ed esprime anche preoccupazione per “una eventuale ‘liberalizzazione’ della vendita di armi: siamo contrari alla vendita nei supermercati”, dice. La replica di Salvini arriva, con ritardo di un paio d’ore, su Twitter. “Il sindacato dei magistrati (Anm) oggi ha attaccato le proposte di legge della Lega sulla legittima difesa perché inutili e rischiose. Invasione di campo? Tutto normale? Io tiro dritto, la difesa è sempre legittima”—
Mattarella, che secondo la Costituzione rappresenta l’unità nazionale, troverà il tempo e il modo di redarguire i magistrati che “invadono” come al solito la funzione legislativa, o non val la pena tutelare Salvini, che a differenza dei giornalisti di Repubblica è un povero ignorante, inutile se non dannoso per la democrazia?

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set 15 2018

cammalleri arbitra mattarella vs salvini 15 09 2018

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CAMMALLERI ARBITRA MATTARELLA vs SALVINI
Mattarella non è un uomo politico ignaro di come, nell’Italia repubblicana, il semplice spesso sia solo varco per il complesso; ed è uno studioso della Costituzione, oltre che ex giudice costituzionale. C’era la superficie: Matteo Salvini; e c’è il profondo: i rapporti fra i Poteri dello Stato. Sull’una, quello è stato il rilievo. Ma è sul profondo che occorre soffermarsi. Perché così porge il Presidente https://www.lavocedinewyork.com/news/politica/2018/09/14/il-professore-sergio-mattarella-su-magistratura-e-politica-va-in-profondita/

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set 15 2018

oggi a iori, domani a te 15 09 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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set 14 2018

la legge del più forte-novecentonovantanove 14 09 2018

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTONOVANTANOVE Da www.errorigiudiziari.com; manca un’informazione importante, per quali prove Rocco sia finito in carcere, ma credo basti abbia ottenuto il risarcimento dopo il solo processo di primo grado. E la vicenda basta per capire quanto sia elastico il reato di concorso eccetera, per chi vive in certe zone…… —Rocco Commisso, 38 anni, gestore e istruttore di una scuola guida a Siderno, una passione per le arti marziali e una parentela molto stretta con un personaggio molto noto alle forze dell’ordine (è il figlio del boss Giuseppe Commisso, detto “Il Mastro”), viene arrestato il 12 maggio 2012 nell’ambito dell’operazione “Falsa politica”. Nonostante sia incensurato e non abbia alcuna frequentazione abituale con mafiosi, lo accusano di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso. Ma Rocco è innocente e agli inquirenti continua a ripetere che essere figlio di un boss non implica necessariamente di essere affiliati alla ‘Ndrangheta. Davanti ai giudici ripeterà più volte di non essere in buoni rapporti con il padre, di non condividerne l’attività illecita né tantomeno di averne fatto parte in prima persona. Non c’è niente da fare: Rocco Commisso finisce lo stesso in carcere. Prima che venga riconosciuta la sua estraneità alle accusa che gli vengono mosse, dovranno passare quasi tre anni. Rocco Commisso viene infatti assolto solo il 16 marzo 2015, nonostante l’accusa abbia chiesto per lui una condanna a 9 anni di carcere. E torna in libertà, visto che i giudici ne dispongono l’immediata scarcerazione. Poco più di due anni più tardi, il 16 luglio 2017, la Corte d’Appello di Reggio Calabria accoglie la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione presentata dai legali di Rocco Commisso, gli avvocati Francesco Commisso e Mario Santambrogio. E così, l’uomo ottiene finalmente un indennizzo (di cui non è stata reso noto l’ammontare) per i due anni e mezzo trascorsi in carcere da innocente. (fonti: Telemia, Lente Locale) Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2018
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set 14 2018

gli impegni di mattarella non finiscono mai….. 14 09 2018

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GLI IMPEGNI DI MATTARELLA NON FINISCONO MAI……..
Fin che si tratta di sgridare Salvini, ma qui la faccenda s’ingrossa: comincia Repubblica, si adegua Bonafede, accorrono Orlando e Fava, e, sotto sotto, una gran voglia di dirne quattro anche ai magistrati…….
—Dopo la perquisizione di ieri a casa del giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo, che si è ritrovato sotto indagine per rivelazione di notizie in seguito all’articolo con il quale a marzo diede atto della chiusura dell’indagine sui poliziotti accusati di avere creato ad arte il pentito Vincenzo Scarantino, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha affidato il caso all’ufficio Ispettorato: “Il ministro – dicono dal ministero – ha interessato l’Ufficio ispettorato perché faccia i dovuti accertamenti e le relative valutazioni sulla vicenda”. Sarà poi l’ufficio Ispettorato, dicono dal ministero, a decidere se inviare gli ispettori a Catania.
A Palazzolo viene contestato dalla procura di Catania di aver scritto della chiusura dell’indagine, su Repubblica.it, tre ore e mezza prima che i difensori dei poliziotti ricevessero la notifica ufficiale del provvedimento.
Sul caso interviene anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando: “Fermi restando l’obbligatorietà dell’azione penale e la possibilità per i magistrati di svolgere tutte le indagini che ritengono utili ed opportune nei confronti di chiunque sia sospettato di aver commesso reati, non posso che auspicare che alla fine di questa triste vicenda a pagare siano eventualmente coloro che hanno tradito lo Stato e non certamente i giornalisti che hanno assolto al loro dovere/diritto di informare i cittadini. Un dovere/diritto che è un elemento fondamentale della democrazia”.
Il cronista di Repubblica è stato convocato per la settimana prossima dalla commissione regionale antimafia. Dice il presidente, Claudio Fava: “Salvo Palazzolo su quel depistaggio ha scritto cronache accurate e preziose e oggi si trova a pagare il suo scrupolo di giornalista con una perquisizione che riteniamo un atto tardivo ed eccessivo”. Da Repubblica.

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set 14 2018

oggi a iori, domani a te 14 09 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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set 13 2018

la legge del più forte-novecentonovantotto 13 09 2018

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTONOVANTOTTO Salvini non deve dire quel che non ha mai detto, la Costituzione prevede che nessuno comandi ai giudici. Non prevede invece che i giudici non abbiano la libertà di dire scrivere disegnare ciò che vogliono. Anche insultando. Dal Dubbio. —Archiviato. A distanza di quasi due anni, il Csm punta ad archiviare il procedimento a carico del presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Caruso. Oggetto delle attenzioni di Palazzo dei Marescialli era stato “l’endorsement” per il “No” al referendum costituzionale del 4 dicembre del 2016 da parte del magistrato emiliano. I tempi delle decisioni del Csm non coincidono quasi mai con i tempi della politica. Le procedure sono lente, complesse, con ritualità di difficile comprensione per i non addetti ai lavori. Anzi, la lentezza è forse superiore anche a quella dei procedimenti giurisdizionali. E questo è uno di quei casi. Anche se sono trascorsi infatti poco meno di due anni, per il calendario della politica quel periodo equivale ad un’era geologica. I fatti risalgono al 29 novembre 2016, quando sulla tolda di comando di Palazzo Chigi sedeva Matteo Renzi e alla Camera il Pd aveva 292 parlamentari ( la Lega solo 18). Quel giorno la Gazzetta di Reggio decide di pubblicare in un articolo il lungo appello di Caruso per il “No”: «I sinceri democratici» a favore del “Si”, per quanto in buona fede, sarebbero stati «inesorabilmente dalla parte sbagliata, come coloro che nel ’ 43 scelsero male, pur in buona fede» ; (…) «questa riforma è fondata sui valori del “clientelismo scientifico ed organizzato”, del voto di scambio, della corruzione e del trasformismo con un governo che lega le provvidenze a questo o a quello al voto referendario …». L’articolo riprende quanto scritto da Caruso sulla propria pagina Facebook. A riprenderne il post, il direttore della Gazzetta di Reggio, uno dei 200 “amici social” di Caruso. La notizia, com’era prevedibile, solleva immediate e accese polemiche a livello nazionale. Era la prima volta che un magistrato paragonava chi vota “Si” al referendum a coloro che aderirono alla Repubblica di Salò. Venne aperto un procedimento per incompatibilità ambientale nei confronti di Caruso. Di questi giorni la decisione di archiviare. Caruso si era difeso dicendo che si trattava di “una conversazione fra amici”. Il direttore della Gazzetta di Reggio aveva avuto un “comportamento scorretto che viola i principi deontologici anche della professione giornalistica … solo per vendere qualche giornale in più.. ”. Sul paragone alla Repubblica di Salò, si trattava solo di «un’analogia storica». E sui toni aspri la precisazione che «su questo referendum ci giocavamo molta parte della democrazia, ed esigeva interventi di qualunque tipo». Caruso è un esponente di punta di Magistratura democratica, la corrente dell’Anm che fece apertamente campagna a favore del “No”. Le giustificazioni di Caruso a proposito dei contenuti del suo post hanno dunque convinto il Csm, anche se «sono dichiarazioni fuori misura e prive di equilibrio. Negano la legittimità delle riforma e denigrano sul piano democratico i suoi sostenitori, paragonandoli agli italiani che si schierano con i nazifascisti». E sugli «amici» social, era «ampiamente prevedibile che qualcuno, sia pure in maniera non corretta sul piano umano lo divulgasse all’esterno». Il fatto che il post abbia riguardato «un evento nazionale e non locale» non ha creato poi situazione di incompatibilità nell’ufficio diretto da Caruso. Il referendum è stato infatti un evento unico ed irripetibile. La campagna del 2016, infine, «fu piuttosto accesa, fatto che spiega ( ma non giustifica) sul piano emotivo la caduta di stile di Caruso».
Cremona 13 09 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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