Archive for the 'Giudici' Category

mag 15 2018

oggi a iori, domani a te 15 05 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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mag 14 2018

la legge del più forte-ottocentosettantasei 14 05 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – OTTOCENTOSETTANTASEI Resto sempre convinto che il caso Iori sia il peggiore di tutti, ergastolo senza una prova che regga, ma certamente quando la fantasia di investigatori e giudici dilaga, San Francesco il lupo di Gubbio non l’ha ammansito: l’ha ucciso e mangiato! Il Dubbio riprende il caso Carlotto, perché non son bastati i processi, adesso ci si mettono di mezzo anche i politici a confermare le sentenze! —L’accusa di omicidio e la condanna con prove “discutibili”. Poi la fuga, la grazia e – è notizia di oggi – la censura. Le vite di Massimo Carlotto – perché è di vite, al plurale, che si deve parlare quando si nomina Carlotto – professione scrittore, sembrano proprio non dover finire. E oggi, a distanza di 40 anni da quando era un giovane militante di Lotta continua accusato di omicidio, Carlotto si ritrova a vivere un’ennesima vita, questa volta “generata” dal furore censorio di chi non si rassegna alla conclusione della sua vicenda giudiziaria. Ma andiamo con ordine. Qualche giorno fa la Rai ha fatto sapere che dal prossimo 18 maggio Carlotto condurrà Real Criminal Minds: una serie di 24 puntate dedicate ad altrettanti delitti famosi. E sarà lui, Carlotto, scrittore e vittima di un intricato meccanismo giudiziario, a introdurre le 24 storie. La scelta ha immediatamente innescato la polemica e dato fiato all’ “ufficio censura”: “La scelta della Rai è agghiacciante”, ha tuonato Roberto Ciambetti, presidente del consiglio regionale del Veneto. Peccato che Ciambetti abbia saltato a piè pari anni e anni di processi, emettendo la propria personalissima sentenza. Eppure la vicenda di Massimo Carlotto è assai complicata e intricata. Al di là del fatto che si è conclusa con la grazia del presidente della Repubblica e la riabilitazione di tutti i suoi diritti, basterebbe considerare che il  il romanzo giudiziario dello scrittore è iniziato nel 1977 e si è concluso nel lontano 1992. Nel mezzo: decine di udienze, revisioni, prove mancanti o scomparse nel nulla. L’accusa, durissima, lo indicava come l’autore dell’omicidio di Margherita Magello, una giovane donna di 24 anni, uccisa da 59 coltellate il 20 gennaio del ‘76 a Padova. Carlotto, che allora ha appena 19 anni ed è un militante di Lc, si trova a passare vicino l’appartamento della donna quando sente urla strazianti che invocano aiuto. A quel punto, questa è la sua versione, entra nella casa da cui provengono quelle grida e prova a soccorrere la donna. Carlotto naturalmente si sporca di sangue e, spaventato, fugge via. Qualche ora dopo, però, si presenta spontaneamente davanti ai Carabinieri e racconta la sua versione dei fatti. Gli inquirenti però non gli credono e l’accusa è pesantissima: omicidio volontario aggravato. Per Carlotto inizia l’inferno. Eppure le cose sembravano mettersi per il meglio: nel primo processo viene infatti assolto per insufficienza di prove. Ma, qualche mese dopo, l’Appello rovescia il giudizio e lo condanna a 18 anni di carcere. Pena confermata anche in Cassazione. Ma prima della sentenza fugge in Francia e poi in Messico. Ben presto viene fermato dalle autorità locali ed estradato. Ma la sinistra italiana crede alla sua innocenza e Nilde Iotti e Norberto Bobbio firmano un appello che chiedono la revisione del processo. Carlotto nel frattempo si ammala e i legali chiedono la scarcerazione per motivi umanitari. Nel 1989 la Cassazione accoglie parte delle sue richieste, annulla la condanna e ordina la revisione del processo. La nuova Corte sembra decisa ad assolverlo ma il presidente del Collegio va in pensione: nuovo presidente, nuovo processo. Gli avvocati di Carlotto protestano e denunciano la violazione del divieto del doppio processo. La vicenda si infila dunque in un vortice giudiziario senza uscita e prima che Carlotto riceva l’atto di clemenza si conteranno 7 processi e 11 sentenze. La grazia, firmata dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, arriva l’8 aprile del 1993 e 11 anni più tardi arriva la sentenza, l’ultima, di riabilitazione. “In corte d’assise- commentò lo scrittore alla fine di quella Odissea – soprattutto i giudici popolari, pretendono un imputato che sia una via di mezzo tra Totò e Alberto Sordi, infinitamente ridicolo ma anche infinitamente drammatico. Chi si comporta in altro modo è scomodo e antipatico e io lo sono sempre stato”. E di fronte alle nuove polemiche Carlotto è laconico:: “Non capisco il ragionamento di Ciambetti, io sarei un serial killer? Ho ottenuto la riabilitazione e con essa tutti i miei diritti civili, sono un cittadino italiano come chiunque altro. Potrei diventare Presidente della Repubblica, figuriamoci condurre una trasmissione Rai. Ma lasciamo stare”. Evidentemente dopo quello che ha vissuto non riesce proprio a scomporsi per un Ciambetti qualsiasi.

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mag 14 2018

tutte le sentenze sono eguali, 14 05 2018

TUTTE LE SENTENZE SONO EGUALI,
ma qualcuna è meno eguale delle altre, tenta di spiegare Di Pietro Antonio al Giornale; stringendo, quelle che non ricalcano le sue idee son meno, quelle che stabiliscono: è vero Di Pietro e la Mercedes, i 100 milioni in prestito eccetera, ma non è reato, sono invece perfette!
—E attacca: “Torna candidabile, ma i cittadini non si devono lasciar prendere in giro da tutti questi portavoce che dicono che finalmente giustizia è fatta. La riabilitazione, proprio per il termine tecnico, significa che uno è riabilitato in quanto è stato condannato, ha scontato la pena, sono passati ulteriori tre anni e può essere riabilitato. È un effetto fisiologico di un procedimento penale che è arrivato alla sua conclusione. Non è che se a un assassino danno 20 anni di carcere e una volta esaurita la pena ridiventa innocente. La riabilitazione dice semplicemente che un condannato dopo che sconta la pena può essere riabilitato. Gioire perché si è stati condannati è masochista…”.

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mag 14 2018

oggi a iori, domani a te 14 05 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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mag 13 2018

la legge del più forte-ottocentosettantacinque 13 05 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – OTTOCENTOSETTANTACINQUE Commenta Caselli Gian Carlo, sul Fatto Quotidiano. Caselli è uno dei più fieri sostenitori del: esiste solo la verità processuale! Da cui ne discende, d’obbligo: l’errore giudiziario è impossibile, o, per usare le sue parole: non esiste in natura. Al confronto, Davigo Piercamillo è un amabile conversatore, pronto a dar ragione quando è il caso. L’ha scritto la Corte d’Appello, l’ha sigillato la Cassazione: anche nei processi Iori le tre Corti hanno scritto e sigillato un mare di sfere di cristallo! —-Ci sono verità accertate che tuttavia faticano a essere accettate. In particolare le verità che riguardano i rapporti fra mafia e politica. Palestra da sempre di un ostinato negazionismo, che ha toccato vertici parossistici col processo di Palermo contro Giulio Andreotti. Una corrente di pensiero basata su vere e proprie bufale (oggi fake news) sostiene che l’imputato sia stato assolto, sebbene una sentenza della Corte d’Appello (confermata definitivamente in Cassazione) lo abbia dichiarato responsabile del delitto di associazione a delinquere con Cosa Nostra per averlo commesso fino alla primavera del 1980. Assolto per aver commesso il reato non esiste in natura. È surreale, contro ogni logica. La mia opinione è che tale pervicace negazionismo – nel caso Andreotti illogico – equivale in sostanza a legittimare la politica che abbia anche rapporti col malaffare (mafia compresa) non solo per il passato, ma anche per il presente e magari persino per il futuro. Dunque una faccenda che in controluce tocca da vicino la qualità stessa della nostra democrazia. L’ultima performance negazionista, più che parlare di innocenza in generale, si concentra su di un fatto specifico: due incontri dell’imputato Andreotti con Stefano Bontate (capo dei capi di Cosa Nostra) di cui ha parlato Pif (Pierfrancesco Diliberto) nella serie televisiva La mafia uccide solo d’estate in onda ogni giovedì su Rai1. Sul Foglio del 12 maggio, Maurizio Crippa sostiene – in sintesi – che Pif “calpesta i fatti”, perché “sta scritto nelle sentenze” ed è “sigillato nella sentenza di Cassazione” che le dichiarazioni accusatorie relative ai due presunti incontri non “erano confortate da adeguati riscontri (…) Insomma, non ci furono (…) e l’Andreotti che incontrava Bontate non è mai esistito”. Peccato per Crippa che la Cassazione abbia “sigillato” una verità ben diversa. A pagina 169 la Cassazione conferma quanto aveva già stabilito la Corte d’Appello, concludendo che Andreotti i mafiosi “li aveva incontrati; aveva interagito con essi; aveva loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella, sia pure senza riuscire a ottenere, in definitiva, che le (sue) indicazioni venissero seguite; aveva conquistato la loro fiducia tanto da discutere insieme anche di fatti gravissimi (come l’assassinio del presidente Mattarella) nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati; aveva omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio Mattarella, malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza”. Tutto ciò vien detto dopo aver premesso a pagina 156 che vi erano stati due incontri di Andreotti con Bontate “aventi a oggetto il problema rappresentato da Piersanti Mattarella”, il secondo dei quali va collocato nella primavera del 1980 (data fino alla quale è stato riconosciuto come commesso il reato ascritto all’imputato). A questo punto, non si capisce proprio come si possa negare che i due incontri Andreotti-Bontate vi sono stati, per accusare invece chi ne parla di essere “un calunniatore, un mascariatore”. Il fatto è che proprio i due incontri con Bontate hanno assunto una rilevanza probatoria di notevole rilievo per la responsabilità penale a carico di Andreotti ravvisata fino al 1980 dalla Corte d’Appello e definitivamente “sigillata” in Cassazione. Per cui, negare questi incontri è un po’ come ribadire senza alcun fondamento – ancora una volta – che Andreotti sarebbe stato assolto. E francamente sarebbe ora di prendere atto della verità, anche se “scomoda” perché riguarda un uomo politico potentissimo, sette volte presidente del Consiglio e un’infinità di volte ministro. A onor del vero, qualcosa a favore della tesi di Crippa si può trovare nella sentenza di primo grado del Tribunale di Palermo che ha assolto Andreotti per insufficienza di prove. Ma questa sentenza è stata “riformata” dalla Corte d’Appello fino al 1980 e la “riforma “ è stata confermata in Cassazione, con tanto di riconoscimento della effettività dei due incontri con Bontate. Di uno dei quali – va ricordato – fu testimone “oculare” un collaboratore di giustizia storico (utilizzato anche da Giovanni Falcone): Francesco Marino Mannoia, sul quale mai nessuno ha potuto avanzare riserve di sorta in punto precisione e attendibilità. Dunque, nessun dubbio sui due incontri.

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mag 13 2018

oggi a iori, domani a te 13 05 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
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mag 12 2018

la legge del più forte-ottocentosettantaquattro 12 05 2018

Published by under costume,cronaca cremonese,Giudici

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – OTTOCENTOSETTANTAQUATTRO
Dal mio libretto, tutto “certificato”: bastano le prove sotto per la condanna? —Stringendo: madre e figlia muoiono per aver prima ingerito 95 pastiglie di Xanax, che è un ansiolitico, non un sonnifero, quindi per addormentare ne serve davvero tanto, lo ricorderò spesso; i giudici decidono subito per le gocce, altrimenti, per quanta fantasia abbiano messo nelle motivazioni, e la vedremo tutta, l’impudenza di scrivere la condanna con le pastiglie non l’avrebbero trovata; e poi respirano il gas di quattro bombolette da campeggio. Se è omicidio, dobbiamo ammettere sia possibile dar di nascosto a un’adulta e a una bimba di due anni 95 pastiglie; la storia cambia poco fossero gocce, perché il corrispondente delle 95 sono un bicchierone e hanno un sapore da vomito che per tentar di nascondere servono litri di succo di pompelmo, il gusto meno lontano; i giudici, senza provarlo! col solo aiuto della fantasia, la loro, che ha regnato sovrana nell’intero procedimento, han deciso che erano gocce e le han pure ridotte in quantità, rispetto a quanto trovato dall’autopsia; da nessuna parte le Corti di merito giustificano la riduzione, che dan per sottintesa e certa; e sì che complessivamente han scritto duecento pagine, che raccontano tutto, tranne i momenti decisivi; la Cassazione non ci fa caso; del gas possiamo fare a meno di parlare, per adesso, se non che un assassino che voglia andar sul sicuro usa quello della cucina, non lo scarso delle bombolette.
Comunque, accettate per cortesia le gocce, ci saremmo aspettati di leggere nelle motivazioni come Iori le avrebbe date alla madre; è bastato un semplice, con l’aiuto della sfera di cristallo: si può fare! Della bimba, e soprattutto della successione dei tempi, prima la madre o la figlia? da che han mangiato cose diverse in tempi diversi, è incredibile, si legge nulla! Neanche il due più due quattro in rispetto alle note più elementari; lo Xanax non è il sonnifero potente che stende con una goccia, ed è per questo che ne serve tanto: possibile che, almeno la madre, l’autopsia le ha trovato in corpo poco cibo, non si sia accorta del torpore che man mano l’assaliva? Madre e figlia: la prima delle due che vede l’altra crollare, fa nulla, nemmeno urla? C’è qualcosa che va oltre il processo, quello delineato dal codice, che in certi punti esige una logica ferrea; quasi un processo parallelo con regole proprie.

Cremona 12 05 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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mag 12 2018

oggi a iori, domani a te 12 05 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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mag 11 2018

la legge del più forte-ottocentosettantatre 11 05 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – OTTOCENTOSETTANTATRE
Da www.errorigiudiziari.com, ne ho già scritto, sembra la detenzione più lunga per una sentenza che zoppica.
—In questi giorni, 22 anni fa, veniva arrestato e condotto in carcere un uomo innocente. Accusato di omicidio senza averlo commesso sarebbe rimasto dietro le sbarre per 21 anni, prima di riuscire a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli erano stati contestati. Parliamo di Angelo Massaro, che per quantità di tempo trascorso in cella e gravità della vicenda è diventato la vittima di uno dei più clamorosi errori giudiziari del nostro Paese nella sua storia recente. Per colpa di un’intercettazione interpretata male e trascritta peggio (una “t” al posto di una “s”), Massaro ha vissuto un incubo giudiziario che ha avuto ripercussioni sulla sua salute psicofisica (disordine post traumatico da stress, ansia, depressione, insonnia), sulla sua famiglia (ha una moglie e due figli che all’epoca dell’arresto avevano rispettivamente 2 anni e 45 giorni), sulla sua vita professionale (ha perso il lavoro e sta facendo una fatica immensa per cercare di ritrovarne uno). Angelo Massaro è l’esempio perfetto di come un errore giudiziario possa distruggere dalle fondamenta un individuo. La sua storia è lunga, notevolmente complessa dal punto di vista dell’iter giudiziario, eppure paradossalmente banale nella sua semplicità: una consonante sbagliata, un collaboratore di giustizia senza nulla da perdere, lo hanno costretto a un inferno durato 21 anni. Un’esperienza capace di stroncare chiunque. Lo abbiamo intervistato in un luogo simbolico come i giardini davanti alla Cassazione. Ecco come ci ha riassunto i passaggi principali della sua vicenda terribile, con le conseguenze più nefaste e gli insegnamenti più importanti che ne ha ricavato— Chi non avesse la pazienza di ascoltare l’intervista, può leggere da Il Post: —Giovedì 23 febbraio un uomo della provincia di Taranto che si trovava in prigione da più di vent’anni è stato scarcerato perché innocente. Angelo Massaro, che ora ha 51 anni, era stato accusato di omicidio e occultamento di cadavere, era stato arrestato il 15 maggio del 1996, era stato in carcere a Foggia, Carinola, Taranto, Melfi e Catanzaro e ieri la Corte d’appello di Catanzaro lo ha assolto per non aver commesso il fatto. Va precisato che dei circa 21 anni trascorsi in carcere da Massaro, 10 facevano parte di una condanna per droga per un altro procedimento penale: gli anni trascorsi ingiustamente in carcere da Massaro sono dunque quasi undici. La storia processuale di Massaro è molto complicata. Massaro era stato arrestato per l’omicidio e l’occultamento di cadavere di Lorenzo Fersurella, ucciso in provincia di Taranto il 22 ottobre del 1995. A Massaro si era arrivati sulla base di una intercettazione telefonica e di una dichiarazione di un collaboratore di giustizia. Il collaboratore di giustizia aveva sostenuto di aver appreso da altre persone del presunto coinvolgimento di Massaro nell’omicidio, per contrasti che lui e Fersurella (che erano amici) avevano avuto per questioni relative allo spaccio di droga e nelle quali erano entrambi coinvolti. L’intercettazione risaliva al 17 ottobre del 1995, quando Massaro era coinvolto in un altro procedimento giudiziario, per droga, e per il quale era stato poi condannato a 10 anni. Dalle intercettazioni ambientali per le indagini sui reati di spaccio, ne venne estrapolata una in particolare. Parlando con la moglie al telefono una settimana dopo che Lorenzo Fersurella era scomparso, Massaro aveva pronunciato una frase che venne fraintesa. Massaro disse, in dialetto: «Sto portando stu muert». Massaro ha sempre sostenuto che stava trasportando un ingombrante slittino da neve attaccato alla sua auto. “Muert” venne invece inteso come il cadavere di Fersurella. Secondo gli attuali due legali di Massaro c’erano anche dei testimoni che avrebbero potuto confermare il suo alibi, ma i difensori di allora non li citarono convinti che l’impianto accusatorio fosse debole. Il processo nel 1997 si chiuse con una condanna definitiva a 24 anni. I 24 anni divennero poi 30 per cumulo di pena (comprendevano anche la condanna a 10 anni per associazione finalizzata allo spaccio di droga). Dal carcere Massaro ha scritto lettere al ministero della Giustizia, al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, all’associazione Antigone e ha presentato istanze e ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo. Mentre le sue vicende giudiziarie andavano avanti, tra sentenze e appelli, Massaro chiedeva sostanzialmente una cosa: di essere trasferito al carcere di Taranto, cioè vicino a casa, nel quale era rimasto solo per un breve periodo, venendo poi continuamente trasferito: «Salvo un periodo di due mesi trascorsi a Taranto nel 2008, ho sempre trascorso la mia detenzione lontano dal luogo di residenza dei familiari. La lontananza dei miei figli minori, ora 16 e 18 anni, ha implicato l’impossibilità di vederli, con indubbie conseguenze rispetto allo sviluppo emotivo e relazionale dei miei figli. Il più piccolo l’ho lasciato che aveva solo 45 giorni di vita e l’ho visto pochissime volte causa lontananza». Sia per motivi economici, sia per motivi di salute Massaro non ha visto i suoi figli per più di quattro anni e molto poco durante gli altri anni di prigione. Questa sua battaglia parallela l’ha raccontata lui stesso sul blog “Urla dal silenzio”. L’innocenza di Massaro è emersa dal processo per droga. Cinque anni fa lui e i suoi avvocati chiesero la revisione del processo, ma la Corte d’appello di Potenza la respinse. La Cassazione riaprì il caso nel 2015 e a Catanzaro le nuove prove furono prese in considerazione. Massaro dimostrò che la sera dell’omicidio era al Sert di Manduria per problemi personali di tossicodipendenza, e dunque in una località diversa da quella dalla quale scomparve Fersurella: in questa seconda fase del processo sono stati depositati atti, testimonianze e intercettazioni, tutte provenienti dal procedimento giudiziario per droga e tutte mai prese in considerazione prima. Ora si è arrivati alla sentenza di assoluzione e i legali di Massaro presenteranno domanda di risarcimento per ingiusta detenzione.
La storia di Massaro è stata “complicata” anche da un’altra vicenda: le condanne ingiuste che ha dovuto subire nella sua vita sono infatti due. Nell’aprile del 1991 fu arrestato e tenuto in carcere per un anno con l’accusa di aver ucciso Fernando Panico, un corriere della droga. Massaro venne processato, assolto e anche risarcito del danno per quell’anno di detenzione con 16 milioni di lire. Nel 2001 ricevette però un avviso di garanzia in cui lo si accusava, di nuovo, dei fatti per cui era già stato assolto. Fu assolto anche una seconda volta, nel 2011. Dopo la sua scarcerazione, Massaro ha dato alcune interviste video in cui spiega com’è andata e come si sente: «È stata una lotta continua».

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mag 11 2018

oggi a iori, domani a te 11 05 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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