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feb 27 2012

forzasilvio 27 02 2012

Published by admin under Berlusconi

Caro Flaminio,
 
ecco per te la mia intervista di oggi a Marcello Foa, per il Corriere del Ticino.
Buona lettura. 
Presidente Berlusconi, lei continua ad appoggiare Monti e i giornali scrivono che «pensando al 2013 lei non vuole lasciarlo alla sinistra». Che succede? Da lontano è difficile capire…
“Se lei pensa che in questi primi tre mesi del nuovo Governo vi sia stata qualche oscillazione da parte nostra, devo smentire. Fin dall’inizio abbiamo sostenuto Monti con il nostro voto, lo stiamo facendo e lo continueremo a fare con lealtà e senso di responsabilità, per l’interesse superiore dell’Italia . Dobbiamo risolvere oltre all’emergenza economica, un’altra emergenza, quella istituzionale, per fare  dell’Italia una democrazia moderna e garantire una piena ed effettiva governabilità. Il Governo dei tecnici è sostenuto quasi dall’intero Parlamento, e solo questo largo appoggio può consentirci di fare quelle riforme che una sola parte politica non può fare con i suoi soli voti».
Quali riforme?
«Mi riferisco alla riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, che riguarda il Parlamento, il numero dei deputati, il Senato delle Regioni, la Corte costituzionale, i poteri del premier e del Consiglio dei ministri, fino all’introduzione di una nuova legge elettorale e alla riforma della giustizia».
È proprio sicuro che Monti sia così popolare tra gli italiani e gli elettori di centrodestra? 
«I bilanci si fanno sempre alla fine. Ma tutti vedono che vi è una sostanziale continuità tra il programma di Monti e quello del Governo da me presieduto. È una continuità che lo stesso premier ha più volte riconosciuto. Conosco bene la serietà e la competenza di Monti, che io stesso nel 1995 sostenni per l’incarico di commissario europeo al Mercato interno. Mi piace ricordare che già nel discorso di insediamento del mio primo governo nel 1994, che in questi giorni mi è capitato di rileggere, citai proprio il prof. Monti, “fautore come noi siamo di un liberismo disciplinato e rigoroso”».
Nel ‘94 appunto, ma oggi siamo nel 2012…
«E oggi lui si trova nella condizione ideale per realizzare quelle riforme che il mio esecutivo aveva avviato, senza poterle portare a termine per la riluttanza dei partner della nostra coalizione e per la forte contrarietà preconcetta dell’opposizione. Per questo gli daremo il sostegno necessario. Vogliamo liberarci dei lacci e dei lacciuoli che ostacolano la crescita  dell’Italia, inclusa la riforma del mercato del lavoro per rendere effettiva la libertà di concorrenza e restituire competitività all’Italia. Sono riforme liberali e penso che i nostri elettori apprezzeranno il nostro responsabile atteggiamento quando si tornerà a votare. Tanto più che oggi Monti gode di un buon consenso, come indicano i sondaggi».
Paese complesso, l’Italia. Negli ultimi anni l’asse con Bossi è stato saldissimo. Ora invece volano le incomprensioni e gli insulti. L’alleanza è finita. Perché?
«Perché noi abbiamo deciso di sostenere il Governo Monti per senso di responsabilità verso l’Italia, anche a costo di pagare un prezzo momentaneo; la Lega, invece, vuole dimostrare la sua identità e ha una posizione diversa dalla nostra sul governo dei tecnici. Ma non parlerei di rottura: continuiamo a governare insieme molte amministrazioni locali».
Domani correrete davvero senza la Lega?
«Per il futuro mi auguro che con la Lega si possa continuare ad avere una solida e leale collaborazione a tutti i livelli come è sempre stato».
Insomma, non chiude la porta. Intanto, però, PdL e PD stanno lavorando a una nuova legge elettorale che potrebbe portare a un bipolarismo forzato se le clausole di sbarramento fossero troppo elevate. Dentro i due grandi partiti, fuori o ininfluenti quelli piccoli. Non c’è il rischio che erodendo la pluralità partitica si limiti la libertà di scelta?
«In questi anni abbiamo introdotto in Italia un sistema bipolare che ha ridotto il numero dei partiti e assicurato una maggiore durata del governo rispetto al passato. Ricorda? Reggevano in media appena undici mesi. La nuova legge elettorale sarà una buona legge se, oltre a consentire agli elettori di scegliere il proprio rappresentante, lascerà intatte le conquiste del bipolarismo e della governabilità. Questo non significa certo aumentare il numero dei partiti. All’ Italia  non serve tornare al carnevale di Rio della politica». 
Dica la verità: ma è davvero Alfano il suo erede? Guardi che ci credono in pochi…
«Certo che sì. Alfano è stato eletto all’unanimità dal nostro Consiglio. Ha 35 anni meno di me, è autorevole e realizza il cambio di generazione di cui tutta la politica italiana ha bisogno. E le dirò di più. Sarebbe ora che anche gli altri politici che siedono in Parlamento da trent’anni, se davvero credono in ciò che dicono sui giovani e sulla necessità di innovare, facessero un passo indietro. Se qualcuno nel PdL non crede in questo cambiamento, dovrà ricredersi».
Nel ‘95 molti la diedero per finito e lei risorse nel 2001. Nel 2006 idem e lei vinse nel 2008. Oggi pensano che Berlusconi sia spacciato e lei ha dichiarato che non intende ricandidarsi… Non è che si sbagliano anche stavolta? 
«Continuerò a fare politica, ma in modo diverso dal passato. Non mi candiderò più alla guida del Governo, ma come presidente del primo partito italiano in Parlamento agirò da “padre fondatore”, darò consigli alle nuove leve, cercherò di trasmettere quei valori di libertà e di democrazia per i quali sono sceso in campo e che sono tuttora il nostro credo politico, contro quella cultura dell’invidia, dell’odio e del giustizialismo che finora ha dominato gran parte della sinistra in Italia ».
C’è chi sostiene che, Monti o non Monti, il peso del debito pubblico italiano sia insostenibile. Dunque meglio scappare finché si è in tempo, magari proprio in Svizzera, come negli anni Settanta. Pessimismo esagerato? L’Italia ce la farà?
«Il debito pubblico italiano è sostenibile, e lo dimostrano i buoni risultati delle recenti aste per i titoli di Stato. Anche la speculazione se ne sta rendendo conto: lo spread, vale a dire la differenza rispetto ai titoli tedeschi, ha iniziato a scendere e anche le agenzie di rating alla fine ne dovranno trarre le conclusioni. La crisi, come ho detto più volte, non nasce in Italia  ma in Europa, dove l’euro non ha dietro di sé una banca centrale come garante di ultima istanza al pari, ad esempio, della Riserva Federale americana. Quando avremo una vera banca centrale europea e gli eurobond, vale a dire i titoli emessi e garantiti direttamente da questa banca, l’Europa sarà diventata un soggetto politico unitario e forte, non più diviso tra Paesi debitori e Paesi creditori».
Ma l’euro sopravviverà?
«L’euro è ormai la moneta dell’Europa, supererà questa crisi e durerà a lungo nel tempo. Altrimenti non avrebbero senso i sacrifici che stiamo facendo. Il problema è la lentezza con cui si muove l’Europa».
Alcuni scrivono che sono stati i «poteri forti non italiani» a farla dimettere, con la complicità decisiva di Merkel e Sarkozy. Si sente vittima di un golpe?
«Sono stato io a dimettermi e a fare un passo indietro per senso di responsabilità e per senso dello Stato. Ho fatto questa scelta pur avendo ancora la maggioranza nei due rami del Parlamento,  senza che il mio Governo fosse mai stato sfiduciato. Solo con un governo tecnico si può trovare l’accordo tra maggioranza e opposizione, tra centrodestra e sinistra, per approvare quelle riforme che prima ho ricordato e che sono indispensabili per superare la crisi economica e rendere governabile l’ Italia».
Oggi però il PdL, a giudicare dai sondaggi, non si salva dall’ondata di disgusto per la politica. Cos’è andato storto? E domani che ne sarà del partito? Vuole davvero chiuderlo e ricominciare dal basso, dalle liste civiche?
«La democrazia è il peggiore di tutti i sistemi, con l’eccezione di tutti gli altri”, ha detto Winston Churchill. Se i partiti hanno sbagliato, è giusto punire chi ha sbagliato, o, peggio chi ha rubato. Ma tenendo sempre a mente che i partiti sono alla base del sistema democratico e quindi di ogni libertà. Il nostro movimento politico, il Popolo della Libertà, si fonda su questi principi e continuerà a difenderli. Per questo presenteremo il nostro simbolo alle prossime elezioni amministrative, e stringeremo dovunque le alleanze necessarie per vincere insieme alle forze moderate che condividono i nostri valori e i nostri programmi. Per tradizione, alle elezioni amministrative c’è sempre stato in Italia un fiorire di liste civiche. Penso che la crisi dei partiti accentuerà questa tendenza. E noi dovremo tenerne il giusto conto, e tessere la tela delle alleanze, anche a livello locale, per vincere».
I liberali autentici le rimproverano di non aver realizzato le riforme liberali per le quali si era impegnato nel 1994. Cosa è mancato?
«Ho un unico torto: non sono riuscito a convincere il 51% degli elettori a darmi il loro voto. E per fare le riforme costituzionali serve almeno il 51 per cento». 
Dov’è finito il Berlusconi grande comunicatore? Dalla sconfitta alle amministrative di Milano sembra aver perso il tocco magico che in passato le aveva permesso rimonte impossibili. È cambiato lei o sono cambiati gli italiani? 
«Sono cambiato io. In questi ultimi anni ho raggiunto la consapevolezza che l’Italia, con questa architettura istituzionale, non è governabile. Il Governo ha come unico potere quello di presentare dei disegni di legge in Parlamento. Dopo 18/24 mesi il Parlamento approva dei testi molto diversi da quelli voluti dal Governo. Ma queste leggi non hanno vita lunga perché se dispiacciono alla sinistra o alla sua magistratura politicizzata, vengono impugnate da un Pubblico ministero che le porta dinnanzi alla Corte costituzionale che, inderogabilmente, le abroga, perché composta da 11 membri su 15 che appartengono ad una determinata area politico-culturale. Negli ultimi cinque anni questa Corte ha abrogato 241 leggi o parti di leggi. L’analoga istituzione degli Stati Uniti nello stesso periodo ne ha abrogate sette. E allora? Allora se i cittadini non si rendono conto che devono fare scelte del tutto diverse, concentrando i loro voti sui grandi partiti, se non si premia chi vuol veramente cambiare il Paese, siamo condannati all’ingovernabilità. E quando chi vince democraticamente le elezioni non riesce poi a prendere decisioni tempestive, la conseguenza è una crisi di sfiducia nei confronti della politica e della democrazia».
Trionfi e sconfitte, grandi polemiche, grandi scandali, grandi processi. Comunque «una vita che non è mai tardi. Di quelle che non dormi mai» per dirla alla Vasco Rossi. Lei l’ha avuta quella vita. C’è qualcosa di cui si pente e che oggi non rifarebbe?
«Non ho davvero nulla di cui pentirmi. Dovrebbero invece vergognarsi i miei persecutori, che da quando sono sceso in campo non hanno mai smesso di inventarsi processi fondati solo sulle calunnie, una macchina del fango mediatico-giudiziaria, una campagna di diffamazione su scala internazionale che non si è ancora fermata: anzi, dopo che mi sono dimesso dal Governo, l’accanimento giudiziario contro di me è addirittura aumentato». 
Intanto sono passati 19 anni da quando annunciò la «discesa in campo». Scusi la franchezza: ma chi gliel’ha fatto fare? Il suo ex grande amico Montanelli l’aveva avvertita … Nonostante tutto ne è valsa la pena?
«Sono orgoglioso di aver salvato l’Italia nel ’94 da un governo che sarebbe finito nelle mani del Partito comunista italiano, cioè di un partito e di una ideologia sconfitta dalla storia. Ho la coscienza di avere servito il mio Paese con tutte le forze e con totale onestà intellettuale. Mi amareggia l’essere ripagato con un accanimento che non ha eguali nella storia da parte della sinistra giudiziaria. Vogliono distruggere la mia immagine di uomo, di imprenditore e di politico. È l’ennesima prova che la decisione di impegnarmi nella vita pubblica, per salvare l’ Italia dal comunismo e per cambiarla, non mi è stata perdonata da quei poteri che si sono visti insidiati nei loro interessi e nelle loro ambizioni. Ma non per questo lascerò l’impegno politico. Anzi, continuerò con la forza e con  l’impegno di sempre».
E all’Italia «dei magistrati», «dei comunisti» cosa dice dopo 19 anni? Hanno vinto loro o ha vinto lei?
«Per ora sembrano prevalere l’invidia e l’odio. Ma vincerà l’amore, ne sono sicuro».
Se vuoi commentare l’intervista, puoi farlo qui: https://www.forzasilvio.it/news/3990

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feb 18 2012

forzasilvio 18 02 2012

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Conosco bene la serietà e competenza di Monti, e gli sono al fianco con lealtà. In questo momento dobbiamo tutti lavorare nell’esclusivo interesse dell’Italia. Anzi, lo incoraggio a portare a termine il lavoro iniziato e ad affrontare senza esitazioni tutte le misure necessarie per liberarci dalle incrostazioni strutturali e burocratiche che ostacolano la crescita.
Ci troviamo in una situazione di emergenza in cui l’esecutivo deve dare prova ogni giorno di puntare ai risultati per i quali è nato e continua a essere votato. Ma grazie al sostegno della maggioranza e dell’opposizione, questo governo di tecnici deve anche mirare a realizzare quella riforma dell’architettura istituzionale indispensabile per la governabilità dell’Italia.
Monti si trova nella posizione ideale per realizzare le riforme che il mio esecutivo aveva avviato senza poterle portare a termine, anche per la riluttanza dei partner della nostra coalizione.
Spero che Monti riesca a rendere più flessibile il mercato del lavoro e a realizzare un’effettiva libertà di concorrenza per restituire competitività all’Italia. Potrà contare per le riforme sulla leale collaborazione del Pdl e mia personale. Della modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori se ne deve poter discutere. L’articolo 18 non può essere un tabù. A suo tempo noi proponemmo di modificarlo almeno per i nuovi assunti, ma la reazione, soprattutto dei sindacati, fu furibonda. Alla fine quest’idea è tornata. Produttività, crescita e occupazione, cosiìcome la fiducia dei mercati e degli investitori internazionali, dipendono in gran parte dalla riforma del nostro sistema di relazioni lavorative.
Da Monti mi aspetto pure che faccia sentire la voce dell’Italia in Europa con ancor maggiore forza e determinazione. Vede, ero nel giusto quando dicevo che le misure d’austerità non sarebbero bastate e bisognava cambiare le regole di questa Europa che é un’unione monetaria ma non politica, con una banca centrale priva degli strumenti di qualsiasi altra banca centrale come il battere moneta o essere prestatore di ultima istanza. Sono stato il primo a dire che bisognava investire per far ripartire le economie, e che gli investimenti infrastrutturali dovrebbero essere favoriti dall’emissione di bond europei.
Se mi sento tradito dal presidente Napolitano per aver appoggiato la candidatura di Monti a scapito del mio governo? Niente affatto. Sono stato io a scegliere di dimettermi e a fare un passo indietro pur avendo ancora la maggioranza nei due rami del Parlamento e senza che il mio governo fosse mai stato sfiduciato. L’ho fatto per senso di responsabilità e per senso dello Stato, per togliere pretesti a chi speculava sull’Italia.
Posto fisso? Monti voleva dire che nel mondo di oggi, più di ieri, l’obiettivo non può essere mai il posto di lavoro fisso, ma il lavoro in sé. Nessuno meglio di me può sposare questa tesi. Nella vita non mi sono mai fermato, né adagiato sui successi, ho sempre affrontato sfide nuove: costruzioni, televisione, sport, politica. Nelle mie aziende, del resto, ho sempre valorizzato i giovani. Monti non voleva certo elogiare il precariato.
La Lega vuol dimostrare la sua identità e ha una posizione diversa dalla nostra anche riguardo al governo nazionale. Questo non significa la fine della nostra alleanza.
In questi anni se un merito l’ho avuto è stato quello di riuscire a unire le diverse anime dei moderati italiani, dando così stabilità al sistema politico e provocando cambiamenti profondi nella stessa sinistra. Prima di me, gli esecutivi duravano in media undici mesi. Per il futuro, confido che con la Lega si possa avere una forte e leale collaborazione a tutti i livelli, com’è stato durante il governo da me presieduto e come continua a essere in molte amministrazioni locali. E mi auguro che anche Pier Ferdinando Casini e il suo partito, che è con noi in Europa nel Ppe, abbiano la saggezza di capire che in Italia i moderati sono la maggioranza, ma vincono solo se restano uniti.
I processi contro di me sono strumentali e gli italiani lo sanno, altrimenti non avrebbero continuato a votarmi. C’é stata ed é tuttora in corso una campagna di calunnia, di persecuzione giudiziaria e di diffamazione a livello internazionale nei miei confronti condotta per fini politici da una casta di magistrati ideologicamente orientati (che per fortuna sono solo una parte della magistratura italiana) e da organi d’informazione politicamente schierati che si sono fatti portavoce dell’opposizione e della stessa casta giudiziaria di estrema sinistra. E’ stato un danno più per l’Italia che non per me personalmente.
 
Mi presenterò per il Parlamento, ma non mi candiderò alla presidenza del Consiglio.  Il Pdl ha eletto all’unanimità come segretario un giovane bravissimo, Angelino Alfano, che ha 35 anni meno di me. Tutta la mia generazione deve fare un passo indietro e lasciare spazio ai più giovani. Io avrò un ruolo di padre fondatore. Darò il mio contributo alla campagna elettorale quando la parentesi del governo tecnico si chiuderà.
Commenta qui: https://www.forzasilvio.it/news/3987

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feb 18 2012

il tempo è galantuomo 18 02 2012

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IL TEMPO E’ GALANTUOMO

Ruby Rubacuori finalmente racconta la verità: con Papi niente sesso, solo danza con toccamenti. Papi è indeciso. Non sa se ringraziare per l’imminente processo o incazzarsi per il sospetto: non ce la faceva?

Cremona 18 02 2012 www.flaminiocozzaglio.info

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feb 09 2012

forzasilvio 09 02 2012

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Caro Flaminio,
sabato 11 febbraio presso Palazzo Cittanova avrà luogo il Congresso Provinciale del Popolo della Libertà di Cremona.
I lavori inizieranno alle ore 9.30 e i seggi saranno aperti dalle ore 11.00 alle ore 21.00.
Come da regolamento possono votare tutti i soci e gli aderenti che si sono iscritti entro il 31 ottobre 2011.
E’ necessario presentarsi con un documento di identità valido.
Cordialmente,
Staff Forzasilvio
 

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feb 08 2012

vivan le femmine 08 02 2012

Published by admin under Berlusconi,costume

VIVAN LE FEMMINE

Ennesima rivelazione, è vissuto quarant’anni, chissà fosse giunto all’età del Berlusca, dell’usa e getta del Presidente Kennedy, idolo di Veltroni fin da bambino, poi ben imitato dal democratico Clinton, verso le femmine, chiamarle donne nel suo caso sarebbe eccessivo. Eppure è stato un grande presidente, s’è limitato a spremerle invece che pagarle.
Dalla Stampa del 6:
“vanno insieme nella stanza della First Lady, Jacqueline, con lui “che mi stava sempre più vicino, respirandomi sul collo, con una mano sulla spalla”. Kennedy la fa stendere sul letto di Jacqueline, le sbottona la camicia e toglie il reggiseno prima di levarsi i pantaloni, e quando si accorge che lei accenna una timida resistenza le chiede: non l’hai mai fatto? Lei annuisce, ammettendo di essere vergine, poi fanno sesso e subito dopo “mi trovai in stato di shock perché lui si comportava come se fosse avvenuta la cosa più normale del mondo”, tanto che le chiede, vuoi mangiare qualcosa?
Ammetto, da quando son riusciti a cacciarlo da Palazzo basta storie storie di donne: o impotente o omosessuale. Magari glielo sbattono assieme ai capelli e alla bassura, caso mai tentasse il gran ritorno.

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feb 08 2012

unico 08 02 2012

Published by admin under Berlusconi,Giudici

UNICO

Non è il caso “Unipol”, come lo battezzano i giornali, è un caso “Unico” l’ennesimo processo a Berlusconi ordito dalla Procura Straordinaria di Milano. Da La Stampa on line del 07:
“sarà un processo, fissato per il 15 marzo, a stabilire se Silvio Berlusconi fu consapevole che il file di un’intercettazione in cui compariva la voce di Piero Fassino (allora, abbiamo una banca?) era stato trafugato dagli archivi elettronici blindati (!!) della Procura per essere poi dato in pasto al quotidiano il Giornale il 31 dicembre 2005.”
Non voglio farvi perdere tempo in ricerche, in parole povere a B non viene contestato il furto del file, ma di averlo ascoltato!! dopo decenni di palesi violazioni del segreto istruttorio in ogni tipo di processo, tanto frequenti che nessuna Procura perde tempo a contestarle, ecco non un imputato, un colpevole!!
Il finale dell’articolo:
“pochi giorni dopo il testo della telefonata (in seguito ritenuto penalmente irrilevante dalla Procura) fu pubblicato sulla prima pagina del Giornale provocando un terremoto politico che influenzò l’esito della competizione elettorale permettendo al Cavaliere un recupero di quasi dieci punti sull’avversario Prodi.”
Recupero, non ridete troppo, grazie alla pubblicazione della telefonata: se ne ricordino per i prossimi secoli gli addetti alle campagne elettorali.

Cremona 08 02 2012 www.flaminiocozzaglio.info

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feb 07 2012

il corruttore 07 02 2012

Published by admin under Berlusconi

IL CORRUTTORE

Tribunale di Milano. Il collegio che deve giudicare Berlusconi per l’affare Mills, che viaggia spedito verso la prescrizione, decide di rinviare l’udienza perché l’aula non è riscaldata. La Procura sta indagando se B ha corrotto anche questi giudici…..

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feb 06 2012

sempre neve 06 02 2012

Published by admin under Berlusconi

SEMPRE NEVE

Non sono un berlusconiano ottuso, so perfettamente che non supera l’uno e settanta e che sarebbe stato esatto contestargli questa neve in agosto. Ma ci fosse ancora lui al posto del Professore, oggi, avrebbe più responsabilità che Bertolaso al terremoto dell’Aquila…..

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feb 04 2012

simpatico bugiardo 04 02 2012

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SIMPATICO BUGIARDO

B al Financial Times, dopo etc etc, nel 2013 non mi ricandido. Ha dimenticato il seguito: alla presidenza del Milan.

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feb 04 2012

vent’anni dopo 04 02 2012

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VENT’ANNI DOPO

Il Professore non ce l’ha fatta a zittirlo.
Gianfranco Polillo, sottosegretario all’Economia: nel “94 Berlusconi ci ha consentito di avere una competizione elettorale che altrimenti non ci sarebbe stata. Avremmo avuto il Partito Unico, quello della gioiosa macchina da guerra dell’ex Pci. La democrazia sarebbe stata monca, c’era solo un partito e dall’altra parte il nulla. Lui ha creato una normalità democratica.
Bravo Polillo. Adesso avrà capito perché i travestiti dell’ex Pci odiano B più di quanto odiarono Craxi o Andreotti.

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