nov 20 2018

la legge del più forte-millesessantasei 20 11 2018

Published by at 8:08 pm under costume,cronaca nazionale,Giudici

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – MILLESESSANTASEI Per una giustizia giusta è d’obbligo cancellare la prescrizione, come il Dubbio con l’articolo qui sotto dimostra: senza tema di smentite! —Vent’anni per arrivare ad un processo. E altri sette perché dei giudici stabilissero che il fatto non sussiste. È una storia paradossale quella della cosiddetta “banda della coca” di Alghero. Che non esiste, secondo i giudici, che si sono ritrovati a giudicare presunti trafficanti di cocaina, un affare che dalla Sardegna arrivava alla Calabria, passando per Roma e per la Colombia. Ma dopo quasi tre decenni, lo Stato si ritrova ora a dover risarcire i primi quattro imputati per l’irragionevole durata del processo di primo grado. Una strada che potrebbero seguire ora anche le altre persone coinvolte, assieme a quella della richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione. Tutto comincia nel 1991, quando 15 persone, dopo la soffiata di una fonte confidenziale e il lavoro di agenti sotto copertura, vengono coinvolte in un’indagine su un presunto traffico di sostanze stupefacenti. Per otto di loro l’accusa è di aver promosso, diretto e organizzato un’associazione per delinquere finalizzata allo smercio della droga e così finiscono in carcere, rimanendoci per circa un anno. L’udienza preliminare arriva nel 1995, ma il Gup di Sassari annulla la richiesta di rinvio a giudizio, rimettendo gli atti al pm, al quale chiede altre prove a carico delle persone coinvolte. Nel tornare in Procura, però, le carte spariscono. Non se ne accorge nessuno fino al 2010, quando dopo 19 anni di silenzio viene notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, con una nuova udienza preliminare fissata ad ottobre. Alcuni faldoni spariscono e per far iniziare il processo è necessario attingere da più parti: dai carabinieri per le intercettazioni, mentre altri documenti vengono forniti direttamente dalle difese. Con quanto ha in mano, l’accusa chiede il rinvio a giudizio e si arriva, dunque, a luglio del 2011, quando il gup decide di mandare tutti a processo. Ma dopo sei anni, a novembre del 2017, tutti gli imputati vengono assolti perché il fatto non sussiste. «Nonostante fossero decorsi i termini della prescrizione – spiega al Dubbio l’avvocato Paola Milia – i giudici sono entrati nel merito, spiegando che questa banda non è mai esistita. Si è trattato, invece, di una sorta di invenzione di alcuni confidenti e di agenti sotto copertura, che però non hanno mai portato le prove della sua esistenza». Secondo quanto si legge in sentenza, le testimonianze sono risultate vaghe e insufficienti e «nulla è poi emerso con riferimento al delitto associativo». Ma non solo: di alcuni dei soggetti indicati come promotori del traffico «non è emerso neppure il nome nel corso dell’attività istruttoria». La sentenza è diventata irrevocabile il 31 marzo del 2018.
Cremona 20 11 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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