set 20 2018

più che legittima 20 09 2018

Published by at 5:45 pm under costume,cronaca nazionale,Giudici

PIU’ CHE LEGITTIMA E’ Mauro Mellini, storico combattente a difesa dei grandi principi; le parole sono un po’ dure, Salvini non è un sanguinario e Bonafede ha un solo difetto, rispondere regolarmente ai giudici: gi Badrone; quando si spara ci mancherebbe la Procura non dovesse fare indagini, ma non è obbligo arrivare sempre al processo, se i fatti sono chiari; una sola riflessione, se il cittadino si arma lo fa anche il ladro, che però è un professionista, e di peli sullo stomaco ne ha pochi. Dall’Opinione delle Libertà. —L’Associazione nazionale magistrati è insorta inviperita contro il progetto di una revisione dell’istituto della legittima difesa arrivando alla stoltezza di affermare che si vuole introdurre una “giustizia fai da te” e che compito di difendere i cittadini è dello Stato e non può essere lasciata alle loro iniziative. Sciocchezze. Al contempo da parte dei sostenitori della riforma si sostiene che bisogna eliminare anzitutto la via crucis che si impone a coloro che, malgrado l’impegno dello Stato a salvaguardare la loro incolumità ed i loro beni, quando vi debbono provvedere da sé, avvalendosi del diritto alla difesa legittima, sono sottoposti con annosi e cavillosi procedimenti. Che la legittima difesa, anche se ampliata e liberata da vincoli e condizioni come nell’attuale sistema, sia una forma di “giustizia fai da te” è una bugia pronunziata in malafede. Ogni norma di legge ha bisogno di essere interpretata e applicata. È non solo augurabile, ma doveroso che il tenore di essa sia semplice e chiaro (conseguenza del principio di legalità). È una patente baggianata in malafede quella secondo cui è necessaria una particolare funzione giudiziaria che “caso per caso” stabilisca quando e come ci si può difendere e quando no, perché altrimenti sia in presenza di una “giustizia fai da te”. Il giudice è (o dovrebbe essere) sempre tenuto ad una ed una sola soluzione del caso a lui sottoposto. D’altro canto la pretesa di formulare il regolamento di tale istituto in modo che escludere che chi se ne avvalga non possa essere sottoposto ad indagini per accertare se si è valso delle facoltà di legge, quale che esse siano è, di contro, un’altra sciocchezza. Anche la legge più chiara e meglio concepita ha bisogno di essere confrontata con la situazione di fatto rispetto alla quale è invocata. Che i magistrati se “c’è il morto” vadano sempre a caccia di un qualche cavillo per portare la vittima di un’aggressione sul banco degli imputati, è però pure vero. Ma non dipende da una malformazione della legge, ma dal cervello dei giudicanti. Detto questo non sembra che possa essere revocato il dubbio che la legittima difesa, nel sistema italiano, ha un campo di applicazione più restrittivo che in altri Paesi europei e Americani. Non è questa la sede per un esame anatomico delle norme del Codice penale. Credo però che un punto è di solare evidenza. È quello con il quale si sottopone chi si difende non solo all’obbligo della “proporzione” tra azioni difensive ed aggressione (chi spara a dei ragazzi che stanno rubando un po’ di mele su di un albero è un assassino). Ma gli fa carico delle conseguenze dell’azione difensiva che si rivelino sproporzionate non per volontà ma per “colpa” (eccesso colposo di legittima difesa). Ora pretendere che una persona oggetto di un’aggressione, specie in certe circostanze e luoghi (in casa, di notte…) metta in atto i precetti atti ad impedire possibili conseguenze del suo gesto più grave di quelli da lui voluti (per impudenza, imperizia, violazione di leggi e di regolamenti…) è un’ipocrita e stravolgente pretesa. La conseguenza di una difesa da porre in atto improvvisamente, in stato di angoscioso timore, con scelte limitate e di impossibile raffinatezza è evidente. E di ciò il rischio deve far carico a chi, aggressore, abbia provocato lo stato in cui l’aggredito è costretto a difendersi. Qualunque modifica dell’attuale legislazione che possa raggiungere tal fine sarebbe certamente utile e positiva. Ma… C’è il solito ma. Fare ragionare così, benché si tratti di concetti chiari e comprensibili, un Salvini, è impossibile. Non parliamo di un Bonafede. E non parliamo dei magistrati i quali vogliono maneggiare “leggi fai da te” che consentano loro di dire tutto e il contrario di tutto perché questa è la chiave del loro potere. Non è così…?
Cremona 20 09 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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