Nov 01 2021

frutto dell’ignoranza 01 11 2021

Published by at 5:16 pm under Pubblica Amm.ne

FRUTTO DELL’IGNORANZA

Anche se Gilberto Bazoli scrive di superficialità in www.cremonasera.it, se non è zuppa è bagnato, e il pittore era famoso, ma il suo affresco non resiste ai famosi anni ’60, il miracolo economico….

Francoforte 01 11 2021 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—Baldesio, quel grande murales di Iginio Sartori, demolito negli anni ’60. Restano solo 2 fotografie in bianco e nero con l’artista al lavoro

Dopo la Liberazione, molti quadri, anche tra i più significativi, degli artisti che magnificavano il Ventennio sono stati distrutti, mutilati o chiusi in un magazzino. In alcuni casi i loro autori, al tramonto del fascismo, hanno cambiato i titoli o ritoccato le scene più allineate con il regime per paura di minacce e ritorsioni.

Uno, invece, si è salvato dalla furia del dopoguerra ma non dalla superficialità del periodo successivo: è l’affresco di Iginio Sartori, il grande artista cremonese nato nel 1903 e scomparso nel 1980, che risplendeva in una sala della Baldesio ma che, molto tempo dopo la caduta del duce, è stato smantellato pezzo su pezzo per lasciare spazio ad altri locali. Di quell’opera non è rimasto niente. Niente tranne due fotografie in bianco e nero che prima erano poco visibili o quasi ma, di recente, sono state poste in una posizione migliore.

Quasi per fare giustizia, riparare a quegli sciagurati colpi di piccone”, dice Giuseppe Termenini, socio storico della canottieri rivierasca, appassionato d’arte e presidente dell’Associazione CremonArte.

Il dipinto di Sartori, nel perfetto stile razionalista tipico della corrente guidata da Mario Sironi, è, anzi, era del 1936. “Ritraeva le attività canoistiche e sportive della Baldesio e ricopriva un’intera parete della vecchia palazzina. Per arricchire le sue decorazioni, la società aveva pensato di affidarsi a uno dei nomi più illustri di quel momento”. Appunto, Sartori. Termenini non nasconde di esserne un ammiratore; “E’ un esponente del chiarismo lombardo, è molto delicato, ha una qualità sopraffina. Ad esempio, i suoi paesaggi del Tagliamento, una zona dove si recava spesso, sono stupendi”. Sartori aveva un’altra particolarità: “Non era abbastanza in linea con il potere, i suoi disegni non erano considerati sufficientemente celebrativi dell’Italia mussoliniana. Tanto è vero che Sartori non ha mai vinto il Premio Cremona, il concorso voluto da Farinacci”. Probabilmente è per lo stesso motivo che il ‘murales’ alla Baldesio “è sopravvissuto all’iconoclastia antifascista scattata dopo il 25 Aprile per cui tutto ciò che ricordava quel totalitarismo doveva essere cancellato”. Ma il “paradosso”, come lo chiama Termenini, era dietro l’angolo. “Negli anni Sessanta, la parete affrescata è stata rasa al suolo per ricavarne dei bagni. Un intervento frutto di ignoranza e stupidità”.

Ma Cremona non aveva dimenticato Sartori. “Su richiesta dei Verdi, di cui facevo parte, l’amministrazione Garini gli intitolò il parco nel quartiere Po. No, nessuno sollevò obiezioni”. Restava però la ferita di quell’opera abbattuta. Una ferita parzialmente rimarginata da due fotografie che ritraggono l’affresco e il suo autore mentre è al lavoro.

Quelle immagini giravano in casa, non so chi le ha scattate – la parola passa a Carlo Croce, nipote di Sartori, socio della Baldesio, figlio di soci ed ex consigliere -. Le ho fatte riprodurre e, ai tempi della presidenza di Mario Ferraroni e in occasione dell’apertura del nuovo bar, donate alla canottieri. Sono sempre state su una parete della sala ristorante ma da qualche tempo ho chiesto che fossero sistemate meglio, in una posizione più visibile”. E così è stato. “ Ora, finalmente, sono ben illuminate e, guardandole, i soci, specialmente quelli nuovi, possono intuire di quale tesoro siano l’unica traccia, il solo ricordo che rimane”, riprende Termenini. Che però non si accontenta: “Proporrò che vengano realizzate e affisse delle gigantografie di quelle istantanee in modo che tutti si rendano conto del disastro compiuto, una perdita enorme anche perché di Sartori non c’è molto in città. Sarebbe un piccolo gesto per coltivare la memoria dei nostri artisti . Purtroppo – e in questo l’amministrazione pubblica è colpevole – sembra che nel mondo Cremona sia solo la patria dei violini e di Stradivari e non anche la culla di una tradizione figurativa tra le più importanti. La città dei Campi, di Sofonisba Anguissola, di Altobello Melone. Una tradizione che è continuata nel ‘900 con nomi come Mario Biazzi, Carlo Vittori e, dopo, lui, Iginio Sartori”.

nelle foto l’artista cremonese al lavoro per il murales con le attività sportive della Baldesio e il pittore nel suo studio

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