Ago 20 2021

gli han detto 20 08 2021

Published by at 4:09 pm under Pubblica Amm.ne

GLI HAN DETTO

che il lavoro nobilita l’uomo e lui vorrebbe almeno Imperatore; intanto alle 18 ha raggiunto 250 mi piace, e da Gerre mira a Cremona, e dio sa quante panchine e piazze gli offrirebbero a Milano, ma lui mette le mani avanti, purchè ne scriva Gilberto Bazoli, col suo stile singolare, e su www.cremonasera.it!

Francoforte 20 08 2021 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—Dopo piazze, monumenti e panchine, il pensionato factotum di Gerre Caprioli restaura anche una cappella votiva

Pulisce le piazze, sistema i monumenti, ripara le panchine. E ora rimette a nuovo anche le cappelle votive. Il caldo non ha fermato Giuseppe Storti, 74 anni, il volontario di Gerre de’ Caprioli che, senza chiedere nulla in cambio, si sta occupando dell’arredo urbano del suo paese. “Per fortuna le piccole comunità esprimono ancora persone così”, aveva detto di lui il suo sindaco, Michel Marchi.

La notizia delle ‘gesta’ del pensionato tuttofare è circolata arrivando sino a una concittadina. “Mi ha parlato di una panchina messa male che si trovava in aperta campagna, vicino alla cascina Bugatti”. Si è recato sul posto, sempre armato di vernice e pennelli, scoprendo che accanto, seminascosto da siepi e rovi, sorge un ex voto ottocentesco, bisognoso anch’esso di un restyling. All’interno un’iscrizione: ‘Giuseppa Teresa Farina in memoria del piissimo suo genitore Felice riedificò. Anno 1816‘. Storti non ci ha pensato due volte. Prima ha colorato di azzurro la panchina, poi si è concentrato sull’edicola con l’immagine della Madonna. “Mi sono informato su chi fossero i proprietari e ho chiesto loro il permesso. ‘Sì, sì, volentieri, ci faccia poi sapere le spese’, è stata la loro risposta”. Ottenuta l’autorizzazione, si è messo al lavoro.

L’edicola era interamente ricoperta da un giallo sbiadito. Ho passato sopra due mani di un giallo lucente. Ho invece riverniciato di blu il soffitto, disegnando le stelle del cielo”. Non è stato un intervento semplice. “Ci ho impiegato tre mezze giornate, venivo il mattino, sotto il sole e in mezzo a uno sciame api che non mi lasciavano mai in pace, ma alla fine ce l’ho fatta”.

Ora quell’angolo di campagna è come nuovo. “Ma la signora di cui parlavo mi ha fatto notare che la panchina rovinata era un’altra”. Si trova non molto distante, sempre in territorio di Gerre de’ Caprioli, in direzione del Brancere. E – da qui il piccolo equivoco – a fianco anch’essa di una cappella, ma in condizioni migliori rispetto all’altra. Storti non si è perso d’animo ed è andato a verificare. “Questa seconda panchina era messa decisamente peggio della prima. Stavolta non mi sono messo all’opera sul posto ma l’ho portata a casa. Adesso è tornata dov’era”. Rifatta, verniciata di verde e azzurro.

Nelle settimane scorse Storti aveva portato a termine, panchine a parte, altri interventi di riqualificazione mettendo mano al monumento ai caduti della Grande guerra, davanti al municipio di Gerre, e dipingendo i 6 grossi dissuasori, che in precedenza erano grigi cubi di cemento, sul piazzale dell’osteria del Mento. E sempre su questo slargo ha in programma la sua prossima opera: “Ho intenzione di sistemare la casupola in legno che potrebbe diventare la biglietteria per le imbarcazioni sul Po”. Nel frattempo ha abbellito quell’edificio cadente affiggendo alle pareti due quadri, uno che ritrae il mare, l’altro le montagne.

Ho molto tempo libero e mi diverto a riempirlo facendo queste cose”.

Ma c’è dell’altro. “I luoghi in cui abitiamo sono casa nostra, dovremmo tutti prendercene cura”. La sua speranza è la nascita, sull’esempio di Retake Roma (un movimento spontaneo di persone che promuove la qualità e la vivibilità urbana occupandosi di quartieri o luoghi della capitale), di “un piccolo gruppo che realizzi interventi mirati mantenendo il meglio possibile l’arredo delle nostre comunità e, in questo modo, procurando un risparmio alle amministrazioni pubbliche”. Se questo è l’obiettivo di fondo, si prospetta, più vicino, un altro passo. Dal paese alla città: nel mirino c’è la panchina di largo Boccaccino. “Sono disposto a ripararla. Anche a Cremona ci sarebbe un lavoro immenso da fare”.

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