Ago 03 2021

il cacciatore 03 08 2021

Published by at 4:41 pm under Pubblica Amm.ne

IL CACCIATORE

di trascuranze della Pubblica Amministrazione è solitamente Federico Centenari, che stavolta lascia la fatica a Fabrizio Loffi; minimo comun denominatore sempre www.cremonasera.it; fosse un privato sarebbe già partita la richiesta di fallimento….

Francoforte 03 08 2021 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—Gli ultimi che ci hanno messo piedi sono stati lo scorso autunno i 1200 visitatori delle giornate del FAI che, con i loro occhi, hanno potuto constatare di persona le condizioni di degrado del complesso sanatoriale di Croce di Croce di Salven a Borno. I padiglioni di proprietà di Ats Brescia e Provincia di Cremona sono lì da vedere: ripetutamente violati e vandalizzati, oggi sono chiusi al pubblico e cintati perché pericolosi. Gli stabili cadono letteralmente a pezzi, il parco è stato mangiato dal bosco. Sette milioni di euro l’ultima valutazione dell’immobile da parte dell’Agenzia delle entrate, ma tra vincoli e destinazione, come nel passato, sembrano destinati a rimanere un pezzo di storia senza futuro. Si è ipotizzato di tutto: centri di recupero, hotel con campo da golf, scuola per forestali e in tempi più recenti sede del villaggio per le prossime Olimpiadi. Tutto è sempre finito con un nulla di fatto e Borno, il cui Comune non ha alcuna proprietà, ne paga le spese.

Già dal 1969 si stava interessando all’acquisto del complesso l’ente Colonie riunite cremonesi, quando lo stabile era ormai abbandonato da cinque anni. In quell’anno vennero presi i primi contatti con il Consorzio Antitubercolare di Cremona per un eventuale acquisto o, in alternativa, un contratto di locazione con un patto di futura vendita per il Padiglione infantile dell’ex villaggio sanatoriale, per poterlo adibire a colonia montana.

Già allora ci si rese conto delle enormi potenzialità del complesso, posto all’interno di un vastissimo parco. Un primo contratto di locazione venne stipulato nel 1972, per la durata di sei anni e un importo annuo di un milione di lire. Tre anni dopo si dovette rinunciare all’acquisto. Si pensava, infatti, di ricavare la somma necessaria dalla vendita di un appezzamento di circa 8.000 metri quadrati situato a Bergeggi, in provincia di Savona, dove nel frattempo l’ente aveva acquistato il complesso di villa san Sebastiano. Ma la cosa non andò in porto per la mancata approvazione del piano di edificazione intercomunale, che lasciava margini di incertezza sugli indici di fabbricabilità. Il terreno non fu venduto e non si potè acquistare Borno. Ci si dovette accontentare del contratto di locazione che, nel 1980, vista la scarsa rilevanza dell’utenza cremonese, non fu più rinnovato. Questo segnò, di fatto, la fine di Borno. Il complesso attualmente è chiuso da circa quarant’anni, ma lo era già stato nel periodo dal 1964 al 1972, quando venne preso in affitto dall’ente Colonie riunite cremonesi. Ora è proprietà della Provincia ma ha sempre destato una scarsa attenzione da parte della speculazione privata. Forse perchè, in ogni caso, il lavoro di ripristino presenterebbe notevoli oneri e difficoltà, visto lo stato di conservazione in cui giace l’immobile. La rovina interessa in questo caso un grande fabbricato e ben 52.830 metri quadrati di terreno. Il solo fabbricato ha un volume di novemila metri cubi, un tempo utilizzati come sanatorio infantile. La Provincia di Cremona lo ha inserito nel piano delle alienazioni per un valore di 2.294.000 euro. Ormai nascosti da una fitta vegetazione gli edifici stanno cedendo al tempo e all’incuria. L ‘edificio meglio conservato è una palazzina ad uso uffici che faceva anche da portineria, e che dava accesso a tutta la struttura, distribuita in vari edifici dislocati in posizioni strategiche fronte sole e circondate da boschi e pascoli. Esternamente si presenta ancora ben tenuta, interamente un po’ meno. Lo stato di conservazione è quello documentato dalle fotografie del sito “Polveresupellicola” che pubblichiamo. Alcune strutture del complesso sanatoriale, tra cui il cinema, sono crollate quasi completamente. L’unica che si è salvata è la pineta: diecimila metri quadrati di parco, aggiunti altri oltre quarantamila di prato e pascolo, oramai non goduti più da nessuno. Intanto però negli anni scorsi su quel terreno sono stati tagliati decine di alberi senza che l’ente locale fosse stato avvisato.

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