Lug 17 2021

i due compari 17 07 2021

Published by at 9:55 am under Pubblica Amm.ne

I DUE COMPARI che fan tre con Mario Silla, ha scritto l’articolo e inventato www.cremonasera.it: Gilberto Bazoli e Roberto Fiorentini, uniti dalla ricerca prima che della notizia, del fatto, e sempre camminando da soli! Francoforte 17 07 2021 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—C’è l’orgoglio e la fierezza di essere rimasto un cremonese, uno che ama la sua città di cui conosce pregi e difetti ma anche ne sa scrutare i segreti più profondi degli animi e delle pietre. Certo il lavoro lo ha portato altrove ma la provincia è anche l’Italia più vera, quella che tocchi con mano e che ti serve per raccontare il Paese. Roberto Fiorentini, cronista di razza come ormai se ne trovano pochi, di quelli che consumano le scarpe sui marciapiedi e che non si accontentano delle notizie di agenzia o di quanto appare sul computer, ha voluto dedicare alla sua città che riabbraccia ogni sera, uno splendido libro: “Viaggio sentimentale nella Cremona dei desideri“, 160 pagine che sono un atto d’amore per Cremona e la sua gente “raccontati in tono minore, che non è sinonimo di inferiorità. Al contrario è cifra esistenziale di questa città“. Fiorentini, tre lauree sulle spalle, 40 anni di professione giornalistica, tanti libri pubblicati e una robusta formazione storica e artistica non ha voluto fare l’ennesimo libro d’arte o una guida turistica o un vademecum per le tradizioni locali. Invece ha voluto condividere dei sentimenti, dei ricordi di volti di un tempo e di oggi, di strade, piazze e vicoli che parlano di duemila anni di storia ma che hanno tante storie minime da raccontare a chi vuole ascoltare. Insomma un po’ “Piccola città” di Francesco Guccini (“visi e dolori e stagioni, amori e mattoni” canta il grande emiliano), un po’ Stajano (“Patrie smarrite“) ma con tanto amore per la città dove Fiorentini è nato e continua a vivere.. Ieri, nel cortile del Museo del Violino, Roberto Fiorentini, intervistato da Gilberto Bazoli – altro cronista di razza che non si è mai accontentato del “riferito” ma ha sempre voluto vedere e capire gli eventi- ha raccontato come è arrivato a scrivere quel suo viaggio sentimentale in dieci tappe. “La decisione è arrivata in un momento particolare della mia vita – ha detto Fiorentini – Non avevo più i miei genitori e mi sono ritrovato a passare nella strada dove sono nato. Così con la mente ho ripercorso i miei quarant’anni di professione rivedendo strade, chiese, opere d’arte, persone. Sono innamorato della mia città ma ho voluto raccontare la Cremona non ufficiale, quella minore, quella del quotidiano“. “La mia abitudine di girare a piedi per Cremona mi ha evocato fatti, ricordi e anche alcune contraddizioni della nostra città. Ad esempio passando per via Carnevali Piccio, dedicata al grande pittore annegato nel Po, si vede che nell’ex caserma recuperata ha sede l’Aipo, l’ente che vigila sul fiume“. Incalzato da Bazoli, Fiorentini ha raccontato. “Ci sono alcune zone di Cremona che ti entrano particolarmente nel cuore, ad esempio la chiesa di Santa Lucia a dicembre gremita di bambini che chiedono regali ma che negli affreschi ammalorati e strappati ricorda la forza che fin dal medioevo ha avuto questa città nei confronti dei più deboli. Pensiamo al grande dormitorio pubblico che c’era in via Larga, una scelta civica, non caritativa, di dare un tetto a chi non l’aveva. Cosa dire poi del grande ospedale che ha riunito i tanti piccoli ospedali sparsi in città per poi trasformarsi (Santa Maria della Pietà) in centro per le grandi mostre per curare e dare spirito alla mente dopo aver sanato i corpi. Ricordo poi che lì – tra l’altro – è nata la manifestazione Spazio 900 sulla musica contemporanea, rassegna che non aveva eguali in Italia“. “Ci sono tante tappe in questo viaggio, una è quella in via San Giuseppe con quella grande lapide in marmo con su scritto “Salve” oppure – e questa è una mia riscoperta recente – quel vecchio palazzo davanti a san Lorenzo con un grande affresco illuminato. E Sant’Omobono dove si passeggia su una piazzetta che sotto conserva i tanti morti per la peste. I monatti li seppellivano qui, dopo aver spostato altrove i morti che si trovavano da tempo vicino al sagrato. E il tempo della peste mi riporta allo scorso anno, in pieno Covid, quando stanco di stare chiuso in casa, con la borsina della farmacia che garantiva di non essere fermato ma con dentro un libro di Umberto Eco su san Tommaso, mi recavo a san Pietro e nella chiesa deserta mi mettevo in un banco a leggere e ricordo lo stupore che mi prese quando un prete in maglietta e bermuda, si mise – come rito taumaturgico – a pregare spargendo ovunque incenso con il turibolo nella bella chiesa deserta. E ancora la Cappelletta di via del Sale che si vuole dedicata alla Madonnina dei pescatori ma in realtà eretta come ex voto dopo che i tedeschi lasciarono la città senza rappresaglie. E poi – ricorda Fiorentini – la chiesa di San Vincenzo dove aveva sede la Wehrmacht tedesca deputata a dare risposte e notizie ai familiari degli internati in Germania” “Il luogo citadino che più mi ha affascinato – racconta ancora Fiorentini rispondendo alle domande di Bazoli – è sempre stata piazza Giovanni XXIII, un luogo misterioso a cui tante volte è stato cambiato nome, con il vecchio ospedale, quel porticato davanti alla Fondazione Città di Cremona che si volle perchè i poveri in fila per chiedere aiuto, non si bagnassero in caso di pioggia. Un particolare che racconta l’attenzione che la città ha sempre avuto per i più deboli. E poi è sede di vecchie osterie e trattorie, un’altra essenza della nostra cremonesità” E i personaggi del viaggio di Fiorentini? Tanti. “Isacco il rottamaio, ti mancava qualcosa da lui lo trovavi, e poi Bruno, del bar Ascaro poi Wishpub, arruolato nella Legione strainiera che fino al mattino ti raccontava le sue storie sull’Algeria”. Ma con qualcuno Cremona è stata matrigna, non riconoscendo la grandezza di alcuni suoi figli. Un esempio? Il cantante d’opera Cremonini Bianchi, grandissimo, cui Cremona ha solo dedicato una targa sotto la sua casa in via Amati. Eppure è stato il primo interprete di Manon Lescaut che lanciò Puccini“. Per chi vuole scoprire l’anima di questa città o per chi le vuole bene, un libro da non perdere. (m.s.)

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