Giu 07 2021

archivi di racconto 07 06 2021

Published by at 10:53 am under Pubblica Amm.ne

ARCHIVI DI RACCONTO Francesco Martelli in www.cremonasera.it spiega che negli archivi si trova di tutto, anche ciò che non vorremmo mai leggere…..

—E’ il caso per esempio del Censimento degli Israeliti del 1938, custodito nella nostra Cittadella degli Archivi, che rappresenta il più grande censimento razzista ancora oggi conservato in Italia: circa 11.000 dettagliatissime schede anagrafiche, che dall’agosto del 1938 registrarono metodicamente vita, lavoro, religione e famigliari di tutti gli ebrei o ritenuti tali che avessero messo piede in Milano da lì al 1945, e che fino al 2016 sono state gelosamente custodite senza che nessuno potesse avervi accesso, in attesa dello scadere dei 70 anni previsti dalla normativa. Oltre ad altri segreti amministrativi che custodiamo e che non posso rivelare qui, in Cittadella trovano posto oltre 90.000 fascicoli di altrettanti dipendenti della pubblica amministrazione milanese. Ognuno di loro racconta una vita di lavoro, e quindi una vita intera. Parte del nostro mestiere è proprio “scremare” quelle pratiche dai dati sensibili quando ci vengano richieste in consultazione. E ogni volta questa operazione genera emozioni inaspettate: promozioni, lutti, malattie, separazioni, figli che nascono e si laureano, sussidi e aiuti, cause, denunce. Tutta una vita, in tutte le sue imprevedibili disavventure e manifestazioni inattese di aiuti insperati, raccontata in un plico di carte. E più si va indietro nel tempo, più ci si rende conto di quanto la vita era più difficile, ma molto più solidale, anche a livello di sistema. Gli enti pubblici costruivano case per i loro dipendenti che rimanevano in affitti agevolati alle vedove, forniva sussidi per malattie impreviste, perfino per le spese dei funerali. Oggi tutti questi verrebbero visti come dei privilegi inaccettabili, rovinati come siamo da una demagogia sistemica che mette tutti contro tutti, mentre erano all’epoca frutto di un contesto in cui essere parte di un qualcosa aveva senso non solo socialmente, ma anche delle conseguenze reali e quotidiane: penso alle decine di cooperative abitative, alimentari e ricreative bianche o rosse che fossero, ai dopolavoro, alle Acli e ai bar e circoli. Tutto sparito. Oggi siamo allo smart working, con il lavoratore monade che si paga luce e riscaldamento lavorando da casa, anche se con le tante comodità che oggi le case ci offrono. Però chi scrive è convinto che il lavoro è anche un luogo di vita e di incontro, che generava un senso della solidarietà istituzionale che non è nemmeno immaginabile nel conteso attuale, in cui a dettare il passo dell’efficienza locale italiana ci sono le tabelle delle società di revisione anglo-americane. Con il risultato peraltro che di certo abbiamo perso la solidarietà, ma non mi pare abbiamo guadagnato in grande efficienza.

Francoforte 07 06 2021 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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