Giu 02 2021

padre e figlia 02 06 2021

Published by at 10:39 am under Pubblica Amm.ne

PADRE E FIGLIA Stefano Mauri, controcorrente sul Fronte del Blog di Edoardo Montolli, segna una doppietta. Non di bottiglie………

Francoforte 02 06 2021 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—Classe 1943, ex attaccante di un football che oggi purtroppo non c’è più, e che manca un sacco, Renato Cappellini da Soncino, beh è fondamentalmente un calciofilo romantico, un tifoso interista vero che, dopo una breve trafila nel calcio soncinese e nel Codogno riuscì a coronare il suo sogno: indossare la casacca pesante e gloriosa nerazzurra. E con lui in questi giorni importanti per il futuro nerazzurro, e per il calcio italiano, volentieri abbiamo scambiato quattro chiacchiere…

Che effetto le fa vedere Inter, Roma e Fiorentina: tre squadre in cui lei, tra le altre, ha giocato, oggi nelle mani di proprietà straniere?

Mi piange il cuore. Se poi penso che la famiglia Moratti si è allontanata dal sodalizio che mi vide crescere come uomo e atleta, mi prende un groppo alla gola tremendo. Non ho fatto neppure in tempo a celebrare al meglio lo scudetto e già si parla di ridimensionamento per l’Inter, il team che mi è rimasto più nel cuore. Ma pure a Roma mi sono trovato bene comunque.

Come Herrera ai miei tempi, che nella Capitale mi allenò, può far bene l’allenatore portoghese. L’importante è costruirgli una squadra a immagine e somiglianza e lasciarlo lavorare in pace.

E Simone Inzaghi all’Inter Milano?

A me piace il tecnico piacentino. La sua Lazio giocava bene, vale quello che ho appena detto per Mou però: cioè bisogna fare in modo che riesca ad allenare in tranquillità.

La nazionale azzurra di Mancini agli Europei può arrivare lontano?

E’ una rosa tutta da scoprire, nelle partite internazionali che contano, quella italiana. Sono curioso di vedere inoltre come si comporteranno nella fase difensiva gli azzurri.

Se l’aspettava l’addio di Antonio Conte dopo aver appena vinto il titolo di Campione d’Italia?

A miei tempi, senza procuratore e potere contrattuale eravamo totalmente in balia del club e non potevamo decidere nulla. Una volta chiesi un piccolo aumento ad un mio vecchio presidente e … questi mi spedì a casa in pullman senza farmi parlare. Oggi è tutto diverso. Sono legato a un episodio particolare, emblematico: quando vinsi un campionato giovanile con l’Inter, il presidente dell’epoca Angelo Moratti invitò tutta la squadra di sera a casa sue e ci diede in premio a tutti una sterlina d’oro. Ecco quell’aspetto umano manca tantissimo allo sport moderno. Ma Conte fa bene a farsi pagare e a prendere le decisioni che vuole.

Perché ha lasciato il football, in fondo lei è pure allenatore e avrebbe potuto fare carriera in panchina…

Lasciai l’ambiente, tagliando ogni legame quando capii che in determinare realtà e latitudini calcistiche contavano soprattutto sponsor e magazzinieri. Avete letto e capito bene un magazziniere si lamentò col presidente poichè non giocava il figlio di un suo amico. Che tristezza e amarezza vedere dirigenti che chiedevano sponsorizzazioni e quote per allenare. E allenatori pronti ad accettare simili proposte. Capii presto che non era più il mio ambiente e mollai per dedicarmi alla famiglia.

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Fa male sapere che un terribile e tremendo criminale, autore di crimini pesanti, maledetti e atroci sia stato rimesso in libertà. Ma le leggi consentono tale possibilità e Cristina Cappellini, ex assessore alla Cultura della Lombardia durante il quinquennio, rimpianto da tanti, di Roberto Maroni Governatore, scrittrice, poetessa e opinionista, in tal senso, ecco ha qualcosa da dire come sempre squarciante, fuori dal coro e poco allineato…

Alla luce del “caso Brusca” (mafioso, collaboratore di giustizia condannato per oltre un centinaio di omicidi, tra i quali quello del bambino Giuseppe di Matteo e la strage di Capaci, ndr) una riflessione seria in un Paese serio dovrebbe riguardare il tema del complesso bilanciamento tra le ragioni della giustizia (nel suo significato più alto) e quelle che stanno alla base della normativa vigente in materia di collaboratori di giustizia, risalente agli anni ‘90, non a qualche mese fa.

Invece no, ancora una volta la politica si distingue nell’affrontare il problema in modo banale, imbarazzante, demagogico.

Se la scarcerazione del pluriomicida Brusca fa male al cuore (e tanto!), vedere i leader politici fare a gara nell’ostentare indignazione, come avessero scoperto solo ieri norme vigenti da decenni (probabilmente al solo fine di rincorrere gli umori della folla, che invece non è tenuta a conoscerle) è a dir poco demoralizzante, perché rappresenta un triste e ipocrita panorama politico.

Primo perché qualsiasi leader prima di parlare a vanvera dovrebbe conoscere la normativa antimafia vigente (peraltro fortemente voluta da Giovanni Falcone, come ha ricordato con lucidità e onestà intellettuale la sorella Maria in un’intervista nelle scorse ore).

Secondo perché qualora un leader politico non la condivida farebbe bene a proporre una valida e ragionata alternativa, assumendosene la responsabilità, anziché commentare come fosse un caso di “malagiustizia” l’applicazione di norme in vigore dagli anni ‘90, oltretutto discutendone sui social come se si trattasse di una partita di calcio o del Festival di Sanremo.

Così postò sulla sua pagina Facebook Cristina Cappellini e sì… la demagogia banale di certa politica, oggi più che mai, fa assai male.

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