Set 23 2019

la legge del più forte-milletrecentosettantadue 22 09 2019

Published by at 10:54 am under Pubblica Amm.ne

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – MILLETRECENTOSETTANTADUE Dal Dubbio, tratto da un articolo di Valter Vecellio: —“Cinico mercante di morte”, definisce Enzo Tortora il Pubblico Ministero Diego Marmo; e aggiunge: “Più cercavamo le prove della sua innocenza, più emergevano elementi di colpevolezza”. Le “prove” erano la parola di Giovanni Pandico, un camorrista schizofrenico, sedicente braccio destro di Cutolo: lo ascoltano diciotto volte, solo al quinto interrogatorio si ricorda che Tortora è un camorrista. Pasquale Barra detto “o nimale”: in carcere uccide il gangster Francis Turatello e ne mangia l’intestino… Con le loro dichiarazioni, Pandico e Barra danno il via a una valanga di altre accuse da parte di altri quindici sedicenti “pentiti”: curiosamente, si ricordano di Tortora solo dopo che la notizia del suo arresto è diffusa da televisioni e giornali— Le prove dei processi Iori, una perla dopo l’altra trovate dal primo grado, che Appello e Cassazione si son ben guardati dal correggere; qui, a pagine 65/66, entra in funzione il cellulare come alibi, che lascio senza commenti! —3.IL TELEFONO CELLULARE DI IORI

Come già esposto nel capitolo 2 , a cagione delle preoccupazioni di Arcaini Laura che non riceveva risposta dal telefono cellulare del marito il vicino di casa Milanesi Agostino e due poliziotti del Commissariato di Crema fecero ingresso nell’abitazione di Iori verso le 10.40 della sera del 20 luglio constatando l’assenza del medico e la presenza, sul tavolo della cucina sia della lettera di Claudia che del telefono cellulare in questione, rimasto acceso.

Iori non c’era e si era dunque recato – come da lui successivamente ammesso – senza il proprio cellulare a casa di Claudia.

L’imputato ha sostenuto al riguardo che si trattò di una semplice dimenticanza del telefono.

E tuttavia appare molto strano e sospetto che l’imputato dimentichi il cellulare proprio la sera in cui egli si reca da Claudia e Claudia muore.

E’ pertanto altamente verosimile che non si sia trattato affatto di una dimenticanza ma un comportamento espressamente voluto da chi si accingeva a compiere un omicidio.

Iori, persona di elevato istruzione e cultura, evidentemente confidava che in caso di indagini effettuate dopo la scoperta dei cadaveri, i tabulati telefonici eventualmente acquisiti dagli inquirenti avrebbero dimostrato che quella sera il suo cellulare era rimasto “agganciato” alla cella del ponte radio cui, di norma, si collegava allorquando egli conversava da via Le Murie e non alla diversa cella che “copriva” le conversazioni che avvenivano in Via Dogali, alquanto distante ( km 1,8) da via Le Murie.

Nella realtà è emerso (cfr. testimonianze di BONAZZOLI Mauro ed EPICOCO Gianluca) che a Crema le chiamate destinate ai radio apparecchi telefonici delle utenze Wind (come quello di Iori), transitano su due ponti radio, rispettivamente situati in via Cresmiero e in viale Europa ma che per le variabili che possono intervenire allorquando transita una chiamata (numero di telefonate in quel momento gestite dal particolare ponte radio, temperatura, ecc.) la situazione era tale per cui ,di volta in volta, ovunque ci si trovava in Crema, il segnale poteva essere indifferentemente trasmesso da una o dall’altra “cella telefonica”.

IORI tuttavia non sapeva, essendo dato altamente tecnico, conosciuto solo da addetti alla telefonia e dagli Uffici di P.G. che si occupano di intercettazioni telefoniche, tale circostanza e pertanto la sua preoccupazione appare, ex ante, assolutamente “comprensibile”.

IORI lasciò volutamente il cellulare al piano superiore del suo appartamento: egli sapeva che in quella zona della casa vi è sufficiente copertura radio (il c.d. “campo”) e che pertanto l’apparecchio, in caso di chiamate sarebbe rimasto “agganciato” alle celle dei ponti radio ripetitori (non vi era copertura invece nella stanza da letto).

Il cellulare, in definitiva, costituiva parte integrante del suo programmato alibi.

Non volendo coinvolgere terze persone prezzolate ( che potevano ricattarlo) e non volendo neppure coinvolgere la moglie ( tanto che l’azione avvenne a casa libera, approfittando della sua assenza per le vacanze) la versione migliore, in caso di domande degli inquirenti sarebbe stata quella di dire che egli era rimasto la sera a casa ( del resto, non doveva alzarsi il mattino dopo alle 06.00 per andare ad operare a Milano ?) ed il telefono lasciato in casa da un lato evitava l’aggancio, in caso di chiamate, alla diversa cella che egli pensava operasse per le telefonate percepite in Via Dogali, e dall’altro confermava in caso di chiamate pervenute in via Le Murie che egli effettivamente stava lì, in quanto dove c’è il telefono c’è, di solito, anche il proprietario. La mancata risposta alle eventuali telefonate pervenute in Via le Murie poteva essere facilmente giustificata nel trovarsi in altra stanza rispetto al telefono o nella modalità “silenzioso” in cui si trovava inavvertitamente il cellulare.

Cremona 22 09 2019 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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