Set 15 2019

la legge del più forte-milletrecentosessantacinque 15 09 2019

Published by at 9:23 pm under Pubblica Amm.ne

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – MILLETRECENTOSESSANTACINQUE Dal Dubbio, tratto da un articolo di Valter Vecellio: —“Cinico mercante di morte”, definisce Enzo Tortora il Pubblico Ministero Diego Marmo; e aggiunge: “Più cercavamo le prove della sua innocenza, più emergevano elementi di colpevolezza”. Le “prove” erano la parola di Giovanni Pandico, un camorrista schizofrenico, sedicente braccio destro di Cutolo: lo ascoltano diciotto volte, solo al quinto interrogatorio si ricorda che Tortora è un camorrista. Pasquale Barra detto “o nimale”: in carcere uccide il gangster Francis Turatello e ne mangia l’intestino… Con le loro dichiarazioni, Pandico e Barra danno il via a una valanga di altre accuse da parte di altri quindici sedicenti “pentiti”: curiosamente, si ricordano di Tortora solo dopo che la notizia del suo arresto è diffusa da televisioni e giornali— Le prove dei processi Iori; ieri abbiam visto come perfino il Dna viaggia e si sposta a furia di liberi convincimenti del giudice, oggi esaminiamo la mezza paginetta 56: —UN PARADOSSO SIGNIFICATIVO Può pertanto concludersi che i dati relativi alle consulenze in materia biologica e di impronta non portano affatto alla ineludibile affermazione che Claudia Ornesi si suicidò, ma sono addirittura meglio compatibili con l’ipotesi accusatoria. Guardano tali risultati non solo dal punto di vista settoriale dello specifico dato esaminato ma in modo complessivo, assume molta importanza non solo la disamina degli esiti positivi, quelli in cui è si è riusciti a trovare ed attribuire a taluno qualche traccia, ma anche l’esito negativo di quasi tutti gli altri numerosi accertamenti, esito negativo che – come innanzi visto per i blister – non appare logicamente spiegabile con l’ipotesi del suicidio mentre appare congruo con quella del duplice omicidio e di una attività dell’imputato volta, dopo gli omicidi, a far sparire ogni traccia della sua presenza. La conseguenza, lo si anticipa in questa sede, è significativamente paradossale e vale anche in relazione a cosa rinvenuto ( o meglio: non rinvenuto) sulla scena del crimine. Invero, in riferimento alla figura dell’imputato Iori Maurizio, egli appare completamente assente dalle tracce e dalla scena del crimine. Nessun segno di presenza di Iori quella sera in casa, nessuna impronta digitale nessuna traccia di suo DNA , fatta eccezione per quell’unica traccia, sfuggita(gli), di DNA sul tappo verde di una bombola. Tutto ciò è congruo nella misura in cui l’imputato, autore dei delitti, fa tutto il possibile per cancellare le proprie tracce ed intende difendersi, ove interrogato dalle Autorità, asserendo di non essere mai stato quella sera a casa di Claudia e di nulla sapere di bombole e fornelli: è quello che Iori ha detto nell’immediatezza del fatto, il giorno dopo gli omicidi, quando ancora pensava di potersela cavare in quel modo— Iori, sempre secondo la motivazione di primo grado qui esaminata, si ferma in casa tre ore almeno per cancellare le sue tracce e dimentica il tappo di una delle 4 bombole!! e poi come si fa a sostenere che non esistono in una casa che frequentava da due anni; quattro giorni prima si ferma a cena e mangiano la famosa insalata di riso preparata dalla madre di Claudia, e non immagina, secondo i giudici, che madre e figlia si raccontino tutto dei loro incontri……

Cremona 15 09 2019 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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