Set 14 2019

la legge del più forte-milletrecentosessantaquattro 14 09 2019

Published by at 8:25 pm under Pubblica Amm.ne

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – MILLETRECENTOSESSANTAQUATTRO Dal Dubbio, tratto da un articolo di Valter Vecellio: —“Cinico mercante di morte”, definisce Enzo Tortora il Pubblico Ministero Diego Marmo; e aggiunge: “Più cercavamo le prove della sua innocenza, più emergevano elementi di colpevolezza”. Le “prove” erano la parola di Giovanni Pandico, un camorrista schizofrenico, sedicente braccio destro di Cutolo: lo ascoltano diciotto volte, solo al quinto interrogatorio si ricorda che Tortora è un camorrista. Pasquale Barra detto “o nimale”: in carcere uccide il gangster Francis Turatello e ne mangia l’intestino… Con le loro dichiarazioni, Pandico e Barra danno il via a una valanga di altre accuse da parte di altri quindici sedicenti “pentiti”: curiosamente, si ricordano di Tortora solo dopo che la notizia del suo arresto è diffusa da televisioni e giornali— Le prove dei processi Iori; il trionfo del libero convincimento dei giudici sull’ultimo ritrovato della scienza, il Dna; dalla motivazione di primo grado, che però dimentica la dichiarazione, non contraddetta dai colleghi, del perito della difesa, il Dna resta nel 10% dei casi; potrebbe anche non restare sul volante della propria auto; da pagina 52 in avanti le conclusioni dei giudici, che “smentiscono” i fatti, ecco come: a base di potrebbe, dovrebbe eccetera, il Dna che scagiona abbondantemente Maurizio Iori, fu trasportato casualmente dai soccorritori! — 4.3 RISULTATI E VALUTAZIONI La difesa dell’imputato ha molto insistito sulle risultanze in tema di impronte e di DNA, che sarebbero tali da far arrivare alla necessaria conclusione che si trattò di suicidio di Claudia Ornesi e non di duplice omicidio. Tali conclusioni appaiono però fuorvianti ed errate e pertanto si esaminano partitamente i risultati.

DNA DI IORI LIVIA SU COMPRESSA DI XANAX TROVATA NEL LETTINO

Nel capitolo 3 (autopsia ed indagini tossicologiche pag.31 – 32 ) si è già argomentato su come tutto induca a ritenere che la compressa sia stata posta ad arte dall’imputato nell’ambito della simulazione del suicidio. Va precisato che dal punto di vita scientifico non vi è prova che la traccia biologica di Livia sia riconducibile a saliva.

PROFILO MISTO ORNESI/IORI SU TAPPO DI PLASTICA VERDE DI UNA BOMBOLA

Appare verosimile che l’imputato, avendo portato in casa di Claudia le 4 bombole ed i 4 fornelletti ( contenuti probabilmente nello zainetto contestualmente comperato il 16 luglio al Carrefour di Carugate, ove, come da testimonianza della cassiera ,erano stati riposti tutti gli acquisti) all’asserito scopo di scaldare le salse, abbia mostrato a Claudia, per farle vedere come funzionava, una bombola, toccando insieme a lei un tappo e dimenticando poi, nella fase finale, di eliminare le sue tracce da tale reperto.

PROFILO MISTO CLAUDIA ORNESI/IORI LIVIA SULLA MANOPOLA DI UNA BOMBOLA

Ad avviso della difesa la traccia in questione proverebbe che Claudia Ornesi ha adoperato la manopola per realizzare il suicidio. In realtà, molto più semplicemente, potrebbe ben essere che Claudia e Livia abbiano toccato la manopola mentre per curiosità esaminavano uno dei fornelletti ( la manopola è pertinente al fornelletto) appena portati da Iori.

Tuttavia, ad avviso della Corte, l’ipotesi più probabile è che il rinvenimento delle tracce in questione sia frutto di una accidentale contaminazione.

Al riguardo deve rilevarsi che nel corso dell’udienza del 24 ottobre 2012 sono stati lungamente sentite tutte le persone ( personale medico e paramedico, vigile del fuoco,poliziotti) che fecero ingresso nell’appartamento dopo la scoperta dei cadaveri ed a ciascuna, sia nelle indagini preliminari che in dibattimento, è stato chiesto di ricostruire la sua condotta e la sequenza dei movimenti e delle azioni compiute.

In tale contesto è emerso come dato certo che bombolette e relativi fornelli vennero trasportati dalla stanza da letto al balcone dai soccorritori che, muniti di guanti di latice, avevano in precedenza toccato entrambi i cadaveri ( per effettuazione ECG, rianimazione ed altro) .

In particolare la infermiera Pernatsch, già citata per la precisione dei suoi ricordi,ha ricordato (verb. trascr. 176-177) che dopo i disperati tentativi di rianimazione ella stessa prese almeno due delle bombolette, toccò proprio le manopole dei fornelli facendole girandole per chiudere l’eventuale erogazione, portando poi le bombolette stesse sul balcone e che identica manovra fu fatta da uno dei volontari della Croce Verde per le altre due bombole.

Pertanto, attesa la sequenza dei fatti, è ben possibile -come confermato anche dai consulenti tecnici (cfr.dr Giuffrida sul punto a pag.33/34 e dr. Gugliandolo a pag.81 verbale 12/12/12) – che i guanti dei soccorritori ( la Pernatsch e il volontario) , toccando i cadaveri, abbiano raccolto tracce biologiche dei medesimi e che un guanto, così “contaminato”, abbia trasferito il DNA sulla manopola di una delle bombole, non semplicemente sfiorata o toccata, ma appositamente ( e quindi con una certa intensità) azionata e ruotata per la chiusura.

DNA DI CLAUDIA ORNESI SU UN BLISTER DI XANAX

Ad avviso della difesa la traccia in questione proverebbe che Claudia abbia, in esecuzione del suo progetto di suicidio, spontaneamente premuto il blister per far uscire le compresse da ingerire.

Tuttavia l’affermazione non è affatto dirimente in quanto anche in questo caso, appare molto probabile che , come nel caso innanzi esaminato, si sia in presenza di tracce biologiche trasportate per contaminazione sul blister.

Va infatti rilevato che è assolutamente certo ( per dichiarazioni dello stesso interessato e dei soccorritori sentiti) che il dr. Giuseppe Lupi, il medico che dirigeva le operazioni di soccorso, prima effettuò, coadiuvato dalla infermiera Pernatsch, le operazioni sui corpi esanimi, compresa la digitopressione per valutare le macchie ipostatiche, e poi con i medesimi guanti in latice usati per toccare il corpo di Claudia andò ad esaminare e toccare ciascuno dei 10 blister lasciati sul tavolino del soggiorno.

Il dr. Lupi ben può essere stato pertanto l’involontario trasportatore di tracce biologiche della Ornesi su un blister da lei mai adoperato.

Questa conclusione si rafforza ancor più se si considera che è stata riscontrata una sola traccia della Ornesi su un unico blister pur essendo stati analizzati tutti i dieci blister.

Ma se si ipotizza che Claudia Ornesi, sconvolta, decide di suicidarsi( e di uccidere la figlioletta) iniziando con la ingestione dello Xanax che aveva da qualche parte in casa , l’effettuazione di 95 pressioni digitali per far uscire le compresse dal blister avrebbe dovuto lasciare ripetute tracce biologiche ( ed impronte digitali) su tutti i blister!

Proprio la mancanza di qualsivoglia traccia di Claudia ( e di chiunque altro) sugli altri 9 blister pone in fortissimo dubbio che Claudia abbia veramente usato i blister per servirsi a scopo suicidari delle compresse.

Si conferma pertanto l’ipotesi accusatoria – già sopra esaminata – secondo cui i blister lasciati sul tavolo attengono alla attività simulatoria posta in essere dall’imputato per far credere che vi era stato un suicidio con visibile ingestione di un ingente quantitativo (95) di compresse di Xanax mentre in realtà l’alprazolam ( il principio attivo) venne somministrato in forma liquida. I blister, compiuto l’omicidio, non avevano su di essi nè tracce di DNA nè impronte digitali:Iori, attento a non lasciare alcun segno di sè,li svuotò usando ovviamente i guanti e Claudia Ornesi non li vide e toccò mai da viva. Solo per mero accidente, dopo la morte, una traccia biologica di Claudia Ornesi raccolta dal dr. Lupi, fu da lui trasferita su uno dei blister che esaminò.

Cremona 14 09 2019 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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