Set 08 2019

la legge del più forte-milletrecentocinquantotto 08 09 2019

Published by at 9:46 pm under Pubblica Amm.ne

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – MILLETRECENTOCINQUANTOTTO Dal Dubbio, tratto da un articolo di Valter Vecellio: —“Cinico mercante di morte”, definisce Enzo Tortora il Pubblico Ministero Diego Marmo; e aggiunge: “Più cercavamo le prove della sua innocenza, più emergevano elementi di colpevolezza”. Le “prove” erano la parola di Giovanni Pandico, un camorrista schizofrenico, sedicente braccio destro di Cutolo: lo ascoltano diciotto volte, solo al quinto interrogatorio si ricorda che Tortora è un camorrista. Pasquale Barra detto “o nimale”: in carcere uccide il gangster Francis Turatello e ne mangia l’intestino… Con le loro dichiarazioni, Pandico e Barra danno il via a una valanga di altre accuse da parte di altri quindici sedicenti “pentiti”: curiosamente, si ricordano di Tortora solo dopo che la notizia del suo arresto è diffusa da televisioni e giornali— Le prove dei processi Iori; più che una prova, questo è uno dei più bei ragionamenti dell’intero caso; dalla motivazione del primo grado, dove appaiono le prove che Appello e Cassazione han tenute buone senza nemmeno fiatare, pagina 35: —Facchi Pasqua ( ma la circostanza è ricordata anche dal marito) ha riferito che Claudia, commentando con lei il giorno dopo, come sempre, la serata passata con Iori, le disse, che l’insalata di riso che la madre le aveva lasciato per la cena con l’imputato, aveva un sapore strano e che dopo la cena ella dormì profondamente per tutta la notte. Considerando che il 16 luglio rientra nell’arco temporale indicato dai c.t. per la (unica) assunzione del diazepam avvenuta prima della sera della morte e tenuto conto che il Valium in gocce è abitualmente usato nel reparto di oculistica ( cfr. testimonianze medici del reparto), si prospetta la concreta possibilità che quello strano sapore e quel forte sonno siano dipesi da una clandestina somministrazione di piccola dose di diazepam in forma liquida. Il senso dell’operazione può individuarsi in quello, per un verso, di effettuare, per così dire, le “prove” del maggior evento programmato per il giorno 20 e per altro verso, di creare i presupposti ( somministro un po’ di valium il 16 luglio; il 20 rimetto ancora un po’ di valium insieme all’alprazolam) per far risultare – a supporto della simulazione del suicidio – che Claudia facesse uso di diverse sostanze e fosse, come si desumeva dall’uso del valium, depressa ed insonne. Ovviamente quella esposta è solo una ragionevole deduzione che trae lo spunto da alcune circostanze certe. Non si ravvisano peraltro altre possibili spiegazioni di quello che, altrimenti, rimane un mistero: se Claudia assumeva saltuariamente il Valium e l’ha assunto anche il 20 luglio perché non si trova in casa il medicinale, in gocce o compresse che fosse? E al mistero si aggiunge un altro mistero perché sorge spontaneo porsi anche un altro interrogativo : se Claudia ha deciso di uccidersi ed ingoia ( e fa ingoiare alla piccola) complessive 95 pastiglie di Xanax, perché mai si preoccupa di prendere anche una ( o due) compressa di Valium, o una piccola dose di Valium in gocce, quando lo Xanax non è ancora finito, residuando altre 5 pastiglie? La risposta, in termini di alternativa decisoria, appare sufficientemente chiara— Anche per me è chiaro, spero lo stesso per il lettore, che se i giudici non capiscono perché Claudia non abbia finito le 5 pastiglie di Xanax, lo stesso vale per Maurizio Iori, prove del maggior evento a parte; poi non dimentichiamo mai che Iori è un medico e sa quanto l’autopsia rilevi: dà il Valium e poi, per far cadere i sospetti su di sé, porta via il boccettino?

Cremona 08 09 2019 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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