Dic 21 2018

la legge del più forte-millenovantasette 21 12 2018

Published by at 11:21 am under costume,cronaca cremonese,cronaca nazionale,Giudici

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – MILLENOVANTASETTE
Non vorrei fosse passato nel dimenticatoio il caso Iori, ecco allora la decisione di pubblicare a puntate il mio libretto, un settanta pagine; ventunesima puntata:
—DER PROZESS, UN’IDEA DI FRANZ KAFKA: QUANDO IL PROCESSO HA TROPPE LETTURE DEVE USCIRE DALLE AULE DEI TRIBUNALI!
Così si formano le prove, e guai a ridere di una sentenza, che dev’essere rispettata, emessa com’è in nome del popolo italiano! La saga della “pastiglia ritrovata”, che da sola varrebbe l’assoluzione, rimane nel verbale dell’udienza in cui si formano le prove, ma non ha posto nella motivazione delle sentenze, né per essere tenuta buona, né per essere sconfessata; è troppo pericolosa per la tesi dei giudici, quindi: come non fosse mai esistita! Hai capito, lettore inesperto, hai capito il senso del: Il caso Iori, oggi a lui, domani a te? A dividere noi persone comuni dal mondo dei Tribunali non è solo il linguaggio, che già basterebbe; cito un classico: mai scrivere “diede una coltellata”, ma “attinse con un coltello”; è il modo di vedere le cose, e la pastiglia di sopra è una delle tante evidenze: il teste Marchetti, della Polizia, ha visto due pastiglie accanto al corpo della piccola Livia e, esatto o non sia il ricordo, sarà la Corte in Camera di consiglio a deciderlo, secondo il codice; invece no, la decisione deve essere presa in Aula, e a iniziativa del teste, che “deve decidere” lui di aver sbagliato, ha visto una sola pastiglia, quella lontana dalla bocca. Non voglio essere frainteso, Pm e Presidente sono in buona fede, convinti della loro verità, e sta proprio qui il guaio di tanti processi; prendo a prestito il motto del ’68 francese: l’immaginazione al potere! Maurizio Iori è colpevole perché, interrogato dalla Giudiziaria il giorno stesso del ritrovamento dei corpi, invece di dire la verità nega tutto, non era a cena con Claudia e Livia la sera prima, come non sapesse che gli Ornesi, frequenta Claudia da 4 anni, sapevano, perché si raccontano tutto; non ha comprato le bombolette, dunque se nega è colpevole; non conta che la bugia sia tanto fragile da saper lui stesso che non può tenere: il seguito sarà visto dai suoi giudici sotto quella luce, bugiardo perché colpevole, ma va bene anche il contrario: colpevole perché bugiardo! Per cui se l’agente Marchetti ha visto la pillola di Xanax tra il vomito di Livia, il che vuol dire che Livia l’ha presa, il che vuol dire che può averla presa solo dalla mamma, è chiaro che l’agente Marchetti ha visto male, perché certamente Maurizio Iori è un assassino!
Così si formano le prove, anche quelle “pesanti”, e il cittadino, se non ha seguito il processo come ho fatto io, udienza su udienza, atto su atto, manco se ne accorge: legge solo il risultato finale scritto nella sentenza, una pastiglia integra, appoggiata ad arte da Iori ai piedi della bambina! Attenti lettori, quando siete invitati in Tv ai talk show col Davigo di turno che insiste: tutti imputabili, via la prescrizione! a non applaudire con troppa facilità solo perché il segnalatore ve lo ordina; l’imputato che si immagina, quando non è un Berlusconi è un Alberto Stasi, cioè uno su cento: ma gli altri 99, nei processi reali, siamo noi. E se ci va, la sintesi del capitolo può essere: il giudice italiano non esamina, crea, se vuole! Che poi, come vedremo, è la differenza fondamentale del caso Iori con gli altri famosi, dove un morto ammazzato c’è sempre, qualche prova anche: qui un suicidio evidente, le prove, più o meno, tutte senza eccezione “alla pastiglia che si sposta”.

Cremona 21 12 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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