Dic 04 2018

chi dirige il giornale la provincia 04 12 2018

Published by at 7:53 am under costume,cronaca cremonese,Striscia La Provincia

Qualche osservazione dell’amico Indiana Jones sulla gestione della Provincia fin che c’è; fin che c’è, naturalmente………………..
CHI DIRIGE IL GIORNALE LA PROVINCIA
È inconcepibile che in SEC Spa – società di capitale con finalità di lucro – succeda tutto questo. Provate a immaginare se il valido direttore dei media del Gruppo Arvedi Mario Silla può permettersi con l’azionista di riferimento di ignorare la gestione come è concesso al direttore de La Provincia, oppure se gode dello stesso contratto e retribuzione, ovvero se dispone di una redazione sovraffollata come quella del quotidiano in questione, tenendo presente che gran parte degli articoli non riportano neanche la firma dell’autore, a differenza di altri quotidiani. Le stesse domande provate a farle alla presidente del giornale Libertà di Piacenza e noterete la differenza di stile e di preparazione rispetto ai vertici societari/dirigenziali de La Provincia di Cremona.
Posto dunque che il direttore de La Provincia svolge di fatto essenzialmente la funzione di “responsabile” per le notizie che vengono diffuse, chi si occupa della parte gestionale? Lo spazio lasciato libero dal direttore del giornale, oltre quello vacante dopo il licenziamento del dirigente preposto, è stato occupato da quanto risulta, dall’ex agente Publia oggi promosso responsabile della provvista pubblicitaria che imperversa al giornale decidendo tutto, dalla prima pagina selezionando le notizie e il loro posizionamento, oltre che scelte sul personale e di programmazione si dice con l’avallo della presidenza, creando un clima di paura tra i dipendenti sfociato anche in una rissa a suon di schiaffi con tanto di ricovero del povero grafico soccombente. Costui è un commerciale puro, che ha interesse solo a fare fatturato assieme agli agenti, quelli che resistono (compare da mesi l’annuncio sul giornale per la ricerca di nuove leve), operando con un listino aperto per garantirsi floride provvigioni, poi se una parte consistente di tale fatturato non si incassa i problemi restano alla società che ogni anno deve svalutare tali crediti. Di norma il commerciale non dispone, non comanda ma si adegua alle direttive dell’azienda e si limita ad attuarle ed è assoggettato, assieme agli agenti, al controllo serrato e impietoso della società. Provate a chiedere anche ad altri quotidiani e vedrete cosa rispondono – anche a costo di ripetere il concetto, si può affermare con tranquillità che in tutte le società editoriali gli agenti e il loro responsabile si attengono a regole scrupolose e al controllo intransigente del direttore generale e dei vertici societari che tutti i giorni, ripeto tutti i giorni esercitano le proprie funzioni e conoscono alla perfezione la gestione del giornale, affiancati lealmente dalla dirigenza e in caso di incongruenze il responsabile si deve giustificare in modo credibile, altrimenti si cambia.
Le previsioni di fatturato di tale soggetto, pur assicurando tutti gli anni risultati in crescita della provvista pubblicitaria, hanno sempre fatto registrare a consuntivo dati decrescenti o forse è meglio definirli deprimenti, del -10/12% e oltre tutti gli anni. Anche in questo caso se dovessimo rappresentare l’andamento con un grafico verrebbe rappresentato da una linea rossa costantemente in flessione. La colpa ovviamente è della crisi – anche altri quotidiani locali hanno subito perdite in buona parte recuperate, certamente non paragonabili a quelle de La Provincia che si è messa nelle mani dell’allievo migliore del predecessore Puviani, meglio noto come “er pomata” per il vezzo che aveva di presentarsi imbellettato, approdato in Publia dopo l’esperienza conclusa frettolosamente alla Manzoni di Milano – costava tanto, ma faceva guadagnare bene il giornale – altrettanto non si può dire di costui, più avvezzo all’organizzazione di eventi del tipo “le corde dell’anima” che tutti ricorderanno per le spese anomale e le perdite sonanti per la società, nonostante i congrui contributi accordati dal Comune. La scommessa che l’attuale responsabile di Publia aveva accettato era di risollevare le vendite a Crema, sua città d’origine e zone limitrofe – l’ha persa clamorosamente per diversi anni e la società lo ha ripagato assumendolo, come si giustifica? Pare che il medesimo, si dice, stia cercando di passare la raccolta pubblicitaria a una società esterna per sgravarsi del problema e mollare i suoi agenti, ma detta società non ha preso in considerazione la proposta, tenuto conto della bassa diffusione del quotidiano – non sa più come riciclarsi. E pensare che a settembre 2014 il medesimo aveva presentato le dimissioni, peccato non averle accettate, ma qualcuno è stato generoso con lui e ancora oggi lo sponsorizza e lo tutela a fronte dei deludenti risultati conseguiti, così come per il direttore del giornale – chiedetevi il perché, le risposte sono consequenziali. Come pure è noto il santo protettore dei due campioni che tutt’ora condiziona la gestione e la linea editoriale del quotidiano, sempre pronto a rientrare in pista, anche perché c’è qualcuno che lo rimpiange, magari come amministratore delegato con lauto compenso e auto di servizio a spese degli agricoltori aderenti alla Libera, azionisti del quotidiano.
Al giornale si va avanti con concorsi vari, dal caffè alla pizza, tentata vendita di libri, speciali di Publia a ripetizione al solo scopo di aumentare le pagine di tiratura, compresa l’inutile rubrica delle fake news, ma nessun amministratore si preoccupa di chiedere ai due fenomeni di presentare prima il budget di tali iniziative con la previsione delle entrate pubblicitarie e delle spese per la stampa delle pagine aggiuntive moltiplicate per le copie in tiratura e solo in caso di effettiva convenienza procedere e controllare poi a consuntivo tali iniziative, perché oltre a essere costose non fanno vendere una copia in più del giornale – è provato – ma vanno avanti pur di presentare ai lettori un giornale a 52-56 pagine per cercare di mantenere un decoro che oramai è solo un ricordo e un rimpianto.
È doveroso concludere con un invito ai nuovi amministratori che verranno eletti in Libera, azionista unico della società editrice de La Provincia, abbiate il coraggio di cambiare, perché se non si è capaci di fare i conti con il passato non si costruisce il futuro – non basta la negazione del lutto, bisogna elaborarlo. L’alternativa è impantanarsi di nuovo in una gestione opaca e poco razionale che, se non interrotta, non tarderà a manifestare gli effetti nefasti che già si delineano all’orizzonte.
Un consiglio, invece, agli attuali amministratori in vista del consiglio di dicembre, leggete con attenzione e cominciate a fare domande e pretendete delle risposte chiare e documentate dal presidente, non dall’economista, che fino ad oggi vi ha rassicurati e fate contare il vostro voto.

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