Nov 04 2018

libera di nuovo in crisi-due 04 11 2018

Published by at 10:56 am under costume,cronaca cremonese

Indiana Jones, di nuovo all’opera, dimentica di sottolineare, pur se al lettore attento non sfugge, che i successori di Piva han fatto peggio di lui……
LIBERA DI NUOVO IN CRISI ANDRÀ AL VOTO ANTICIPATO – DUE Sull’indicizzazione vale la pena rammentare l’esperienza UNALAT in collaborazione con ISMEA, ma non sono capaci neanche a copiare – e cosa è in grado di mettere in campo la Libera? – l’OP MondoLatte (sempre modesti) che associa uno sparuto numero di produttori, tanto che non è stata riconosciuta dalla Regione Lombardia in quanto carente dei requisiti essenziali. Oltre a ciò la Libera è stata capace, a fronte di prezzi imposti da taluni industriali non rispondenti ai contratti sottoscritti, di invitare i soci a rivolgersi ognuno al proprio Legale per contestare le fatture – tradotto arrangiatevi da soli – quando invece la Coldiretti ha tenuto riunioni sul territorio e ha garantito a tutti l’utilizzo dei Legali pagati dall’associazione. Inoltre, segue con attenzione l’evoluzione dei mercati europei e internazionali, abituando gli iscritti a tenere conto delle variabili conseguenti e a perseguire con convinzione la qualità delle produzioni, la difesa dell’origine con evidenza in etichetta, la filiera corta e la vendita diretta a km0, gli agrimercati, le fattorie didattiche e gli agriturismi, portando avanti con soddisfazione tali posizioni in sede nazionale e comunitaria guadagnando la fiducia dei consumatori italiani e dei mass media nazionali.
Sempre per tale settore occorre prendere atto che il Presidente del Consorzio di tutela del Grana Padano Cesare Baldrighi, rappresentante Libera 100%, sta consentendo da anni la produzione e l’immissione sul mercato di forme “smarchiate” che vanno a fare concorrenza nella distribuzione in termini di qualità/prezzo a quelle marchiate e stagionate nel rispetto del disciplinare. Basta guardare, invece, come si muove il Consorzio del Parmigiano che non ammette deroghe in tal senso e garantisce ai conferenti prezzi migliori e stabili. Sapete qual è stata la proposta della Libera? Chiedere al Ministro di imporre alla “grande distribuzione” di non posizionare lo smarchiato vicino a quello tradizionale, anziché chiedere al proprio rappresentante Baldrighi di far deliberare dal Consorzio di non ammettere più tale dannosa concorrenza che viene portata avanti, si dice, anche da taluni consiglieri. L’alternativa sono le dimissioni di Baldrighi sul tavolo del Ministro, perché è arrivato il momento del ricambio, esattamente come per Piva.
Oppure vogliamo parlare del prezzo del latte che viene riconosciuto da rinomate cooperative di trasformazione cremonesi ai soci conferenti, amministrate da uomini di riferimento della Libera, ben inferiore a quello pagato da altre strutture similari. Anche in questo caso la Libera tace e nulla prevede per migliorare la situazione.
Riguardo la Fiera, Bilanci a parte, al tavolo ristretto che ha accolto il Ministro Centinaio qualche giorno fa, il presidente Nolli lo ha invitato, assieme al pari grado Zanchi, a proteggere (e se possibile finanziare) la Fiera di Cremona e in particolare di tutelare la manifestazione sul bovino da latte impedendo iniziative similari che potrebbero nascere in altre Fiere. In questo caso siamo passati da una posizione, ripetutamente affermata di supremazia di caratura internazionale, a quella che normalmente il WWF riserva per le “specie in via di estinzione”, quindi meritevoli di iniziative e cure speciali – a questo hanno ridotto la Fiera, ma non si vergognano? Hanno a disposizione il giornale, perché non rispondono alle puntuali e schiette considerazioni che ha reso pubbliche nei giorni scorsi la Coldiretti sullo stato della Fiera e sulle motivazioni espresse in merito alla posizione assunta, mentre invece costoro continuano a piangersi addosso, cercando di scaricare su altri 15 anni di gestione dissennata della Fiera guidata dall’accoppiata Piva/Bianchedi, scappati a gambe levate dopo che hanno preso atto del disinteresse e dell’abbandono dei soci pubblici, lasciando tutti i problemi sul tavolo senza alcuna soluzione, in particolare l’esangue posizione finanziaria in attesa del salvatore che sborsa € 5milioni, se bastano. Potevano anche evitare di scomodare il commendator Pietro Mondini per evocare i fasti di un tempo che andavano rammentati a Piva e alla Libera, gli unici responsabili, e non ad altri. Al di là dei piagnistei vedremo il Bilancio 2018 della Fiera cosa riserva e se usciranno i veri numeri dei visitatori/espositori riconciliati con quelli di CFI di Confindustria – intanto Zanchi parte a -€ 300.000 con la chiusura in perdita dell’Ufficio di New York voluta da Piva a gennaio 2018.
Anche sull’APA di Cremona oramai sorridono anche le nutrie assieme agli allevatori sul penoso piagnisteo della Libera che dura da più di un anno, piuttosto che assumersi le proprie responsabilità anche in questo caso in ordine a Bilanci con sorprese visto che chiudeva in perdita da sei anni, oltre che nel mancato rispetto delle più elementari norme procedurali e di gestione, in primis il Collegio Sindacale del quale ne faceva parte proprio Bonacini con tanto di compenso, senza avere i titoli per farlo, pur amministrando l’APA ingenti contributi pubblici. Pure in questo caso hanno invocato a ripetizione la tutela della “specie in via di estinzione”, sollecitando tutte le Istituzioni comprese quelle Religiose non sapendo più a che Santo votarsi.
Si sono tenute le elezioni di rinnovo dell’ARAL e la Libera è partita alla riscossa col motto “riprendiamoci l’APA” lanciato da Bonacini – risultato: hanno preso una batosta memorabile dalla Coldiretti Cremona che se la ricorderanno per un bel pezzo. E poi diciamolo con franchezza, in questo frangente sono stati dei pivelli che hanno sottovalutato la forza, la sagacia e la capacità di strategia della Coldiretti, qualità a loro sconosciute.
Non da ultimo il Consorzio Agrario di Cremona, amministrato fino al 2015 da Ernesto Folli da Grumello, fido scudiero di Piva e consigliere Libera con ambizioni da presidente, pure in questo caso con evidenti problemi di Bilancio oltre che di indubbi benefici che si erano concessi a danno di tutti gli altri soci, dai quali sono stati cancellati con libere elezioni. Anche nel rinnovo del 2018 sia Bonacini che Nolli erano partiti lancia in resta per riprendersi il Consorzio – dai risultati elettorali la lista Coldiretti ha quasi doppiato la Libera – 4 a 0 e palla al centro. Sulla perdita della presidenza ENPAIA dopo la gestione Piva vi abbiamo già riferito, in conto della Libera e Confagricoltura. Per chiudere rammentiamo anche le elezioni di rinnovo dei Consorzi di Bonifica DUNAS e NAVAROLO concluse con il pieno successo delle liste presentate da Coldiretti Cremona.
È evidente che gran parte dei soci della Libera non seguono più le direttive e le indicazioni di voto che ricevono, spesso telefonicamente, preferiscono non presentarsi e, se proprio devono, votano i candidati della Coldiretti – i dati lo dimostrano.
Con questi presupposti la Libera è veramente condannata all’estinzione, non basta il ricorso al WWF.
Hanno provato in tutti i modi a rifilare il giornale al cavaliere Arvedi al quale è bastata un’occhiata ai Bilanci per declinare l’offerta, in verità molto insistente. Con tutto il rispetto il commendator Pietro Mondini ci eviti anche la commemorazione de La Provincia che fu, anche se siamo nel periodo adatto.

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