Giu 02 2015

osservazioni di un associato-centosettantacinque 02 06 2015

Published by at 10:43 am under cronaca cremonese,Striscia La Provincia

OSSERVAZIONI DI UN ASSOCIATO – CENTOSETTANTACINQUE
Come il Giuramento della Pallacorda, al tempo della Rivoluzione francese: il re, che non s’accorge di quanto la ghigliottina sia al fianco suo e dei nobili, un po’ come oggi Pivantonio e i pivantonini, consulenti esterni compresi, vieta la sala del Parlamento ai deputati del Terzo Stato, cioè quelli che tengono in piedi la Francia; loro non fanno una piega, si riuniscono in una sala accanto, quella della Pallacorda, appunto, e vanno avanti per la loro strada, e la Rivoluzione porta la civiltà in Europa!
Così sia della nostra assemblea del Piazzale davanti a CremonaFiere, al termine dell’assemblea ordinaria condotta da re Pivantonio, che regna senza farsi vedere, e dai nobili Filippini Folli Reverberi Guidimario Lanzoni Valcarenghi eccetera; a meno che voi, amici agricoltori veri, abbiate trovato l’iniziativa e il coraggio di intervenire in massa all’assemblea ordinaria e bocciare sonoramente il bilancio, che comporta le obbligatorie dimissioni di chi ha avuto la sfacciataggine di presentarvelo, e il commissario a preparare il nuovo voto, sperando sia corretto, ma di nuovo, qui, sta ancora a voi amici agricoltori veri controllare lo sia!
Insomma, gratis non si ottiene niente; come sperare che i campi si seminino da soli o il mercato vi paghi il doppio!
Ma già, non tanti, bastano una decina di voi a fare domande pertinenti a damigel Filippini, o Criniera Ardigò, lo incaricasse della risposta, e l’ufficialità va in crisi. Non fatevi incantare dalle balle che i pivantonini spargono da mesi: è la crisi che colpisce tutti, siamo ben patrimonializzati, abbiamo risorse e soprattutto ottimi professionisti, Zanolli Pennadoro Vittoriano su tutti eccetera. Cominciate dal punto debolissimo su cui non c’è difesa perché i fatti parlano da soli, la Provincia fin che c’è, il cancro del Gruppo, che da sola produce oltre la metà del debito. Prima domanda: perché La Libertà di Piacenza, con un direttore bravo, la metà dei giornalisti, vende quasi il doppio in copie e guadagna perfino nella pubblicità? Non fatevi incantare da scuse o argomenti che farebbero ridere un bambino dell’asilo, e insistete fin che non arriva la risposta precisa: perché son più bravi di noi!
Perché alla Libertà non avrebbero tenuto trenta giornalisti che scrivono ogni giorno, complessivamente, dalle 4 alle 10 pagine; perché alla Libertà non terrebbero sette anni un direttore che, prima ancor di scendere a elencare gli svarioni, mi servirebbe un tomo d’enciclopedia, dal pesce vivo servito in tavola, a temperatura ambiente, ai 130 centotrenta articoli persecutori contro il galantuomo Umberto Lonardi, che non s’è piegato a padron Pivantonio, ma ha servito fedelmente Cremona, in sette anni, ripeto: sette anni, non è riuscito a far nulla che impedisse, mese su mese, un calo inarrestabile di copie e pubblicità. Ma se non ve la sentite di scendere nei dettagli, come il Sorrentino di turno dicesse che i debiti del gruppo editoriale son solo 12 dodici milioni ma che si è in ripresa, dategli ragione, solo dodici, di cui sei del 2013/4, ma che s’impegni a spiegarvi come pensa di abbassarli, dato che non c’è in tutto il Gruppo una sola fonte che dia reddito, tant’è vero, e fategliela la domanda, che devono trovare il coraggio, ma a breve chiederanno ai soci un contributo straordinario. Fategliela questa domanda, con precisione e insistenza, e siccome vi risponderanno ch’è la solita balla di Flaminio Cozzaglio, rinfacciateglielo quando arriverà il momento!

Cremona 02 06 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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