Giu 01 2015

la trinità 01 06 2015

Published by at 9:37 pm under religioni

La Trinità
la “cosa” più seria
 
E’ la cosa più seria, la più originaria, la più carica di destino dell’uomo l’essere creato a immagine e somiglianza di Dio. Che è sempre così tangente alla nostra esistenza, alla nostra libertà, da sapere perché possiamo essere tempio dello Spirito Santo o addirittura peggio dei mostri, perfino può sapere perché e come possiamo non esserlo.
Gesù ci ha rivelato che Dio è relazione, comunione, perché è amore e tutta la sua creazione è all’insegna dell’amore.
Dio è uno: “Il monoteismo è l’eredità preziosa dell’ebraismo – spiega don Alberto nell’omelia di domenica – il dono di Israele è la lotta incessante contro l’idolatria che travolge e sfigura l’uomo riducendolo alla caricatura malinconica e angosciata di un idolo”.
Don Alberto: “Se Dio è relazione, lo è ad altro diverso da sé: da Padre a Figlio, da Colui che è l’origine di tutto e genera, al Figlio che riceve amore, fa spazio all’amore… lo Spirito Santo è – poi- l’amore che unisce incessantemente e creativamente Padre e Figlio… Queste relazione nel linguaggio di fede si dicono Persone.
Dopo la rivelazione di Gesù, non solo i Padri della Chiesa, i Santi, i teologi hanno meditato questo oceano luminoso di verità-realtà, ma anche letterati e poeti lo hanno intuito ed espresso e i filosofi lo hanno confermato razionalmente: pure l’uomo è relazione; esiste grazie alla relazione di un padre e di una madre, coi quali forma una “trinità” che – invece – la micidiale teoria del gender vuole cancellare e degradare il concepimento a un  prodotto da laboratorio in un mostruoso delirio di onnipotenza, mettendosi così al seguito delle pazzie precedenti: quella comunista, quella razzista ed ora con la manipolazione genetica di tipo faustiano in una specie di patto col diavolo.
Don Alberto asserisce che “l’uomo porta l’impronta del Dio trinitario, chiamato, dunque, ad amare con gli stessi dinamismi che si trovano in Dio:
·         Ad amare secondo la dimensione paterna di Dio, che è uscire da se stessi per fare comunione con l’Altro;
·         amare secondo la dimensione filiale, che è quella di ricevere l’amore. Ama chi non soltanto chi dona amore, ma anche chi lo riceve, chi permette di essere amato;
·         amare secondo la dimensione dello Spirito Santo come vento e fuoco, con passione, aggredendo la sclerosi, l’omologazione, la banalizzazione del sacro, favorendo invece la creatività, la fecondità, il senso e la ricchezza delle differenze, che oggi sono minacciate dal pensiero unico”.
 
                                                                           Giovanni Borsella
 

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