Apr 17 2015

j’accuse-quattrocentocinquantadue 17 04 2015

Published by at 3:23 pm under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – QUATTROCENTOCINQUANTADUE
Imputati che fanno un processo ai pm, «parallelo», d’ora in poi, al processo vero che i pm stanno istruendo a carico degli imputati: a dimostrazione dell’insidiosità delle ricadute della norma, specie dopo l’abolizione di qualunque «filtro» di ammissibilità, il primo caso in Italia di ricorso alla nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati debutta con una azione contro lo Stato che mette nel mirino non l’attività dei giudici, alla fine di tre gradi di giudizio di un dibattimento ormai concluso nel merito con assoluzione definitiva; ma l’attività ordinaria dei pm, nel pieno di una indagine economica sfociata in un rinvio a giudizio, e come reazione a una incidentale richiesta dei pm sul patrimonio di una grossa società…………………………….. Il pezzo sopra è del Corriere on line di oggi, e tocca un problema enorme, come possa il cittadino difendersi a tempo e luogo dagli atti della magistratura che ritenga “ingiusti”. Il Corriere entra nella discussione come perlopiù si usa oggi, prende le difese di una parte, e gli argomenti buoni ci sono: contestare il giudice durante il processo allunga i tempi già fisiologicamente smisurati, in Italia. Però bisogna mettersi anche nei panni di chi subisce l’ingiustizia: chi accetterebbe volentieri i milioni dopo, per anni di galera prima? Temo che la scelta del sistema, aspettare la sentenza definitiva, o intervenire durante, sia complicata da dimostrare. Ma anche nei nodi che sembrano più ingarbugliati, basterebbe provvedesse nella più completa autonomia la magistratura stessa a lavare i panni sporchi in casa, invece di continuare a parlare di errori, pochissimi, per giunta: nel penale, dove l’ingiusto è molto più difficile da accettare, si può parlare di errori durante le indagini e i primi provvedimenti, quasi escluso al momento della sentenza, dove la legge chiede certezza al di là di ogni ragionevole dubbio, e salva la faccia al giudice, permettendogli l’assoluzione con la vecchia formula, anche se a parole diversa, dell’assoluzione per insufficienza di prove. Eppure sentenze chiaramente non basate sui fatti ce ne sono a iosa, e io di fatti sul caso Iori ne tiro fuori a valanga, ormai da tre anni, e non li vedo solo io, basta guardarli; sulle “prove” si era già espressa la Cassazione del 2012, dando un giudizio negativo; nel processo si sono ancor più rimpicciolite e Maurizio Iori si avvia ormai ai quattro anni di carcere, la vita sua e della famiglia rovinata per sempre, perché la legge permette a un giudice di scrivere in sentenza che non sa come ha fatto a dare lo Xanax alle vittime, perché non ha la sfera di cristallo, e non che i giudici d’Appello siano stati più convincenti. E uno Iori non deve avere il diritto di ribellarsi subito, perché il giudice deve lavorare senza essere disturbato mentre lui, e quanti come lui, marcisce in galera fino alla sentenza definitiva? Dove ci sono le sue impronte genetiche, è la prova ch’è l’assassino, e ha dimenticato di cancellarle, dove mancano, è la prova ch’è l’assassino perché le ha cancellate; se l’assassino per compiere il delitto deve avere le chiavi e il giudice non riesce a dimostrare le abbia, le ha perché è l’assassino! E un cittadino deve stare in carcere anni per rispetto della comodità del giudice, perché la Magistratura non vuole al proprio interno una sezione disciplinare che valuti che è in grado di fare il giudice e chi no?
Cremona 17 04 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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