Apr 13 2015

j’accuse-quattrocentoquarantotto 13 04 2015

Published by at 11:04 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – QUATTROCENTOQUARANTOTTO
Tutto ciò che non serve ai fini della sentenza, vien dimostrato: al momento, Maurizio Iori si curava più degli altri figli che di Livia.
“Né può dimenticarsi che l’imputato, ricevuta la lettera dell’avv. Pagliari che gli intimava di riconoscere la figlia quando fosse nata, aveva detto a Claudia, additandole l’addome: Claudia se tu fai del male a me ed ai miei figli io la faccio pagare a te e a quella lì. Non v’è chi non coglie, in questa emblematica affermazione, la conferma di quanto appena evidenziato, ovvero del fatto che Iori temeva che i propri figli avuti dalla prima moglie (con i quali era riuscito a mantenere un buon rapporto affettivo, nonostante la separazione) potessero risentirne della notizia dell’esistenza di Livia.”
E per questo timore, credo abbastanza diffuso e comprensibile in genitori separati, Maurizio Iori uccide, secondo Fischetti&Vacchiano, che come sempre, come tutti i colleghi, fin dalle prime indagini di Crema, prendono per oro colato ciò che esce dalla bocca di parenti e amici di Claudia. Ma ai due non basta: con la motivazione che han scritto, sotto gli occhi di chiunque voglia leggerla, si permettono lezioni di metodo alla Difesa, nota 219 pagina 175:
“I difensori dell’appellante, nel far presente che quella frase sarebbe molto risalente nel tempo e neppure così grave, in quanto semplicemente riconducibile a singoli gesti della vita quotidiana, mostrano ancora una volta di voler frazionare la disamina delle prove, così precludendosi di coglierne il coerente significato derivante da una loro unitaria e sinergica valutazione.”
Il classico: ma va’ al diavolo, che a volte ho ripetuto, indica una mia non latente volontà di far del male alla persona cui mi rivolgevo, però che sia un giudice dell’intero procedimento Iori, uno qualsiasi, a dar lezioni di metodo a un avvocato della Difesa, uno qualsiasi, è veramente troppo. Vi ricordo, cari lettori, come questi due qua, Fischetti&Vacchiano, per via del “metodo frazionato” che si permettono di rinfacciare ai difensori, ma per il loro bene, altrimenti non capirebbero come si difende, hanno superato le Termopili delle 95 pastiglie di Xanax. L’esito dell’autopsia non lascia dubbi: intossicazione acuta da Xanax, ma rifilare la quantità indispensabile a uno che non voglia, non è semplice, e allora ecco i due, Fischetti&Vacchiano, nell’opera di frazionamento, annegata in 21 pagine di chiacchiere superflue:
“Si appalesa sterile il tentativo dei difensori dell’appellante volto a dimostrare l’impossibilità per Iori di mischiare nel cibo e nelle bevande un così notevole quantitativo di Xanax, tenuto conto che i consulenti, pur avendo accertato come la concentrazione rinvenuta nel contenuto gastrico dei due cadaveri fosse elevata, non hanno potuto stabilire, neppure in via approssimativa, l’entità di tale quantitativo. Sicuramente elevata può essere considerata una dose di Xanax che apprezzabilmente superi quella terapeutica e comunque non necessariamente quella, notevolissima, indicata dai difensori dell’appellante.”
Visto come i due, Fischetti&Vacchiano, frazionano le prove, usando il potere enorme senza controlli che è loro dovuto in nome del popolo italiano? Le pastiglie non sono 95? dicano quante sono, perché anche solo dieci di nascosto quasi a digiuno è impossibile rifilarle a chiunque; a chi le ha date per prima e come, Claudia o Livia? Anche qui, silenzio assoluto, protetto dalla legge, e non è una scelta da poco indicarlo, perché, bazzecola, devi anche spiegare cosa faceva nel frattempo l’altra. Ma al giudice, nel principio del giusto processo, tutto è dovuto; l’avvocato, è un seccatore che deve imparare a stare al suo posto !

Cremona 13 04 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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