Apr 11 2015

il cigno nero 11 04 2015

Published by at 5:29 pm under costume,cronaca nazionale,Giudici

IL 9 APRILE AL TRIBUNALE DI MILANO E IL CIGNO NERO

Nel dolore per la morte del collega Fernando Ciampi e delle altre vittime di quanto avvenuto il 9 aprile al Tribunale di Milano, trova spazio qualche nota stonata. Quasi subito gli organi del ANM, Presidenti e autorevoli magistrati o ex-magistrati, con comunicati ufficiali e interviste, hanno qualificato il gesto come un prodotto delle “campagne di discredito” di “odio” e di “delegittimazione”, espressione questa più che abusata, nei confronti della magistratura. Ma non è così e chi ha veicolato questo messaggio, secondo me, è abbastanza acculturato per saperlo benissimo.
Le indagini sono appena all’inizio ma sullo sfondo dei tre delitti appare già il disturbo paranoide che, nelle sue varie forme e innescato dalle rovine economiche di oggi, è un classico della diagnostica psichiatrica ed è uno dei più pervasivi e pericolosi. Purtroppo chi ha la mente invasa da questo black out della ragione, talvolta nei processi è giudicato comunque “capace” ma molte volte no, rivolge spesso e improvvisamente la sua violenza contro chi ritiene “colpevole” di torti o ingiustizie irreparabili nei suoi confronti. Ciò accade nell’ambito privato ma anche, con frequenza, nei rapporti con la Pubblica amministrazione accusata, con la lenta maturazione di pensieri ossessivi, di essere all’origine di provvedimenti ingiusti. Molti avvocati, spesso nei loro studi, sono stati uccisi da loro clienti ex-clienti che li accusavano di una cattiva difesa. Per psichiatri, assistenti sociali e operatori sanitari essere aggredito o uccisi da un utente è un rischio professionale ben conosciuto. Una persona disturbata nel 2013 a Roma dinanzi a Palazzo Chigi ha sparato ad un Carabiniere rendendolo paralitico. Sempre nel 2013 un Vigile ha ucciso la donna sindaco di Cardano al campo ritenendola responsabile di un atto amministrativo ingiusto. A Milano nel 2003 un mio caro amico, psichiatra in una struttura pubblica e consulente del Tribunale è stato ucciso dinanzi al suo studio, colpito con le frecce di una balestra da un paziente, anch’egli fra l’altro medico, nei cui confronti aveva proposto un trattamento sanitario obbligatorio.
In tutte queste situazioni chi è impegnato in un servizio pubblico era chiamato a prendere decisioni a favore di qualcuno e contrarie a qualcun altro, proprio come fanno i Giudici, o comunque ad adottare provvedimenti che possono essere percepiti come ingiusti e persecutori. Da qui, nelle menti che hanno deragliato, nasce l’aggressione violenta. Ma in nessuno di questi casi, e giustamente, si è detto che esso fosse frutto di una campagna di odio contro gli avvocati, gli psichiatri, gli amministratori pubblici, i Carabinieri e si è semmai puntato l’attenzione sul miglioramento delle condizioni di sicurezza in cui queste categorie lavorano. E certo i Tribunali attraggono questo genere di persone, ne ho conosciute tantissime, in qualsiasi periodo, da trent’anni a questa parte. Agiscono senza motivazioni se non il loro disturbo e il loro fallimento. E non si dimentichi infatti che il Procuratore capo di Brescia all’inizio degli anni ‘80 fu ucciso nel cortile della Procura da un pazzo che pensava di aver subito un torto durante un processo. E allora non c’era nessuna campagna contro la magistratura, piuttosto c’era il contrario.
La “campagna di discredito” della magistratura, quindi, nei fatti del 9 aprile c’entra poco o forse nulla tant’è vero che accanto al collega Ciampi sono caduti un avvocato e un comune cittadino e se ne avesse avuto il tempo avrebbe ucciso un’altra persona legata alla sua azienda.
Se il messaggio contenuto nei comunicati delle Associazioni dei magistrati fosse vero, si dovrebbe ritenere, per simmetria, frutto anche della “campagna giudiziaria” contro Berlusconi il gesto del giovane che a Milano ha lanciato contro di lui senza alcuna ragione una pesante statuetta. Ma non credo che la ANM sarebbe d’accordo.
Queste prese di posizione pubbliche e precipitose sanno di autoreferenzialità, sentirsi al centro del mondo e in stato di assedio. E questo non è mai bene e si accompagna alla spiacevole sensazione che si voglia mettere a profitto il dolore di una tragedia assurda ma “sempre possibile” come il Cigno nero, che è sempre in agguato, del famoso saggio letterario di Nassim Taleb. Sarebbe stato meglio e più di buon gusto evitarlo. Per i caduti, per la giustizia e per tutti

Guido Salvini
magistrato

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