Apr 10 2015

j’accuse-quattrocentoquarantacinque 10 04 2015

Published by at 4:28 pm under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – QUATTROCENTOQUARANTACINQUE
Quando mi leggete criticare con durezza i giudici del caso Iori non ce l’ho con i giudici, la funzione giurisdizionale è sacra e per me la più importante in una società civile; dimostro solo, da ottocento pezzi, al di là di ogni ragionevole dubbio, come certi giudici credano d’esser padroni del destino degli altri uomini. Non bastasse il mio giudizio, ci pensano loro a confermarlo, basta leggere il sito dell’Anm. Se un pazzo uccide tre uomini, tra cui un giudice, io piango come ogni persona perbene, ma un Colombo Gherardo può fare a meno di svelare a Repubblica che l’onda lunga dell’omicidio nasce in parte da leggi “punitive” contro la categoria; Sabelli Rodolfo, presidente dell’Anm, ha ragione a lamentare l’isolamento dei giudici, veda però di non usare un lutto per sviare l’evidenza: se c’è una categoria che fa di tutto per porsi al di sopra delle altre, e quindi si isola, è la sua!
Tornando a Iori, quando, senza alcun obbligo di legge, si vuole imporre un movente, e il movente sarebbe che Iori uccide ex amante e figlia perché dopo aver assolto tutti i doveri economici, teme lo si possa costringere ad avere verso la figlia naturale i sentimenti e l’accoglienza che ha verso i figli legittimi, minimo ci si isola dal comune ragionare del popolo italiano in cui nome si sentenzia. Ricopio ancora un volta:
“E’, infatti, il timore di doversi porre il problema di accreditare Livia all’interno della famiglia allargata (con tutti i possibili contraccolpi psicologici che ciò avrebbe potuto provocare nei confronti degli altri figli e delle altre donne) che deve essere considerato il vero movente dell’azione omicida, sicché, anche se, a seguito dell’omicidio, quella riservatezza sarebbe stata inevitabilmente violata (e la madre avrebbe saputo ciò che non avrebbe dovuto assolutamente sapere) Iori sarebbe comunque riuscito a scongiurare la rottura di quell’equilibrio familiare cui egli assolutamente teneva. Claudia e Livia, una volta eliminate, non sarebbero più state un problema e Livia non sarebbe più entrata nella famiglia allargata, cosicché la vita quotidiana, pur dopo qualche prevedibile iniziale turbamento per la notizia del suicidio da parte della madre Caroselli Paola, sarebbe tranquillamente proseguita sostanzialmente come prima.”
Quando si ragiona così per infliggere un ergastolo non ci si deve poi lamentare d’essere “isolati”; condizione essenziale, la minima, perché il ragionamento tenga, è che Iori sia pazzo, mentre al tempo di questa motivazione di Brescia Iori è già stato seguito dallo psicologo del carcere che lo trova sano e per nulla aggressivo; il timore di dovere “accreditare” Livia non esiste in alcun legge, e il miglior amico di Iori è, guarda caso, l’avvocato Marco Giusto che poi lo difenderà a Cremona; la famiglia di Iori, e questo lo tacciono i giudici sia di Cremona che di Brescia, è già tanto allargata da non temere nuovi ingressi: figlio comune con la moglie Laura, figlio di lei del primo matrimonio, due figli di lui con la prima moglie, dunque più che credibile quando ribatte, a suo tempo l’avrei introdotta come gli altri.
Isolati giudici che sentenziano così, e per oggi lascio perdere le sfere di cristallo e le altre amenità? Certo, per fortuna i cittadini italiani, a maggioranza, ragionano in ben diversa maniera.

Cremona 10 04 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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