Apr 08 2015

j’accuse-quattrocentoquarantatre 08 04 2015

Published by at 10:22 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – QUATTROCENTOQUARANTATRE
Se le prove possono interloquire con le sfere di cristallo, figuriamoci il movente, dove la fantasia dell’interprete ha libero regno; credo che i lettori non si siano ancora riavuti dalle risate di ieri, e adesso do loro un motivo in più, visto che i difensori d’appello, Bontempi e Frigo, han chiuso la fantasia in un cassetto e infilato nella Camera di consiglio della Corte fatti impossibili da smentire; vedessero i giudici s’era più impazzito Maurizio Iori, più scoraggiata Claudia Ornesi.
—L’appellante ha premesso che la Corte di primo grado aveva escluso la possibilità che la Ornesi avesse ucciso la bambina e si fosse poi suicidata, perché alcuni testi (parenti, amiche, colleghe di lavoro e semplici conoscenti) da un lato avevano negato che Claudia soffrisse di uno stato depressivo che potesse essere alla base di un gesto estremo, dall’altro avevano rifiutato l’idea che la donna potesse aver trascinato con sé la piccola Livia che amava più della sua stessa vita. Sul punto, la Corte aveva perentoriamente escluso qualsiasi depressione o tendenza al suicidio, ritenendo che la vita di Claudia Ornesi, pur da madre single, fosse serena e soddisfacente, supportata dalla rete familiare, da una religiosità molto sentita e praticata, nonché da uno smisurato amore verso la propria bambina.
Ad avviso dell’appellante questa argomentazione era molto superficiale e scarsamente convincente, tenuto conto che Ornesi Claudia:
non aveva finito gli studi umanistici per la quale era portata, come invece aveva fatto la sorella Paola;
era impegnata in un lavoro part-time mal retribuito;
aveva una figlia naturale da un uomo che, stando ai suoi familiari, non la voleva e che, soprattutto, non voleva coronare il suo sogno matrimoniale;
la sera del 20 luglio era stata messa di fronte all’evidenza, sicché era esplosa qualcosa che covava dentro da qualche tempo e che ben emergeva dal contenuto della lettera del 12 luglio;
non era semplicemente una donna rifiutata, ma una donna di 41 anni che, da quando aveva avuto una bambina da Iori, aveva puntato tutto il suo futuro sul primario di Crema e sull’idea di farsi una famiglia e una posizione sociale in questo modo.—
Pressoché tutto quanto sostenuto dai difensori sullo stato psicologico di Claudia Ornesi, lo stesso in primo grado a Cremona Giusto e Gualazzini, è matematica; tutto il deciso dai giudici è ricostruzione altamente soggettiva. E il resto delle conclusioni non fa certo onore ai giudici.
—Il difensore ha poi ricordato come, per buona parte (circa il 25% secondo le statistiche), i casi di suicidio fossero risultati apparentemente inspiegabili, nel senso che i parenti e gli amici della persona deceduta avevano descritto una situazione (evidentemente solo superficiale) di serenità o comunque di normalità della vittima. Conseguentemente, non appariva corretto il ragionamento approntato dai primi giudici che, per escludere l’ipotesi del movente suicidiario, si erano affidati esclusivamente alla prova di un apparente stato di tranquillità della Ornesi, a sua volta basato su testimonianze, molte delle quali rese da persone che conoscevano solo superficialmente la donna, o comunque irrilevanti come quella di Giusto Francesca, che aveva affermato che Claudia, commentando il suicidio di un amico della Giusto, aveva detto che non riusciva a concepire come una persona potesse togliersi la vita.”

Cremona 08 04 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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