Apr 06 2015

succede nelle migliori famiglie-cinque 06 04 2015

Published by at 7:51 am under cronaca nazionale,Giudici

SUCCEDE NELLE MIGLIORI FAMIGLIE – CINQUE
E’ sempre il Palazzo di Giustizia di Milano; la lite in pubblico tra il Procuratore Bruti Liberati e l’aggiunto Robledo, combattuta a suon di reati che l’uno rimandava all’altro, una partita sui generis di tennis, è finita con l’arbitro, il Csm, che assegna la vittoria ai punti al Procuratore; Guido Salvini, che denuncia i fatti che racconto, deve invece ringraziare i superiori che non l’hanno imputato d’aver concluso in ritardo gli atti, con la scusa che qualcuno gli impediva di studiarli. Mai una volta che un boss dell’Anm ci racconti ste cosette da goliardi in toga; Luca Palamara, presidente prima di Sabelli, venuto da Roma al Rotary di Casalmaggiore e richiesto di un parere sulla punibilità del giudice che sbaglia, se la cavava rispondendo che il giudice soffriva il giusto per la coscienza lacerata dall’essersi accorto dell’errore.
-secondo episodio : martedì 1 febbraio la Segreteria magistrati mi ha gentilmente letto per telefono un provvedimento che mi riguardava e che non avevo il tempo di andare a ritirare poiché stavo partendo per Cremona. In sintesi, a seguito di una richiesta del Presidente ff. dr. Paolo Micara, evidentemente di qualche giorno prima, il Presidente del Tribunale aveva disposto il mio spostamento dalla stanza interna alla Cancelleria del Riesame ad un‘altra stanza in un corridoio al pianoterra priva di qualsiasi supporto logistico. Il trasloco doveva avvenire entro il 10 febbraio ( all.6 ). Il provvedimento, comunicatomi in seguito formalmente presso il Tribunale di Cremona, non mi sembrava seguire le normali consuetudini perché ero reduce da un trasloco avvenuto da poco e molto faticoso sul piano organizzativo, era stato adottato senza che nessuno mi interpellasse in merito a cosa stessi facendo e che esigenze avessi e anche per il termine breve che mi era stato concesso : dopo 30 anni di lavoro al Tribunale di Milano mi sono sentito un po’ come un “pacco postale”. Ma a parte ciò il provvedimento, in gestazione la settimana precedente1, mi ha fatto comprendere che il Cancelliere Dirigente dr.ssa Amoroso aveva anticipato il mio spostamento dai locali della Cancelleria passando alle vie di fatto facendo chiudere già nella giornata di venerdì o sabato, in mia assenza, la serratura superiore, sino ad allora inutilizzata, della sala d’aspetto avvocati rendendo inutile il mio badge che serviva per la seconda porta ed impedendomi in tal modo di accedere al mio ufficio. Ricordo che il Cancelliere è del resto il custode delle chiavi e il responsabile dell’apertura della sala d’aspetto e dell’aula quando ogni mattina gli avvocati arrivano per partecipare alle udienze2. Mi è stato allora chiaro che non ero rimasto la notte tra sabato e domenica a”chiuso fuori” per la disattenzione di un filippino che aveva usato una vecchia chiave ma perché l’entrata che usavo era stata deliberatamente bloccata e che le chiavi della serratura superiore erano state messe forse nella disponibilità di altri, oltre che evidentemente del Cancelliere, ma non nella mia. In poche parole l’applicazione di un provvedimento non ancora adottato e che doveva avere esecuzione, d’accordo con me, entro il 10 febbraio era stata anticipata di 2 settimane dalla dr.ssa Amoroso. Al fine di evitare comunque di essere completamente estromesso anzitempo dalla Cancelleria, ove tra l’altro si trovava e ancora si trova, in un corridoio, la mia cassetta postale e ove è reperibile il materiale di piccola cancelleria, quale i toner, indispensabile per il lavoro, scrivevo immediatamente al pres. Micara formalizzando al richiesta, già più volte formulata inutilmente a voce anche dal mar. Russo, di poter anch’io disporre delle chiavi dell’ingresso diretto ( all. 7). Non ottenevo alcuna risposta. Avevo purtroppo conferma dei miei sospetti quella stessa sera di mercoledì 2 febbraio. Rimanevo infatti a lavorare tutta la giornata in ufficio a Milano anche in attesa di notizie dal Presidente, sempre piuttosto schivo, o dalla Cancelleria. Verso le ore 20.30-21.00, rimasto solo, mi sono accinto ad uscire per un impegno personale, se ben ricordo per andare al bancomat e dovevo tornare a lavorare subito dopo. Cercando allora di uscire come sempre dalla sala avvocati cioè dall’accesso indiretto mi accorgevo che la porta non si apriva come sempre dall’interno a spinta e che tale porta era bloccata con un passante che bloccava anche la maniglia antipanico. Piuttosto preoccupato di essere rimasto chiuso dentro e cercando di capire cosa era accaduto, mi sono diretto subito verso l’ingresso centrale che si apre a spinta. Questo si è aperto ma non appena la porta si è riaccostata sono rimasto chiuso fuori. Sono corso alla porta del sottopassaggio ma la serratura superiore, di cui la chiave non mi era stata fornita, mi ha bloccato l’ingresso. Nel mio ufficio erano rimaste “intrappolate” due voluminose borse con gli atti che avrei dovuto finire di studiare o redigere e portare a Cremona la mattina dopo e un faldone che, come il resto del materiale, serviva per l’udienza preliminare dell’indomani. Tutto, comprese le mie agende telefoniche e tutti i miei effetti personali, ma per fortuna non le chiavi della macchina che avevo in tasca, mi era divenuto irraggiungibile. Ho girovagato per più di mezz’ora nei cortili e nell’atrio del Tribunale sperando di trovare qualche collega del Riesame o che qualcuno di loro rientrasse ma è stato inutile. Non sapevo cosa fare. Mi sono ricordato che la dr.ssa Luisa Savoia una collega del Riesame, con cui sono in confidenza avendo con lei condiviso molti anni alla sezione GIP, abitava vicino al Tribunale in un palazzo in via S. Barnaba. Ho raggiunto il palazzo e non trovando il suo nome sui citofono ho disturbato 4 o 5 inquilini che stavano entrando per sapere se la conoscessero. Poi una gentile condomino mi ha messo in contatto con il custode di nome sig. Fabrizio il quale mi ha spiegato che la collega aveva cambiato casa da un paio di anni. Il custode disponeva però ancora di 2 suoi numeri di cellulare ed è riuscito a mettersi in contatto e a farmi parlare con lei. Ho spiegato alla collega la situazione in cui mi trovavo, la collega , a differenza di me era stata informata, certamente dalla dr.ssa Amoroso del cambio, come mi ha spiegato, di tutte le serrature e gentilmente si è offerta di telefonare a casa al Presidente Micara per avvertirlo. Mi ha richiamato una decina di minuti dopo. In verità ritenevo che dovesse essere il Presidente ad avvertire l’esigenza di chiamarmi personalmente per aiutarmi. La collega invece mi ha fatto presente che il Presidente non poteva o non voleva intervenire. Ancora una volta nessuno mi aveva avvisato del cambio delle serrature. Ho dovuto quindi arrendermi, erano ormai circa le ore 22.15 e ho lasciato il cortile del Tribunale senza nemmeno un foglio in mano con tutti gli atti chiusi in ufficio.————————-

Cremona 06 04 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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