Apr 06 2015

j’accuse-quattrocentoquarantuno 06 04 2015

Published by at 9:20 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – QUATTROCENTOQUARANTUNO
Sempre in tema di prove certe, per poter condannare al di là di ogni ragionevole dubbio: la chiave! Non il film di Tinto Brass ma, se c’è un assassino di Claudia e Livia, deve avere la chiave di casa, perché il padre il giorno dopo ha trovato la porta chiusa. Primo tentativo, era sotto shock, non s’è accorto ch’era aperta, ma Massa Pio sa di non poter aprire continuamente l’armadio delle sfere di cristallo, dunque bisogna trovare un’altra soluzione. Che parte dal solito dogma:
“In realtà gli Ornesi hanno sempre riferito pacatamente i fatti (che non sono poi molti) a loro conoscenza ed ogni volta che vi è stato contrasto con le affermazioni dell’imputato si è dimostrato che era l’imputato a mentire.”
Gli Ornesi dicono che Iori aveva le chiavi, dunque non c’è bisogno d’altro, anche perché sono precisi nelle rivelazioni, “a Capodanno 2011 era entrato a notte fonda spaventando Claudia che dormiva profondamente, facendo successivamente sesso con lei.”
A Capodanno: nella sua feroce insensibilità Iori abbandona moglie e amici per fare sesso con una donna, svegliandola mentre dormiva profondamente, ch’era a sua disposizione il resto del tempo, come han ripetuto in Aula i suoi stessi parenti.
Insomma, le chiavi le aveva davvero, Maurizio Iori, ed ecco come, secondo Massa Pio:
“La conclusione cui si deve pervenire non è quella che Iori non aveva le chiavi di casa ma che semplicemente, dopo aver ricevuto al momento del rogito i tre originali delle chiavi egli, prima di passare le chiavi a Claudia, se ne fece una copia per sé.”
Non siate sempre prevenuti verso i giudici, lettori cari, come vedete, almeno in un piccolo gesto, Massa Pio riconosce che Maurizio Iori è uomo generoso, non dice a Claudia, fatti una copia, ma le dà i tre originali perché a far la copia ci ha pensato lui. E non spuntino i pignoli a chiedere se i giudici, Procura, Corte, han ordinato indagini, Crema non è Pechino, per vedere in quale ferramenta fosse andato: dagli atti non risulta.
Fischetti&Vacchiano, in Appello a Brescia, sono altrettanto autorevoli e han colto subito il nocciolo del problema:
“La difesa dell’appellante ha considerato fondamentale, nell’ottica assolutoria, il tema della disponibilità delle chiavi dell’appartamento occupato da Claudia e Livia.”
Ma ecco, pronta, la smentita:
“Si vuol dire, cioè, che Iori, non a caso, ha mentito sul particolare delle chiavi, posto che tale particolare consente di ritenere fattibili due possibilità:
-che l’imputato, dopo aver ricevuto le chiavi da Riboli, può essersi trattenuto uno o due dei tre esemplari di chiavi originali del portoncino, consegnando a Claudia soltanto gli altri due o l’altro;
-che l’imputato, dopo aver ricevuto le chiavi da Riboli, prima di consegnare tutti e tre gli originali a Claudia, da uno di essi abbia eseguito un duplicato per sé.”
Ma han copiato Massa, protesterà il lettore attento; no, anzi, l’han completato:
“Si è obiettato da parte della difesa dell’appellante che un professionista come Iori non avrebbe sprecato il proprio tempo per recarsi ad eseguire una copia delle chiavi, tanto più che in quel caso già avrebbe avuto la disponibilità di tre chiavi in originale. Il rilievo è sicuramente suggestivo, ma non fondato, con riferimento alla realizzazione di un duplicato, non foss’altro perché l’imputato di certo non sarebbe stato costretto ad eseguire personalmente tale incombenza, potendola delegare ad una collaboratrice del suo studio.”
Altro che la caccia alla volpe: furba che sia, non ne esiste una in grado di sfuggire a certi giudici!

Cremona 06 04 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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