Mar 24 2015

j’accuse-quattrocentoventotto 24 03 2015

Published by at 3:58 pm under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – QUATTROCENTOVENTOTTO
Ogni volte che mi avvicino alle pagine dove i giudici non spiegano come Maurizio Iori ha rifilato le 95, Crema, Cremona e Brescia, mi vengono i brividi: quanti Maurizio Iori sono dentro per un giudice che sostiene, e la legge e la prassi glielo permettono, è così perché lo dico io?
Nemmeno a Brescia la Corte si azzarda a smentire il dettato dell’autopsia: stato di intossicazione acuta da Xanax; nemmeno a Brescia la Corte si azzarda a smentire che nello stomaco di Claudia ci siano i segni di poco cibo, non certamente una cena; e anche a Brescia, allegramente, i giudici si dimenticano dell’obbligo di spiegare, se c’è un assassino, chi e come abbia riempita di Xanax per prima, se Claudia o Livia. Robettine da niente, a nome nostro, da che recitano in nome del popolo italiano, i signori in toga forte e giusta!|
Che si permettono anche, spero mi sia permessa la parola un po’ rude, di prendere in giro la Difesa, a Brescia, pagina 138:
“Occorre, ora, stabilire se tale conclusione risulti contraddetta dalle risultanze processuali afferenti l’altro aspetto da analizzare: le modalità di assunzione del farmaco. Sul punto i difensori dell’appellante hanno reiteratamente fatto notare come Iori non avrebbe potuto somministrare lo Xanax a Claudia e Livia senza farsi accorgere, tenuto conto che molto elevata era stata la concentrazione di alprazolam (elemento base dello Xanax, n.d.r.) rinvenuta nel contenuto gastrico dei due cadaveri.”
Obiezione da niente, specie per chi usa lo Xanax, disgustoso più che amarissimo. Poi i blister dicono fosse in pastiglie, e allora, imperativa, la prima traduzione/certezza:
“E’ soprattutto alla stregua di questa semplice considerazione che si appalesa sterile il tentativo dei difensori dell’appellante volto a dimostrare l’impossibilità per Iori di mischiare nel cibo e nelle bevande un così notevole quantitativo di Xanax, tenuto conto che i consulenti, pur avendo accertato come la concentrazione di alprazolam rinvenuta nel contenuto gastrico dei due cadaveri fosse elevata, non hanno potuto stabilire, neppure in via approssimativa, l’entità di tale quantitativo. Sicuramente elevata può essere considerata una dose di Xanax che apprezzabilmente superi quella terapeutica e comunque non necessariamente quella, notevolissima, indicata dai difensori dell’appellante.”
Capita l’antifona? I consulenti, della Procura compresi, di fronte ai blister che contenevano 95 pastiglie, han risposto l’ovvio: dall’autopsia non si può dire 78 o 102, ma sempre tante erano, come del resto han scritto nel referto: intossicazione acuta, che certo non può essere causata dalla “dose che apprezzabilmente superi quella terapeutica”. Però Fischetti&Vacchiano lascian capire che se la dose terapeutica è due, potevano essere quattro, le pastiglie. Come quattro abbiano provocato l’intossicazione acuta, loro fanno i giudici, mica gli autoptici.
Secondo passaggio, mai dichiarato apertamente ma indispensabile perché fossero anche solo quattro, le pastiglie, ti voglio vedere rifilarle di nascosto:
“L’affermazione della difesa non è poi comunque condivisibile, non foss’altro perché contrastante con la notoria immagine di un bicchiere che, pur riempito di mezza boccetta del flacone del farmaco in gocce, non raggiunge neppure un quarto della sua capienza, di guisa da essere facilmente occultabile nel cibo e/o nelle bevande.”
I due credono d’essere andati in gol: la pastiglie si trasformano in gocce, le gocce, pur mantenendo la capacità di spedire in stato di intossicazione acuta, si riducono a mezzo bicchiere e si confondono coi cibi. Ai due, tanto per cambiare sfugge ancora qualcosa: chiedete a chi lo usa se mezzo flaconcino di Xanax in gocce passa inosservato, specie se messo in un cibo che secondo l’autopsia Claudia non ha quasi ingerito.

Cremona 24 03 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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