Feb 20 2015

j’accuse-trecentonovantasei 20 02 2015

Published by at 12:40 pm under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTONOVANTASEI
Qualsiasi cosa faccia e decida, il giudice non può essere ritenuto responsabile, perché rappresenta la Giustizia, e l’intero procedimento Iori ne è una luminosa conferma! Sfido chiunque, lo ripeto fin dall’inizio dei miei ottocento pezzi, a trovare una riga, indagini, dottor Gip, sentenze di primo e secondo grado, che spieghi: Maurizio Iori ha dato le pastiglie di Xanax, tre o quattro a Livia, le altre 90 a Claudia, in questo modo, in questi tempi eccetera. Nulla. Le avrà date, si salta subito alla fine, come fosse sparare un colpo di pistola o dare una coltellata. In compenso le migliaia di pagine processuali son zeppe di tutto, il tutto che non serve, è chiaro. E che sia pur solo la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura a spulciare una sentenza, è quasi un attentato al libero convincimento del giudice, garanzia della nostra libertà! È già tanto che l’ordinamento processuale consenta gli appelli contro le sentenze non condivise. Ecco, dall’ordinanza del dottor Gip, che con la conoscenza del poi è stata il sussidiario delle sentenze successive, una delle tante spiegazioni del nulla, da pagina 36:
“Sostanziali sono le precisazioni sulla lettera che Claudia aveva scritto a Maurizio, di cui ora si conosce il contenuto, e che era stata consegnata all’uomo circa una settimana prima dei fatti dopo essere stata scritta in due copie originali dalla donna. Il contenuto della lettera e le dichiarazioni rese dalla madre della vittima assumono un quadro quantomeno “destabilizzante” nei confronti dell’uomo, alle prese con una donna che aveva sino a quel punto “controllato” in maniera quasi totale ma che si stava “ribellando” rivendicando un riconoscimento “sociale” per la bambina che andasse oltre al mero riconoscimento anagrafico a suo tempo eseguito. Peraltro, inspiegabilmente, la copia della lettera rimasta in possesso di Ornesi Claudia non è mai stata rinvenuta all’interno dell’abitazione nonostante la madre sia certissima che la lettera in casa ci fosse, tanto da averla vista personalmente. Come già precisato in precedenza, Maurizio Iori ha dichiarato di aver distrutto la copia in suo possesso mentre sappiamo con certezza dalle dichiarazioni di Milanesi Agostino che la sera del 20 luglio la lettera era in bella mostra sul banco della cucina dell’abitazione dell’uomo, vicino al cellulare e alle chiavi, in una posizione non certo tipica di una lettera ricevuta diversi giorni prima e che in teoria sarebbe stata distrutta.”
Se dovessi subir pena tutte le volte che dico d’esser certo d’aver fatto qualcosa, ovvio: di scarsa importanza, e invece ricordo male, non l’ergastolo, ma dieci anni dovrei farli. Iori invece, siccome non ha distrutto la lettera, è un assassino. Ecco perché:
“Il contenuto della lettera ed i comportamenti da parte della donna che ne sarebbero conseguiti, di certo avrebbero creato non pochi problemi allo Iori, abituato a programmare nei minimi particolari ogni aspetto della sua vita. Tali comportamenti, ed i grossi problemi che certamente ne sarebbero derivati, potrebbero tranquillamente costituire un movente valido, come vedremo.”
E anche la Corte d’Appello di Brescia seguirà questa scia: il movente va trovato nella lettera. Solo che manco s’imbarazzano, son fatti diversi da noi, a volte, questi giudici, a scrivere subito dopo:
“Dell’esistenza, del sostanziale contenuto e della consegna a lui fatta della suddetta lettera è stata fatta ammissione dallo stesso Iori Maurizio nelle dichiarazioni rese il 21 luglio 2011.”
L’assassino confessa spontaneo il movente per farsi incastrare meglio?

Cremona 20 02 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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