Gen 09 2015

j’accuse-trecentocinquantaquattro 09 01 2015

Published by at 11:59 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOCINQUANTAQUATTRO
Da pagina 187:
“Né qui può sottacersi, a dispetto dell’ipotesi di una pianificazione del suicidio o comunque di una predisposizione mentale a gesti autolesivi, la straripante forza persuasiva costituita dalla prova dello stato d’animo di Claudia nel suo ultimo mese di vita. La prova di uno stato d’animo, nient’affatto incline all’incertezza e alla demoralizzazione, ma positivamente connotato da una forte progettualità che Claudia manifestava con comportamenti tutti volti al bene di Livia (e qui, pur diversi per pregnanza probatoria, assicurano collimanza di significato i piccoli segnali desumibili dalle dichiarazioni rese da Facchi Pasqua e dal falegname Allocchio Gianpietro rispetto a quelli, ben più rilevanti, contenuti nella lettera del 12 luglio).”
I due, Fischetti&Vacchiano, si ripetono, e sono obbligato anch’io: passi la madre, ma che il falegname venuto in casa una volta a prendere le misure per la libreria, sia un teste a conferma della tranquillità esistenziale di Claudia Ornesi, lo può scrivere solo un giudice italiano, nella sua condizione professionale di persona esclusa da qualsiasi responsabilità per gli atti che compie.
E ho già pubblicato troppe volte, integrale, a brani, la lettera del 12 luglio, che dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che l’italiano, pur colto che sia, legge in maniera opposta al giudice, che però ha il potere, decisivo per giunta, di chiamare il bianco nero e viceversa; ma sono costretto a ripetermi, e giudicate voi lettori cari chi sa leggere, le parole son quelle scritte in nero anche per i giudici italiani, anche se, più complicato, sarebbe possibile leggere partendo dagli spazi bianchi rimasti:
“mentre io ho passato una gravidanza nel nascondimento nella totale sofferenza fisica e morale……hai negato la sua esistenza anche all’altra perché non soffrisse….eri preoccupato della sua sofferenza della mia e di riflesso Livia poco ti importava e niente ti importa……quanto male ci hai fatto e continui a farci…..la mia anima è lacerata da profonde ferite vecchie e nuove, come quando un mese fa sul posto di lavoro ho saputo di tutto e di più che mi ha profondamente prostrata e umiliata…..ora sono crollata sfinita….ti scrivo questo con tanta amarezza infinito dolore e tristezza, ma nonostante tutto ti voglio veramente bene.”
Questa, per Fischetti&Vacchiano, è la lettera di una persona soddisfatta, equilibrata:
“La prova di uno stato d’animo che ha finito per sovrastare la tesi difensiva volta ad accreditare in Claudia uno stato di depressione che avrebbe potuto orientare, se non verso la premeditazione del suicidio allargato, almeno verso l’esistenza di quel substrato psicologico idoneo eventualmente ad ospitare propositi tutti opposti a quelli testimonialmente e documentalmente provati.”
Secondo i due la lettera è un documento che prova la lontananza da uno stato depressivo che eccetera: ma che libri hanno letto e come li hanno capiti prima di studiare e, ahinoi! applicare il diritto?
Sono certo che anche voi, cari lettori, come me, volendo dimostrare la salute psicologica di Claudia Ornesi, la lettera la fate sparire, altro che sventolarla come prova. E non è solo una barzelletta il pezzo di oggi, non fa che rafforzare lo spirito che mi spinge a scrivere di questo processo da oltre due anni: quanti Maurizio Iori sono in galera, anche a titolo definitivo, con letture alla Fischetti&Vacchiano?

Cremona 09 01 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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