Gen 05 2015

j’accuse-trecentoquarantotto 03 01 2015

Published by at 2:53 pm under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOQUARANTOTTO
Quando uno sa di aver sempre ragione, non succede solo ai giudici italiani, nella Storia l’esempio più grande è Napoleone, va sempre oltre ogni limite, convinto di non averne. Claudia non era depressa, quindi non può essersi uccisa, quindi l’ha uccisa Iori assieme alla bambina, perché il vicino di casa la vedeva sorridere quando la incontrava sulle scale, né mai s’era accorto di segnali inquietanti. Ma non basta; ecco un’altra montagna di prove, pagina 184, sotto l’inciso
“Qui vale richiamare:
-la testimonianza di Magella Teresa, collega di lavoro presso l’Acli, che ha riferito di aver visto Claudia il 14 luglio sorridente come sempre;
-la testimonianza di Cremonesi Maria Grazia, collega di lavoro presso l’Acli, che aveva visto Claudia il 19 luglio con il sorriso di sempre.
D’altronde, davvero non si spiegherebbe come Claudia, pur dopo aver appreso quella notizia dalla sorella (che Iori aveva scelto l’altra) avesse continuato ad essere piena di progetti.”
Illustrati nella nota 251:
“Ciò, si badi, è stato riferito sia da Facchi Pasqua, la quale ha precisato come Claudia si fosse già informata dell’asilo di Livia e avesse già comprato stivaletti, vestitino, cappottino, tenuto conto che a luglio c’erano le liquidazioni, sia da Rebucci Mauro.”
Non credo che psichiatri, psicologi, studiosi della mente altrui a qualsiasi titolo, impieghino il loro tempo a leggere le sentenze per capirne di più della materia, ma certo sarebbero divertiti a vedere con quali figure professionali i giudici li mettano in competizione, e non è finita, c’è pure spazio per il falegname:
“Né, in particolare, si spiegherebbe l’incarico conferito al falegname Allocchio Giampietro, avvenuto addirittura il 18 o 19 luglio, di preparare il mobile durante il periodo estivo.”
E non poteva mancare l’ennesima conferma dell’ultima lettera, quella del “sono crollata sfinita”, indice sicuro della volontà di vivere a lungo:
“Né, in definitiva, si spiegherebbe lo stesso contenuto della lettera del 12 luglio 2011, laddove Claudia parlava del futuro di Livia, nonché in particolare del fatto che la stessa, quando fosse divenuta grande, avrebbe letto la lettera e avrebbe capito.”
Resta anche difficile capire perché Claudia volesse scrivere una lettera a Livia proprio allora, tenuto conto dei due anni e mezzo della bimba e del tempo a disposizione per spiegare e scrivere, ma ai giudici è una ricerca che non interessa, quel che serviva l’han già “trovato”.
E siccome, in base alle analisi approfondite che abbiamo letto assieme, Claudia Ornesi non era depressa, il sigillo finale del capitolo “Il movente” è prevedibile:
“In conclusione, la pluralità degli argomenti sviluppati sul tema afferente la personalità e le ultime reali aspettative di Claudia, conducendo univocamente ad escludere plausibilità alla configurazione di un movente che avesse potuto ispirare la donna a commettere il cosiddetto suicidio allargato, ha finito inevitabilmente per irrobustire la prova del movente in capo all’imputato, così come sopra già delineato.”
Bello e istruttivo il match dei due moventi, Claudia vs Iori: Claudia non aveva motivi per uccidersi, non era depressa, perché lo testimoniano, in prima fila ovviamente, i familiari, poi il vicino di casa, due colleghe di lavoro e il falegname; Iori invece l’aveva, grande come una montagna, per il timore che giudici di parte, molto di parte, troppo di parte, col diritto creativo sul tavolo, potessero imporgli per Livia le stesse cure affettive che aveva per gli altri figli!
Questi sono i nostri giudici, quasi i migliori d’Europa, secondo il sito della loro Associazione!

Londra 03 01 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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