Gen 05 2015

j’accuse-trecentocinquanta 05 01 2015

Published by at 8:13 pm under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOCINQUANTA
Non credo che i vari processi Calas, Dreyuss, Tortora, eccetera, fossero strutturalmente molto diversi dal nostro: chi ha il potere senza controllo lo usa; se è comodo dire bianco al bianco lo dice con la stessa naturalezza che se fosse nero. Ma l’orrore giudiziario dei processi Iori, che li distingue da quelli più famosi sopra, non è solo che i giudici non abbiano mai spiegato come far mangiare di nascosto alle vittime tanto amarissimo Xanax da mandarle per direttissima in stato di intossicazione acuta, non si tratta di una coltellata o di un colpo di pistola che tanti saremmo in grado di dare; è che degli elementi della loro ricostruzione, il puzzle di pagina 185 come se fosse un gioco in cui una volta perdi e l’altra vinci, non c’è nulla che stia in piedi e proprio essi lo confermano dilungandosi in racconti che nel loro interesse morale e professionale avrebbero fatto meglio a tacere, come ho dimostrato nelle settecento cartelle a oggi, dove a fianco della “prova” ho messo la demolizione, sempre da loro gentilmente offerta. Non contenti, ripetono le “prove” nelle considerazioni finali. Da pagina 185:
“Si allude, qui, in particolare, a tutte quelle sorprendenti ‘assenze’ dal luogo dell’accaduto di cose e oggetti che, invece, avrebbero dovuto colà rinvenirsi nel caso in cui Claudia avesse davvero ucciso la propria figlia si fosse poi suicidata. A mano a mano che si inserivano quei tasselli componenti il mosaico della scena dell’evento, si è, infatti, notato subito come essi non contenessero il disegno di quegli elementi che avrebbero dovuto necessariamente includere: dalle stoviglie sporche ai residui di cena, dalle scatole delle bombolette e dei fornelletti alle relative catenelle metalliche munite delle targhette, dalla lettera destinata a Livia alla boccetta del farmaco Valium (pur essendo incontrovertibilmente emerso che Claudia avesse assunto diazepam quella sera) dalle scatole di Xanax alle fustelle dei relativi blisters. Per quanto i difensori dell’appellante abbiano profuso il loro massimo impegno al fine di offrire spiegazione alternativa a ciascun elemento indiziario a carico dell’imputato, queste assenze, volta a volta che sono state registrate, sono rimaste indissolubilmente legate alla prova logica secondo la quale esse non avrebbero potuto motivatamente imputarsi ad una casuale opera di ‘bonifica’ del luogo da parte di un suicida (bonifica, in verità, neppure definibile casuale, siccome troppo ripetuta ed ostinata). Qui, le complesse e contorte modalità con le quali Claudia avrebbe ucciso Livia e se stessa, già intrinsecamente irrazionali per una donna che avesse vissuto quell’improvviso black-out tale da indurla rapidamente a reprimere le insopprimibili controspinte costituite dall’istinto di sopravvivenza e vieppiù dall’amore materno verso la propria figlia, ricusano del tutto qualsiasi fattibilità, laddove si associno a quell’irragionevole opera di bonifica del luogo, teatro della cena.”
Necessariamente, incontrovertibilmente, indissolubilmente, motivatamente, intrinsecamente, rapidamente: magari dopo tanto tsunami di “mente” la Cassazione, la stessa che nel luglio 2012 aveva consigliato ai giudici di Brescia di metter libero Maurizio Iori in attesa del processo, considerando la fragilità delle “prove”, demolite una dopo l’altra a Cremona ma risorte dopo venti udienze col miracolo di una sfera di cristallo, attende di leggere, dopo quattro anni, come sia possibile a un uomo, furbo che sia, rifilare tutto quello Xanax; ma non lo leggerà nemmeno nelle ultime dieci pagine della motivazione Fischetti&Vacchiano, cari lettori, imparerà invece che l’assenza di piatti sporchi o la mancanza delle fustelle di Xanax sono prova certa dell’omicidio commesso da Maurizio Iori, che perciò merita l’ergastolo.
Volete mi abbassi al dettaglio delle prove? I piatti della cena sono tre, e lavarli non costituisce certo un problema; bicchieri e tazze non esistono, lo stabilisce la Corte; i cibi sono quelli trovati dall’autopsia e corrispondono al racconto di Iori, riso e prosciutto la bimba, qualche boccone di sushi i due adulti, e nella nota 18 di pagina 101 Fischetti&Vacchiano riportano quanto trovato dalla Giudiziaria nelle pattumiere: fogli di carta, involucro di plastica, rimasugli di pane e salumi; le bombolette son messe in vendita senza scatola, accertato al processo di Cremona; del contenuto della lettera Iori ha raccontato tutto e subito alla Polizia, stiamo ancora aspettando dai signori giudici perché avrebbe dovuto distruggere la carta; se Claudia ha preso del Valium e manca la boccetta, se non è stato Iori con la stessa logica son stato io; se le modalità di morte sono complesse e contorte per Claudia dio sa perché avrebbe dovuto sceglierle Iori, medico di valore: ma ha senso continui, da che basta e avanza il già scritto per far capire come decide il giudice italiano, in nome nostro, per giunta?

Londra 05 01 2015 www.flaminiocozzaglio.info

No responses yet

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.