Gen 02 2015

j’accuse-trecentoquarantasette 02 01 2014

Published by at 11:18 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOQUARANTASETTE
Spero vi siate riavuti anche voi dalla sorpresa, lettori cari: per Fischetti&Vacchiano, giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia, Claudia Ornesi non era depressa perché per il vicino di casa, Fiameni Nicola, le poche volte che l’ha vista per le scale, era sempre di buon umore e non lasciava trasparire “problematiche”.
Beh, i due han raggiunto altre prove, non di pari livello ma confortanti; vediamole, da pagina 183:
“E così si ponga attenzione:
-alla testimonianza resa da Ferri Fabiola, cognata di Ornesi Paola, la quale ha dichiarato che Claudia era una mamma dolcissima, attenta, premurosa, fantastica;
-alla testimonianza resa da Spoldi Luigia, amica di Claudia fin dall’infanzia, la quale ha riferito che Claudia da quando ha avuto la bambina ma anche prima, era una persona dolcissima, piena di attenzioni, serena, felice, realizzata. Quando aveva in braccio Livia era l’immagine proprio della felicità, della donna più contenta….piena di vita, molto felice, molto realizzata;
-alla testimonianza resa da Rebucci Mauro, il quale ha riferito che Livia per Claudia era stata un’ascesa alla felicità e che aveva visto la cognata sempre entusiasta di ogni novità, di ogni crescita di Livia.”
Bene. Però i due non spiegano a che servano gli albi dei periti e gli ordini professionali in genere, se in tema di malattie uno che ti guarda in faccia o scambia due parole è legittimato a una diagnosi a Palazzo di Giustizia, diagnosi che serve a giustificare un ergastolo. Per giunta in contrasto con una lettera scritta pochi giorni prima di morire dalla sana serena felice che si definiva: sono crollata sfinita. Almeno spiegassero, i due, perché parole con un significato univoco nei vocabolari cambino senso in omaggio alla sentenza che serve! Ma non è finita: i due continuano a rinforzare la loro tesi, Claudia sana e tranquilla come nessuna!
“Tanto meno appare plausibile ritenere che questa serenità potesse essere offuscata dal mancato raggiungimento di eventuali progetti matrimoniali con Iori.”
Sicuramente: a quarant’anni suonati, senza aver finito gli studi, senza un lavoro che la mantenesse, con una figlia senza marito, non aveva mira alcuna di sposare, eventualmente, Iori. Parola di giudici, che per fortuna ci risparmiano, almeno qui, i testimoni certi: basta la parola; la ripeto, eccola di nuovo:
“Tanto meno appare plausibile ritenere che questa serenità potesse essere offuscata dal mancato raggiungimento di eventuali progetti matrimoniali con Iori. Ma, ciò che più interessa e che contrasta con una piattaforma psicologica plausibilmente compatibile con la programmazione per tempo del suicidio allargato, è il fatto che quella serenità Claudia aveva continuato a manifestare, non solo anche dopo che nel 2009 aveva scoperto che Iori attendeva di divenire padre di Margherita, ma pure quando prima di scrivere quella lettera, aveva scoperto che l’imputato aveva sposato l’Arcaini o comunque aveva deciso di convivere con quest’ultima. Quasi che quella (nuova) serenità fosse stata causata proprio dal fatto che Claudia, avendo aperto gli occhi di fronte ad una realtà mai prima del tutto conosciuta o creduta, avesse definitivamente e irremovibilmente deciso di preoccuparsi soltanto del bene della propria bambina.”
Ovviamente il bene della propria bambina non comprende che lei ne sposi il padre. Parola di giudici anche questa.

Londra 02 01 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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