Dic 25 2014

il silenzio è d’oro 25 12 2014

Published by at 9:23 pm under Giudici

IL SILENZIO E’ D’ORO
Ogni volta che scorro il sito dell’Associazione nazionale magistrati resto stupefatto dal constatare che i nostri giudici pensano sempre a una sola dimensione: la loro. Qui è Maurizio Carbone, addirittura il segretario:
Ci spiega meglio la tempistica oggi in vigore e perché è penalizzante?
“Ipotizziamo: se io oggi inizio a indagare per fatti commessi tre anni fa, e il termine di prescrizione è di sette anni, significa che mi restano quattro anni per fare indagini e tre gradi di giudizio. Praticamente impossibile. La prescrizione ha un senso nella misura in cui lo Stato decorso un certo periodo di tempo dalla commissione del reato non ha più interesse a punire quel fatto; ma tutto ciò viene meno quando attraverso la richiesta di rinvio a giudizio esercita l’azione penale; in quel momento testimonia la propria attenzione; noi riteniamo che in quel momento la prescrizione vada interrotta e debba dunque re-iniziare quando comincia il processo”.—- Non sto in questo momento a proporre giudizi di chi sia la responsabilità dei tempi, sette anni non bastano e nemmeno Carbone indica quanti debbano essere: ma quanto tempo il cittadino, colpevole e a maggior ragione innocente, deve stare a disposizione dello Stato? Tutti siamo colpevoli di qualcosa, tranne i magistrati. Sentiamoci anche questa: L’Europa ci bacchetta per la lentezza dei processi. Di contro ci premia nelle statistiche riguardanti la produttività dei magistrati. Ci spiega questo paradosso?
“Questi dati a cui lei fa giustamente riferimento fotografano una situazione per la quale in Italia abbiamo il processo più lungo d’Europa e allo stesso tempo i dati della Commissione Ue pongono i magistrati italiani al primo posto per la produttività nel settore Penale e al secondo per quanto riguarda lo smaltimento dei procedimenti civili. Questo secondo me dimostra che c’è un eccesso di domanda. I motivi possono essere tanti, uno dei quali ad esempio è l’elevato numero di avvocati che incentivano il ricorso al processo.” Troppi avvocati, troppe cause, ed è per questo che se i giudici italiani sono i più produttivi d’Europa, i processi sono i più lenti. Come sopra, Carbone vede una sola dimensione: gli avvocati che propongono cause inutili. Siccome è discreto, non svela il motivo: per incassare parcelle. Non perché ci siano tante sentenze “creative”, tipo quella del terremoto dell’Aquila, per cui il cittadino che sa di aver torto chiede comunque al suo avvocato di tentare il processo.
Cremona 25 12 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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