Dic 19 2014

j’accuse-trecentotrentatre 19 12 2014

Published by at 11:03 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOTRENTATRE
La Difesa sostiene: il movente che addossate a Maurizio Iori non esiste; se dite che voleva nascondere Claudia e Livia alla madre, uccidendole, la madre lo viene a sapere nel modo peggiore; se dite aveva paura che Claudia gli infilasse in casa Livia, non c’è legge che lo obblighi. Ma la Corte spiega perché la Difesa ha torto, da pagina 173, il proemio:
“Orbene, ritiene questa Corte che la lettura che i difensori, con tali censure, hanno proposto delle plurime risultanze probatorie acquisite nel corso del processo di primo grado sia, da un lato, non corretta, dall’altro troppo riduttiva e come tale non idonea a comprendere esattamente i diversi stati d’animo dei due protagonisti.”
La Corte anticipa perché la Difesa ha capito poco, specie i diversi stati d’animo dei protagonisti, poi spiega i fatti. Certi; che diamine, i fatti mica si permettano disobbedire alla Corte! Un fatto che più fatto non si può, l’ho riscritta troppe volte per ripeterla ancora, è l’ultima lettera di Claudia, disperata, per chi voglia leggerla per quel che è, eppure secondo le Corti di Cremona e Brescia è l’espressione di una donna felice (la mia anima è lacerata da profonde ferite vecchie e nuove…ora sono crollata sfinita). Avanti, e non disobbediamo alla Corte neanche nel pensiero:
“Innanzitutto, l’esigenza di riservatezza che Iori ha sempre mostrato tenacemente di perseguire con riferimento ai rapporti con Claudia e che trasuda evidente da tutte le carte del processo ( c’era il nome Iori sul campanello e la cassetta delle lettere della casa di Claudia, anche gli oggetti rifiutano obbedienza alle Corti! n.d.r.), risulta, come più avanti si avrà modo di illustrare, strettamente connessa alla ferma volontà da parte dell’imputato di impedire che il disvelamento della sua situazione con Claudia e dell’esistenza di sua figlia Livia potesse costringerlo ad operare delle scelte (quali? n.d.r.) e, in particolare, a dover trattare Livia alla pari degli altri figli, con ciò rischiando possibili e imprevedibili conflitti con l’ex coniuge e con la moglie.”
Non si limitano Fischetti&Vacchiano a dar per vuote pattumiere con avanzi, sventolano una legge che dovrebbe obbligare un padre renitente a trattare in modo identico figli di diverse madri: quale legge? Perché ignorano che la moglie sapeva dell’esistenza di Claudia e Livia e nulla obiettava che Iori mantenesse rapporti con loro? Con un ex coniuge ogni tipo di conflitto è possibile, figli e non figli….
“Da questo punto di vista non è corretta l’analisi frazionata del movente proposta dalla difesa dell’appellante, dovendosi considerare il fine della riservatezza (anche nei confronti della madre) strettamente funzionale e ancillare rispetto a quello di evitare che il rendere di pubblico dominio la situazione con Claudia e l’esistenza della figlia Livia avrebbe potuto infrangere quel delicato equilibrio di rapporti così faticosamente realizzato con gli altri figli e le due mogli.”
Se mi spiegate quel “ancillare” vi giuro che mi impegno a capire il resto da solo.
“E’, infatti, il timore di doversi porre il problema di accreditare Livia all’interno della famiglia allargata (con tutti i possibili contraccolpi psicologici che ciò avrebbe potuto provocare nei confronti degli altri figli e delle altre donne) che deve essere considerato il vero movente dell’azione omicida, sicché, anche se, a seguito dell’omicidio, quella riservatezza sarebbe stata inevitabilmente violata (e la madre avrebbe saputo ciò che non avrebbe dovuto assolutamente sapere), Iori sarebbe comunque riuscito a scongiurare la rottura di quell’equilibrio familiare cui egli massimamente teneva.”
Ci chiediamo in tanti, esperti e meno: la legge non ti obbliga a trovare il movente, perché devi scriverne uno così?

Cremona 19 12 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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