Dic 16 2014

j’accuse-trecentotrenta 16 12 2014

Published by at 9:35 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOTRENTA
Ed eccoci, pagine 171/184, fitte di ragionamentoni, al racconto del movente: perché così tante? Siamo alle solite, in mancanza di ragioni, polvere, polvere e ancora polvere. I fatti, certi anche per i giudici: Maurizio Iori dava più soldi di quanti poteva essere costretto; seguito in carcere dallo psicologo, aggressività zero. Come lo descrive chi lo conosce fin da bambino: piuttosto di litigare, cede. Ma sentiamoli, Fischetti&Vacchiano, a pagina 173:
“E’, infatti, il timore di doversi porre il problema di accreditare Livia all’interno della famiglia allargata (con tutti i possibili contraccolpi psicologici che ciò avrebbe potuto provocare nei confronti degli altri figli e delle altre donne) che deve essere considerato il vero movente dell’azione omicida, sicché, anche se, a seguito dell’omicidio, quella riservatezza sarebbe stata inevitabilmente violata (e la madre avrebbe saputo ciò che non avrebbe dovuto assolutamente sapere), Iori sarebbe comunque riuscito a scongiurare la rottura di quell’equilibrio familiare cui egli assolutamente teneva. Claudia e Livia, una volta eliminate, non sarebbero più state un problema e Livia non sarebbe più entrata nella famiglia allargata, cosicché la vita quotidiana, pur dopo qualche prevedibile iniziale turbamento per la notizia del suicidio da parte della madre Caroselli Paola, sarebbe tranquillamente proseguita sostanzialmente come prima.”
Bello quel “tranquillamente” a dimostrare che sono certi giudici, ma la prima domanda è: stabilito che la legge non prevede l’obbligo di trovare il movente, perché si sono impegnati tanto i due, e prima di loro i colleghi?
Col risultato logico, perché inevitabile, di tirarsi la zappa sui piedi, un rito nell’intero procedimento; ricordo ancora forse il più classico: secondo la motivazione dei due nella casa di Claudia non rimangono tracce della cena consumata la sera prima, perché Iori non voleva far sapere che c’era anche lui, poi in nota alla pagina gli avanzi dei cibi nelle pattumiere, puntigliosamente descritti dalla Polizia!
Qui non siamo molto lontani: Iori uccide perché Claudia gli vuole infilare in casa, assieme agli altri figli, Livia (“e Livia non sarebbe più entrata nella famiglia allargata”), come se ci fosse una legge che potesse obbligarlo, uno; dopo aver speso pagine e pagine, due, che Livia per Claudia era la felicità e mai se ne sarebbe separata, viveva per lei!
Torniamo all’inizio, le 14 pagine sono stupende a far capire come decide il giudice, se vuole. Pagina 171.
“Per comodità espositiva, la valutazione del movente dell’azione omicidiaria viene qui posticipata e trattata nell’ambito dei temi che i difensori dell’appellante hanno contrapposto alle conclusioni cui sono pervenuti i primi giudici circa la prova della responsabilità dell’imputato in ordine al duplice omicidio a lui ascritto. La Corte di primo grado, nell’esaminare la questione, ha premesso come la ricerca della causale sarebbe irrilevante nel caso in esame, essendo già stata compiutamente dimostrata la responsabilità dell’imputato.”
Beh, certo, neanche Moggi sarebbe ricorso alla sfera di cristallo, ma più insistono le Corti a dimostrare ciò che non sono obbligate, più ingigantiscono i dubbi: excusatio non petita accusatio manifesta……

Cremona 16 12 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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