Dic 15 2014

j’accuse-trecentoventinove 15 12 2014

Published by at 10:30 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOVENTINOVE
Siamo ancora qui, una specie di essere o non essere: nei Palazzi di Giustizia d’Italia un telefonino può venir considerato testimone attendibile a garanzia di un alibi? Secondo il già Tribunale di Crema, la Corte d’Assise di Cremona, il Procuratore generale sì, per la Corte di Brescia, dopo attento esame, quattro pagine anche se per me bastava leggere il codice e pensare mezzo minuto, non di più, sembra di no; ma bisogna fare attenzione a non urtare la suscettibilità del colleghi, quindi dolcezza, dolcezza e ancora dolcezza, per ammorbidire il perentorio dettato iniziale:
“La tesi del procuratore generale è manifestamente infondata”.
La tesi, per chi si fosse perso le puntate dei giorni scorsi, è che Maurizio Iori lascia apposta il telefonino a casa sua, l’alibi! mentre va a uccidere Claudia e Livia. Il telefonino è la prova che non s’era mai mosso………..
Non sto ad annoiarvi con delle pagine che magari vi spingono a pensare: ma come ragionano costoro, come può un telefonino garantire la presenza del padrone eccetera, c’è da divertirsi lo stesso, pagina 170:
“In definitiva, l’unica conclusione cui può pervenirsi è nel senso di ritenere equivoco quel comportamento di Iori (l’aver lasciato a casa il proprio cellulare), non potendo esso con sicurezza imputarsi ad un suo gesto volontario, piuttosto che involontario.”
Per chi non fosse pratico di faccende da Tribunale: la Corte d’Assise di Appello di Brescia non ha escluso, come saremmo portati a pensare noi persone comuni, che un cellulare possa trasformarsi in testimone attendibile di un alibi, ha solo dimostrato che non dovrebbe esserlo nel caso in esame!
“Ma, se il dubbio sulla volontarietà di quel gesto non consente di incrementare il bagaglio di elementi a carico dell’imputato (come invece ritenuto dalla Corte di primo grado), nondimeno esso preclude l’interpretazione prospettata dalla difesa, non potendosi del tutto escludersi, in forza delle considerazioni appena esposte, la volontarietà del suddetto gesto.”
Cioè alla Corte di Brescia non basta aver confermato l’ergastolo al povero Maurizio Iori: tra le pene accessorie aggiunge possa aver creduto che un telefonino lasciato a casa costituisse un alibi!
“Peraltro, non sembra superfluo aggiungere che anche laddove si volesse attribuire certezza all’ipotesi della semplice dimenticanza del cellulare da parte di Iori, la deduzione che da essa ne ha tratto la difesa prova troppo.”
Le sentenze, anche se in genere riguardano solo le parti, costituiscono un prezioso insegnamento per tutti: a evitare guai oggi imprevedibili, leghiamoci sempre al polso il telefonino; anche se dormiamo.
“A tal riguardo, non si dimentichi che, nella ricostruzione dei fatti che vede Iori programmare l’omicidio con una pluralità di mezzi e accorgimenti (farmaci di Xanax e Valium, il primo peraltro da portare sia in pasticche con blisters, sia in forma liquida, 4 fornelletti e 4 bombolette, sacchi della spazzatura per eseguire la manovra di confinamento, successiva opera di bonifica/simulazione della scena del delitto) l’imputato avrebbe versato in uno stato emotivo particolarmente compromesso, essendo mentalmente dominato dall’idea omicidiaria e dalle complesse modalità di esecuzione di tale idea. In tale drammatica situazione psicofisica, è ben evidente come l’imputato, totalmente sollecitato dallo stimolo criminoso di commettere un delitto così atroce eccetera. In conclusione, il comportamento con il quale Maurizio Iori ebbe a lasciare a casa il proprio cellulare non è tale da essere capitalizzato come elemento realmente a discarico, né, tanto meno a carico, dell’imputato.”
La conferma di quanto ho scritto sopra: a Iori è andata bene, il cellulare dimenticato a casa non è una prova a carico, ma non è detto lo sia anche per voi, cari lettori, nel vostro processo. Sul sito dell’Associazione nazionale magistrati ne vedo di tutti i colori, i giudici italiani sono i più affidabili d’Europa, però mi piacerebbe leggere un pezzo del loro presidente Rodolfo Sabelli, non sul sito, ma sulle pagine dei principali quotidiani, a spiegare quando un telefonino vale un alibi e quando no, per i giudici italiani, sia ben inteso!

Cremona 15 12 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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