Dic 14 2014

j’accuse-trecentoventotto 14 12 2014

Published by at 10:38 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOVENTOTTO
Il grande pericolo, per chi subisce un processo penale, è il primo atto, se gli attori delle scene successive non han voglia di cambiare canovaccio; nel caso Iori la Polizia nota che i corpi di madre e figlia sono in letti separati, anche se a fianco, e da lì si arriva a due condanne in successione perché tutto il resto vien piegato a prova oggettiva; infatti il cellulare/alibi trattato oggi dalla Corte di Brescia nasce proprio dall’ordinanza del dottor Gip che accoglie a braccia a aperte le tesi della Procura, e convalida l’arresto di Maurizio Iori, senza nemmeno siano noti gli esiti dell’autopsia per cui le due potrebbero essere morte di polmonite. Poi la Corte di Brescia sminuirà la “prova”, come vediamo, ma solo perché nel frattempo ne sono arrivate in soccorso molte altre. Ecco a pagina 117 il dottor Gip:
“Visto che l’uomo (Iori, n.d.r.) aveva raccontato alla moglie che sarebbe andato a letto presto, lasciare il telefono acceso in vibrazione in cucina permetteva di avere un alibi che coprisse i suoi spostamenti giacché egli avrebbe certamente dichiarato di aver trascorso la serata a casa, di essere andato a letto e di non aver sentito il telefono perché era stato lasciato in modalità vibrazione.”
Ecco un giudice italiano, cui hanno prestato fede i giudici della Corte di Cremona! Per fortuna la Corte di Brescia gioca convinta d’aver dimostrato quanto si deve e butta a mare l’assist, avvelenato oltre misura, dei colleghi; da pagina 167:
“In verità, il tema del cellulare dimenticato da Iori è stato oggetto nel processo di una doppia e opposta valutazione, posto che se da un lato la difesa dell’appellante l’ha invocato a favore dell’imputato, dall’altro la Corte di primo grado l’ha allegato a carico del medesimo. Ad avviso dei primi giudici, infatti, Iori avrebbe lasciato a casa appositamente il proprio cellulare al fine di far rilevare, nei tabulati telefonici, che esso fosse rimasto agganciato alla cella del ponte radio collegato a via Le Murie (casa sua, n.d.r.), anziché alla diversa cella di via Dogali (casa di Claudia, n.d.r.). In tal modo egli avrebbe potuto dimostrare di essere rimasto nella propria abitazione quella sera.”
Se mi abbandonate un minuto per andare sul sito dell’Associazione nazionale magistrati, Anm, vedrete che lor Signori in questi giorni stanno dimostrando d’essere i giudici più affidabili d’Europa. Adesso godiamoci il parere di Re Salomone, che suggerisce di tagliare il bimbo in due:
“Ritiene questa Corte che entrambe le argomentazioni non siano pienamente persuasive, in quanto desunte da un comportamento, quello dell’imputato, carente di univoca efficacia dimostrativa, vuolsi in senso assolutorio, vuolsi in senso assolutorio.”
Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare!
La preoccupazione della Corte non è quella dell’uomo della strada, della piazza, del vicolo anche cieco, di coprirsi di ridicolo a sviscerare un simile argomento, un telefono alibi, e se nessuno lo chiama? Figuriamoci, le regole del gioco mica son la legge e il buon senso a darle: in piedi, entra la Corte!
Ammettiamo un attimo, mica han diritto al gioco solo loro, che Maurizio Iori sperasse davvero che Polizia e Giudici credessero alla testimonianza del telefono anche se non ancora prevista dal codice eccetera: la cena con Claudia era stata concordata da giorni, Iori mica ragiona da giudice italiano per non avere il dubbio ne avesse parlato con i genitori e la sorella, come si dà per certo tra noi, giudici italiani esclusi, sempre, visto che li frequentava da quattro anni, per giunta…..

Cremona 14 12 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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