Dic 13 2014

j’accuse-trecentoventisette 13 12 2014

Published by at 10:54 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOVENTISETTE
Non è solo un parere mio, anche dei molti avvocati cui ho dato da leggere le due motivazioni: quella di Massa Pio è fin commovente nella sua ingenuità; a memoria di toga forte e giusta, anche se ne han scritte di tutte, non si ricorda un collega che per scrivere la sentenza si sia riferito alla sfera di cristallo, e l’abbia pure messo in evidenza; quella di Fischetti&Vacchiano è infinitamente più abile nella scrittura, evita i miraggi di Massa Pio, ma cade nelle stesse trasformazioni della realtà per l’identico motivo: non è possibile spiegare un omicidio impossibile da commettere, da chiunque. Uno dei tanti esempi. Dio sa perché diventerebbe una prova che non ci siano tracce della cena a tre Claudia Iori Livia, ma lo diventa, quindi Iori è colpevole: le ha fatte sparire lui. Ne sono convinti anche Fischetti&Vacchiano, che però in nota 18 pagine 101/2 scrivono:
“Si nota che all’interno della pattumiera posta sotto il lavello di destra vi sono soltanto due piccoli fogli di carta accartocciati quasi del tutto puliti, mentre all’interno della pattumiera posta sotto il lavello di sinistra vi è un involucro di plastica accartocciato e, infine nel cestino posto sul balcone vi è il pannolone della bambina unitamente ad altra carta. Il teste Tonelotto Igor, assistente di polizia, ha accennato soltanto a rimasugli di pane e salumi all’interno della pattumiera destinata a raccogliere l’umido.”
Esattamente gli avanzi della cena confermata dagli esiti dell’autopsia, che non possono essere certo quelli di una cena aziendale.
Questo è uno dei tanti fatti disseminati nella motivazione: la Cassazione avrà la pazienza di leggerli e trarne le conclusioni?
Ma adesso una vera e propria furbata dei due, che per dar prova della loro imparzialità arrivano a dar torto ai colleghi di Cremona: il cellulare di Maurizio Iori, dimenticato a casa la sera dell’ultima cena da Claudia.
Massa Pio, per conto dei giudici di Cremona, aveva stabilito non fosse una dimenticanza: Iori, furbissimo, lo lascia a casa quando decide di uccidere Claudia e Livia, perché, lo chiamassero, lui non risponde essendo in un’altra stanza, ma è la prova, l’alibi, che non si è allontanato, quindi non può aver ucciso. Anche questa è una rivoluzione alla sfera di cristallo, a Palazzo a volte non si crede ai testimoni in carne e ossa, qui invece garantisce un telefonino, ma con certi giudici italiani non ha senso discutere, hanno ragione, sempre. Basta pensare alle condanne agli scienziati che non hanno previsto il terremoto dell’Aquila.
La Difesa, obtorto collo, si deve adeguare: non rispondere al giudice è un grave affronto, anche se i fatti parlano da soli, telefonino=alibi, roba da far impazzire i giornali di tutto il mondo, sezione vignette. Ecco la presentazione di Fischetti&Vacchiano, pagina 167:
“Il tema del cellulare che Iori quella sera avrebbe dimenticato nella propria abitazione di via Le Murie ha costituito occasione per i difensori dell’appellante di prospettare l’inverosimiglianza di una condotta omicidiaria realizzata dal prevenuto. Assume la difesa, che Iori, se avesse voluto premeditare e commettere il duplice omicidio, certamente non sarebbe stato così sbadato da lasciare il proprio cellulare nel proprio appartamento, rischiando che la moglie Arcaini Laura, con la quale aveva preso un appuntamento telefonico per la buona notte, avesse potuto chiamare e allarmarsi per la mancata risposta (come peraltro avvenuto), così vanificando quelle cautele finalizzate a non far trapelare la sua assenza da casa.”

Cremona 13 12 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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