Dic 12 2014

j’accuse-trecentoventisei 12 12 2014

Published by at 11:29 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOVENTISEI
La conclusione del capitolo “Le chiavi”, pagina 167, un poema che racchiude il senso dei due processi, Cremona e Brescia:
“In definitiva, si deve ritenere che la tesi della commissione da parte di Iori del duplice omicidio, che questa Corte ha condiviso con i primi giudici desumendola soprattutto da ciò che è mancato dalla scena del fatto, dalle modalità sia di somministrazione dello Xanax, sia di inalazione del gas, nonché dalla presenza di diazepam nel corpo di Claudia, non è stata ribaltata dalla tesi difensiva secondo la quale Iori non avrebbe avuto le chiavi dell’appartamento di via Dogali, posto che, al contrario, le risultanze testimoniali, pure confortate da logiche considerazioni, hanno positivamente consentito di conseguire la prova sicura che il prevenuto fosse in possesso delle chiavi della suddetta abitazione.”
Ora, Fischetti&Vacchiano continuano per altre trenta pagine, ma fatico a capire il motivo, se a pagina 167 han già preso e, a loro dire, spiegata la decisione!
Chi non è mai entrato in un Palazzo di Giustizia magari è convinto che là si trattino affari che non possono per alcun motivo riguardare lui o la sua famiglia; ci sono gli assassini di cui scrivono le prime pagine, i politici che protestano d’essere innocenti Berlusconi in testa, corrotti e corruttori, calciatori che vendono le partite, insomma se son lì un motivo c’è, ma questi motivi non potranno mai sfiorare me. Quello che pensava Maurizio Iori prima della sua tragedia, immagino. Ieri facevo due chiacchiere con un amico piccolo imprenditore: hai quattro dipendenti, fornitori, clienti, relazioni in alto e in basso come è la vita, domani muore uno di quelli in circostanze non chiare, cos’hai di diverso perché non ti possa capitare sulla schiena, magari un caso Tortora! ne parlano tutti i giornali e forse te la cavi, un caso Iori, molto più grave che Tortora perché non c’è uno straccio di logica e non ne parla nessuno, e muori nel silenzio.
Nel caso Iori c’è il trionfo del potere che tutto può, anche contro le sue regole: come si fa a scrivere “ciò che è mancato dalla scena del fatto” intendendo gli avanzi della cena che Iori avrebbe fatto sparire e che risultano dalla puntigliosa descrizione della Giudiziaria, unita agli atti? Come si fa a scrivere “dalla modalità di somministrazione dello Xanax”, cioè 90 pastiglie o corrispondente in gocce, che mandano in stato di intossicazione acuta le due morte, senza ci sia la descrizione di come sia possibile, né nelle cento pagine di Cremona, né nelle cento di Brescia? Dove Cremona realizza il capolavoro descrittivo della giurisdizione italiana “non avendo la sfera di cristallo non è possibile indicare con precisione quale fu l’espediente usato per riuscire nell’intento, né è necessario”; come si fa a scrivere “le modalità di inalazione del gas” se nemmeno i consulenti son riusciti a spiegarlo? E le chiavi in possesso di Iori perché lo dicono i parenti delle vittime e il conforto “delle logiche considerazioni”.
Ma tutti siamo colpevoli di tutto, se troviamo il giudice giusto. Un Maurizio Iori, ma io e voi domani, che uccide ex amante e figlia perché teme vadano da sua mamma a fare scenate; un Maurizio Iori, chirurgo di grande esperienza e valore, che sceglie per uccidere Xanax e gas che non danno alcuna sicurezza del risultato: che si vuole di più dalla vita?

Cremona 12 12 2014 www.flaminiocozzaglio.info

No responses yet

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.