Dic 12 2014

agostino melega 12 12 2014

Published by at 10:49 am under cronaca cremonese

Caro Direttore, è un tempo strano il nostro: sono aumentate positivamente le sensibilità  verso gli animali e si sono ridotte invece le attenzioni e gli spazi per i bambini. E’ singolare, ad esempio, che i bambini debbano cercare di giocare in silenzio perché il loro vociare disturba. E debbano poi stare molto attenti agli orari ad essi destinati nei regolamenti condominiali. Tant’è che per giocare spesso essi si devono muovere, migrare da altre parti, all’oratorio se c’è o ai circoli ricreativi dei genitori, in ambienti lontani dalle loro abitazioni.
Mi rammento che un tempo la vita ludica infantile lasciava il segno del proprio passaggio sul territorio, nel reticolo dei cortili, delle strade e delle piazze: erano i disegni del gioco del mondo, i cerchi in terra per il gioco con la palla, o del gioco dei quattro cantoni; era la riga per chi doveva stare di qua o di là  nel gioco dell’uomo nero. Nel mondo d’oggi, tutto questo è solo un ricordo lontano. I bambini non lasciano più traccia di sè. Le tracce sono sparite. Questo però non vuol dire che questi segni, queste impronte non si possano rimodulare con schemi fissi e permanenti da collocare nei giardini e giardinetti pubblici o in  luoghi sicuri; in luoghi dove i bambini possano andare a giocare senza essere cacciati.
Si tratta di riflettere oggi, se non sia il caso di agire per aiutare la crescita dei bambini del nostro tempo attraverso la possibilità  loro offerta di poter giocare tutto il tempo necessario, in modo ampio, sereno e protetto.
Magari riutilizzando per questa funzione chiese sconsacrate, vecchie caserme in disarmo, opifici industriali dismessi, con un pensiero mirato alle possibilità  offerte da quei fondi europei che noi italiani non riusciamo quasi mai ad investire in modo decente.   AGOSTINO MELEGA

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