Dic 08 2014

j’accuse-trecentoventidue 08 12 2014

Published by at 10:25 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOVENTIDUE
Abbiamo visto che Iori o 1) si è tenuto un originale della chiave della casa di Claudia o 2) prima di consegnarli tutti e tre a Claudia se n’è fatta una copia. Terza possibilità non c’è, essendo certamente l’assassino: la forza della ragione della Corte è tremenda! Ma vediamo un po’ i fatti, da pagina 163.
“Riguardo alla possibilità sub 2) si è obiettato da parte della difesa dell’appellante che un professionista come Iori non avrebbe sprecato il proprio tempo per recarsi ad eseguire una copia delle chiavi, tanto più che in quel caso già avrebbe avuto la disponibilità di tre chiavi in originale.”
Caspita, tra noi “umani” sarebbe un’obiezione forte, quasi “turbo”, ma non c’è resistenza possibile contro la logica spietata, che tutto vede, del giudice italiano:
“Il rilievo è sicuramente suggestivo, ma non fondato, con riferimento alla realizzazione di un duplicato, non foss’altro perché l’imputato di certo non sarebbe stato costretto ad eseguire personalmente tale incombenza, potendola delegare ad una collaboratrice della società Gama Consulting HRM srl.”
Quel “di certo” è la chiave di tante sentenze: è al di là di ogni ragionevole dubbio, come richiede il 533cpp, che Iori non solo alla collaboratrice avrebbe potuto delegare, ma alla moglie, alla madre, a un’infermiera del reparto, a un amico eccetera, oltre al fatto naturale, primario di lusso fin che si vuole, ma nonostante il parere contrario della Difesa avrebbe potuto provvedere lui stesso!
Qui una mancanza mi permetto di addebitare a Fischetti&Vacchiano, che va individuata nell’uso parziale della loro fantasia: sappiamo tutti che l’ostacolo principale a Iori, me o voi cari lettori, per riuscire a uccidere in quel modo, e difatti sia a Cremona che a Brescia e anche a Roma, volessero confermare le sentenze, han fatto tripli salti mortali con avvitamenti multipli, tutti alla cieca, è spiegare in modo convincente come sia possibile rifilare di nascosto le 95 pasticche di Xanax. Bene. Come dimostrato dalla delega alla collaboratrice, sarebbe stato sufficiente, da toga forte e giusta, motivare così e protestasse fin che vuole la Difesa, basta non rispondere: Maurizio Iori è anche abile ipnotizzatore; ha guardato negli occhi Claudia e le ha suggerito: per la tua salute, non avrai altro medico al di fuori di me che ti ho operata così bene agli occhi, manda giù subito le 95 pastiglie. Prima però danne qualcuna alla piccola Livia, faranno bene anche a lei!
La forza della ragione! E hanno un bel dire dalla Montagna i Gesù Cristo: beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei Cieli; in Terra comanderebbero nulla…….
“Per il resto, detto rilievo, all’apparenza pregevole (all’apparenza! n.d.r.) finisce in verità per favorire comunque l’ipotesi accusatoria, posto che l’ottica nella quale esso si colloca è la stessa che impedirebbe di immaginare Iori, il quale, benché titolare del contratto di leasing, si fosse immotivatamente privato di un esemplare di chiavi (in originale o in copia) pur avendone avuti tre in originale da Riboli. Non si riesce davvero a individuare, infatti, quale necessità avrebbe dovuto costringere Iori a cedere tutti e tre gli originali delle chiavi in suo possesso a Claudia, a non trattenerne uno, o almeno a farne un duplicato per sé prima di consegnarli a Claudia.”
Questo è uno dei tantissimi “segnali” che fan capire come per salvarsi davanti a certi giudici non sia essenziale essere innocenti: è essenziale non capitargli mai davanti! Per loro il problema è sempre e solo a una dimensione: non esiste la “necessità” per cui Iori avrebbe dovuto fregarsene delle chiavi, da che il ritornello dalle prime indagini è: andava lì solo per scoparla.

Cremona 08 12 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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