Dic 07 2014

j’accuse-trecentoventuno 07 12 2014

Published by at 10:41 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOVENTUNO
La melina per dimostrare che Iori avesse le chiavi della casa di Claudia, dunque è l’assassino, prosegue. Da pagina 161:
“Nondimeno, questa Corte rileva come la tesi difensiva si fondi su due presupposti erroneamente dati per assodati: che Claudia ebbe originariamente in consegna tre chiavi originali e che le chiavi sequestrate dalla polizia giudiziaria fossero tre originali. Orbene, quanto al primo presupposto, si osserva come la testimonianza di Riboli Pier Ernesto, evocata a riscontro dalla difesa dell’appellante, consenta soltanto di ritenere provata la circostanza che Iori (e non già Claudia) ebbe l’immediata disponibilità di tre originali delle chiavi…….Quel che però assume qui particolare importanza è il fatto che tali chiavi, proprio secondo la deposizione del Riboli, vennero consegnate al momento della stipula del contratto non già a Claudia, come ha riferito l’imputato in sede di dichiarazioni spontanee, ma proprio a Iori. Sul punto, quanto narrato dal teste Riboli è sicuramente credibile, posto che esso, oltre a risultare conforme a canoni di prassi contrattuale (era certamente Iori che aveva diritto alla consegna delle chiavi, in quanto amministratore della società divenuta utilizzatrice dell’immobile in leasing) risulta pure significativamente rafforzato dal fermo ricordo del testimone che al momento del rogito non vi fosse Claudia. Dunque, non solo è emerso che Riboli ebbe a fornire le chiavi in originale a Iori, anziché a Claudia, ma è pure provato come Iori (negando di aver ricevuto le chiavi dal Riboli) abbia mentito, così rafforzando l’evidente conclusione che da quell’importante dato testimoniale si deve ragionevolmente trarre. Si vuol dire, cioè, che Iori, non a caso, ha mentito sul particolare delle chiavi, posto che tale particolare consente di ritenere fattibili due possibilità:
-che l’imputato, dopo aver ricevuto le chiavi da Riboli, può essersi trattenuto uno o due dei tre esemplari di chiavi originali del portoncino, consegnando a Claudia soltanto gli altri due o l’altro;
-che l’imputato, dopo aver ricevuto le chiavi da Riboli, prima di consegnare tutti e tre gli originali a Claudia, da uno di essi abbia eseguito un duplicato per sé.”
Fermiamoci per le solite considerazioni. Se Iori dice bianco e un altro: nero, Iori mente. Iori non ricorda male: mente. Sempre. Il bello è che sia la Procura, istituzionalmente, che la Corte, col 507cpp che incrina pesantemente il cosiddetto sistema del giudice terzo, avrebbero potuto tentar di capire chi dei due ricordava male, io non sono un giudice e non butto subito un: mente, sentendo il notaio, le segretarie di studio eccetera, ma non han ritenuto di farlo. Chissà perché, con i poteri senza limiti che la legge assegna loro.
Ancor più interessante, dato che Fischetti&Vacchiano citano le dichiarazioni spontanee di Iori, valutare anche le parti che dan fastidio all’idea innata: Iori è l’assassino. E che rendono bene l’idea di quanto il poveretto sia invece così stravolto da non ricordare fatti essenziali alla sua difesa. Nelle dichiarazioni spontanee del 20 dicembre 2012, davanti ai suoi avvocati esterrefatti perché lui si era dimenticato di dirglielo, Iori racconta, e la prova è in possesso sia dell’Accusa che della Corte perché ci sono gli scontrini, di aver comprato i contenitori da mettere sui fornelletti, di averli esaminati con Claudia e giudicati troppo leggeri, per cui, d’accordo con lei, ne ha comprati di più robusti, e se non è una prova questa dell’uso che intendeva fare comprando forni e bombole, allora le Corti dicano cos’è!
Eppure Iori s’è dimenticato di raccontarlo ai suoi difensori, non che abbia loro mentito per farsi condannare più facilmente!

Cremona 07 12 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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