Apr 15 2014

j’accuse-ottantasei 15 04 2014

Published by at 9:36 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – OTTANTASEI
E’ ormai un modo di dire consolidato “sistema Boffo”, che consisterebbe nel diffamare una persona in vista sino a farle perdere la stima dell’ambiente in cui vive e di seguito il resto: per chi si dà la pena di seguire i fatti e non solo le bandiere, è invece uno dei tanti sistemi con cui la “società civile” ha sporcato l’immagine di Berlusconi. In breve, Feltri pubblica sul Giornale che Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, il giornale dei Vescovi, ha una condanna per molestie telefoniche, è omosessuale e come tale esiste un’informativa della Polizia; l’informativa non esiste, ma guarda caso dopo le solite manfrine mi dimetto non accetto, Boffo abbandona la direzione dell’Avvenire.
Il “sistema Boffo” è: Berlusconi ha dimissionato Boffo dall’Avvenire, il giornale dei Vescovi! E nessuno, nella libera, democratica Italia, si permette di dire il contrario!
Del “sistema Boffo” ormai son certi tutti, del “sistema Iori” purtroppo nessuno parla: non vorrei, non ho pratica di Corti d’Assise, che il motivo sia che non è un “sistema” tanto raro.
Ieri ho riproposto una delle tantissime perle della motivazione, dove Massa Pio, dimenticando nella maniera più vergognosa l’obbligo del 533cpp: “il giudice condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio”, scrive nel compendio finale a pagina 88: “per un verso smentiscono da quasi tutti i punti di vista la versione difensiva.”
Spero che i colleghi d’Appello leggano l’italiano meglio di lui, e si chiedano come il “quasi” possa coesistere col “al di là di ogni ragionevole dubbio”. A meno che, ripeto, per me è il primo processo di Corte d’Assise, sia la prassi mettere nella casseruola fatti, norme, logica e buon senso, e poi pirla volta e meseda come si dice nel nostro dialetto, ed ecco pronta la sentenza ad uso e consumo di chi l’ha creata. Che se fosse, almeno Signori Giudici prendete la decisione alla prima udienza e risparmiamo energie e tempo.
Non vorrei che anche qui il lettore critico mi obiettasse: ma i difensori non dicevano niente? Urca se hanno detto e scritto, ma è la solita faccenda del coltello, chi ha la legge da impugnarlo per il manico, chi deve arrangiarsi con la lama. I difensori fin dai primi momenti delle indagini hanno detto e fatto tutto ciò che leggi logica e buon senso imponevano, e hanno continuato in Aula, e la risposta della Corte ben prima della sentenza, lo ripeto ancora, è stata perfettamente illustrata da Massa Pio: avvocato, non dica sciocchezze, e dal suo vice Beluzzi Pier Paolo: avvocato non si agiti sulla sedia, in linea, come evidente, con le istruzioni sul “giusto processo” impartite dal Consiglio superiore della magistratura, che cura soprattutto che i colleghi possano svolgere come credono le loro funzioni.
Per rimediare al “sistema Iori”, cioè la condanna sconfessata da ciascuna delle 97 pagine della motivazione, i mezzi sono tanti, e sotto gli occhi di tutti; uno dei più semplici è decidersi ad applicare davvero tutti gli articoli della Costituzione, non solo i comodi e interpretati al momento. Mi viene in mente una battuta che circolava ai tempi del fidanzamento di Lady Diana, ottima riproduttrice per levigare i tratti di cavallinità del volto dei membri di casa Windsor, si diceva; per levigare la nostra Giurisdizione si potrebbe iniziare col 106: “Su designazione del Csm possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di Cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni di esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.”
Non so cosa faranno in Corte d’Appello a Brescia quando si vedranno sul tavolo le sfere di cristallo di Massa Pio e le troppe damigelle d’onore, posso immaginare facilmente cosa farebbero i professori d’università in Cassazione!

Cremona 15 04 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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