Giu 17 2013

giustizia di ferro-centoquarantasette 17 06 2013

Published by at 8:54 am under cronaca cremonese,Giudici

GIUSTIZIA DI FERRO – CENTOQUARANTASETTE
Qualche amico trema per me: scrivi la verità e condivido tutti i tuoi commenti, ma mettere alla berlina le azioni dei giudici, spesso permalosi, ti può costare caro. Accetto il consiglio, per oggi, e mi limito a trascrivere la parte tecnica del ricorso Giusto/Gualazzini, accettato dai giudici della Cassazione, non so se permalosi o meno, ma che hanno voluto ascoltare e capire:
“Con questo cadono tutte le congetture relative alla somministrazione clandestina che la già citata relazione Gigli-Mastroluca aveva ritenuto impossibile a causa del sapore estremamente amaro che sarebbe stato esaltato dalla polverizzazione o dallo scioglimento delle pastiglie e avrebbe reso non ingeribile qualunque cibo o bevanda. Perché il Tribunale di Brescia ha totalmente ignorato la relazione in argomento? Perché non l’ha considerata sia da sola che assieme alla relazione Capra, non solo un clamoroso elemento di novità, ma un elemento probatorio decisivo in grado di annullare completamente il complesso di congetture sul quale si regge l’ipotesi accusatoria? Evidentemente il Tribunale, nella impossibilità di contestare sul piano tecnico e scientifico le produzioni della difesa, ha scelto di ignorarle non solo incorrendo in un macroscopico vizio di motivazione, ma privando di logicità gli argomenti utilizzati per respingere l’appello. Infatti una volta dimostrata, come ha fatto la difesa, la impossibilità di una somministrazione clandestina dell’ansiolitico (95 novantacinque pastiglie, n.d.r.) e men che meno in forma di tritume, perde interesse e consistenza anche il mancato rinvenimento del presunto “mortaio” cui gli inquirenti hanno preteso di attribuire valore indiziario. Ne parla anche l’ordinanza oggetto della presente impugnazione. Non ne aveva invece parlato la difesa in attesa di ottenere i dettagli tecnici ufficiali dal fabbricante eccetera. Nulla a che vedere, quindi, con i mortai degni di questo nome, i quali sono realizzati in pietra o in marmo, in legno oppure in bronzo ed hanno dimensioni molto maggiori. Il presunto “mortaio”, piccolo e in ceramica, doveva servire per la preparazione del pesto alla genovese i cui ingredienti sono basilico, formaggio grattugiato, pinoli, aglio, pepe e sale, sostanze tutte che non oppongono resistenza all’azione del pestello. Per polverizzare 95 pastiglie di Xanax sarebbe più che sufficiente pestarle con un comune martello o batticarne su un tagliere. Dato il loro grado di durezza, il presunto mortaio di cui si parla sarebbe stato assolutamente inadatto. Infatti si trattava di un oggetto fragile che, essendosi fessurato a seguito di un urto accidentale durante il trasporto a casa, era stato gettato. Il metodo di ignorare sistematicamente tutti gli elementi di novità portati dalla difesa del quale il Gip per primo ha addirittura largamente abusato eccetera.”
Come vedete, sono stato buono e rispettoso verso i giudici. Non lo sarò, devo pur criticare qualcuno se in questo processo un “nemmeno indiziabile” ha beccato l’ergastolo, con i difensori. Che preliminarmente hanno preso un grosso abbaglio: siccome è andata bene con la Cassazione, ha dato loro ragione prima di tutto ascoltandoli, poi osservando i fatti e misurando le loro ragioni, hanno creduto di ripetere l’esperimento di ritorno a Brescia e poi in Aula a Cremona. Nulla di più sbagliato, e sì che si tratta di avvocati esperti e di valore: ciascun giudice ha garantita dalla legge, dalla giurisprudenza e dalle usanze, la massima autonomia e opera come vuole; l’imputato ha tutte le garanzie offerte dai ricorsi, se ci sono.
Guai cadere nel pregiudizio del giudizio di un altro, fosse pure la Cassazione!
Spiegato il peccato originale, diventa facile capirne le conseguenze. Giusto e Gualazzini si sono intestarditi a parlare di pastiglie, chiavi eccetera, cioè gli strumenti indispensabili a un ipotetico omicidio anche secondo la Cassazione, che però nulla interessavano i giudici di merito di Brescia e Cremona, che pur si erano espressi chiari fin dall’inizio, ahi difensori miei! non poteva trattarsi di suicidio, dunque Iori assassino, perché madre e figlia anziché “suicidarsi “ nello stesso letto, l’han fatto in letti separati!

Cremona 17 06 2013 www.flaminiocozzaglio.info

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