Mag 14 2013

giustizia di ferro-centotredici 14 05 2013

Published by at 7:41 am under cronaca cremonese,Giudici

GIUSTIZIA DI FERRO – CENTOTREDICI
E Massimo Picozzi, il famoso criminologo, conclude così la perizia, pagina 76 della memoria Giusto/Gualazzini: “Un callido assassino soprattutto non avrebbe mai fatto ricorso all’utilizzo di sostanze di per sé non letifere, immaginando che lo diventassero mescolate tra loro senza alcun conforto di carattere scientifico in proposito. Come hanno più che ampiamente spiegato i consulenti, i movimenti degli accumuli di Gpl erano soggetti ai capricci delle micro correnti generate dai cosiddetti moti convettivi, e quindi non vi era certezza che le vittime respirassero la sostanza e tantomeno in misura adeguata all’esigenza di ucciderle.”
Torniamo indietro. I periti, autopsia in luglio subito dopo la morte, consegnano gli esiti il 23 dicembre, con Iori in carcere da oltre due mesi; si sa mai, fatta la mano, così motivano i giudici, uccidesse ancora. Perché tanto tempo? Lo dice sopra Picozzi, un caso del genere si presentava la prima volta nella letteratura medica, da soli Xanax e butano propano non danno la morte, assieme può succedere. E un medico, che è anche chirurgo e avrà pur conoscenza di sonniferi et similia, si affida a strumenti tanto incerti per uccidere? Che se poi Claudia Ornesi si sveglia immaginate il pasticcio?
Una delle sicurezze più comiche espresse dall’Accusa è stata: ma figuriamoci se per suicidarsi Claudia sceglieva un sistema macchinoso e insicuro! Fidando evidentemente nella comprensione della Corte, che si sarebbe ben guardata dall’attribuire lo stesso pensiero a Maurizio Iori! Questo, ancora una volta, dimostra quanto siano belle di principio e vuote di significato le parole del Rodolfo Sabelli di turno, presidente dell’Anm: “i magistrati sono imparziali e applicano la legge”. Qui è di scena l’imparzialità: Claudia Ornesi, che sotto l’aspetto della professione è un’incompiuta, scarta un progetto perché insicuro; Maurizio Iori, che è un professionista di valore proprio in quella materia, lo abbraccia a piene mani.
Imparziali i suoi colleghi di Cremona, dottor Sabelli!
E andiamo all’ultimo atto della memoria Giusto/Gualazzini, che va ben oltre il richiesto dalla legge, e cioè la difesa dell’assistito: spiega con una logica impressionante cosa può essere successo. Pagina 65: “Ferma rimanendo la convinzione che tutto quanto ha provocato la tragedia sia da attribuire alla Ornesi e non al Dr. Iori, si tratta di capire se la prima intendesse veramente uccidere sé e la bambina oppure dare luogo semplicemente ad un colpo di teatro. Apprendendo del secondo matrimonio dell’imputato la donna inevitabilmente si è sentita beffata ed ha compreso di dover affrontare anche le conseguenze cui questa situazione la avrebbe esposta in ambito familiare e sociale. Non più la futura signora Iori ma una ragazza madre condannata a rimanere tale. Già il suo legame aveva dato luogo a discussioni in famiglia e ora si sarebbe presa le inevitabili recriminazioni. E poi la rabbia esplosiva di chi ritiene di aver subito un torto tanto ingiusto quanto incommensurabile con il conseguente impellente desiderio di vendetta verso il colpevole. La Ornesi era convinta, e lo si legge chiaramente nella lettera, che la Arcaini (la nuova moglie di Iori, n.d.r.) nulla sapesse di lei e della piccola Livia. Immaginava che nell’apprenderlo attraverso i giornali avrebbe avuto una reazione violenta.” Domani seconda parte e fine.

Cremona 14 05 2013 www.flaminiocozzaglio.info

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