Giu 16 2012

un giornalista vero. mario calabresi 16 06 2012

Published by at 7:43 am under cronaca nazionale,Striscia La Provincia

UN GIORNALISTA VERO: MARIO CALABRESI

“Il Mondo non sta cambiando, il mondo è già cambiato. E’ più trasparente, meno piramidale e gerarchico e ogni cosa si sta trasformando: il potere, la politica, la diplomazia e il giornalismo non saranno mia più quelli di prima, chiunque li governi e chiunque li diriga.”
E’ l’inizio del suo fondo sulla Stampa del 14, le parole sono di Alec Ross, lontane origini italiane, consigliere per l’innovazione di Hillary Clinton.
“Oggi non si possono più chiudere le porte ai cittadini, come si faceva in passato, internet ha portato una richiesta di trasparenza con cui bisogna fare i conti, la diplomazia non può più essere uomini in gessato grigio che parlano con altri uomini in gessato grigio intorno a un tavolino di mogano e lontani da occhi indiscreti, oppure un esercizio di ricevimenti nei saloni d’ambasciata.”
E’ sempre Ross, ma non è l’unico giovane del “gruppo”, ecco Calabresi ascoltare Victoria Esser, del Dipartimento di Stato, che sovrintende ai siti, alle pagine facebook e ai profili di twitter usati dai diplomatici di tutto il mondo:
“E’ il miglior modo per entrare in contatto in modo diretto e in tempo reale con i cittadini, per dialogare direttamente, dare informazioni utili e raggiungere un’audience un tempo inimmaginabile.”
Ancora Ross:
“Dobbiamo coinvolgere la società in maniera più ampia, è cambiata la natura dei nostri interlocutori e se vogliamo mantenere capacità d’influenza dobbiamo evolvere, imparare a parlare in maniera diversa. Pensiamo all’Egitto: se tu avessi parlato solo con Mubarak, con ministri e generali, non avresti capito niente di quello che stava succedendo, più utile ascoltare la gente. I social media sono un ottimo posto per ascoltare, ancor prima che per parlare.”
E Calabresi spiega:
“Ross, che mi ha introdotto in questo mondo e che oggi sarà a Torino proprio per parlare della diplomazia al tempo di twitter, non è un ingegnere informatico ma un laureato in storia, quella medioevale l’ha studiata per un anno all’università di Bologna, convinto che non ci si debba preoccupare della tecnologia: è solo il nuovo mezzo su cui far viaggiare in modo più largo e veloce i propri valori e le proprie politiche.”
E Calabresi conclude:
“Il mondo è cambiato e noi giornalisti dobbiamo cambiare: se i diplomatici ci scavalcano per parlare direttamente ai cittadini, noi dobbiamo attrezzarci per decrittarli, per spiegare le loro mosse e per tornare a fare il mestiere per il quale siamo nati: i cani da guardia del potere.”
Anch’io ho finito, e il lettore cremonese potrebbe spazientirsi della lunghezza del testo, che ho pur ridotto, e letto in anteprima a un amico, che mi corregge: caro Flaminio, quello che hai ripreso da Mario Calabresi, su felice intuizione ed espresso invito dell’editore, l’Immenso, Zanolli Vittoriano, direttore della Provincia, quotidiano unico di Cremona per adesso, lo applica già dal suo primo apparire, all’inizio del 2008.

Cremona 16 06 2012 www.flaminiocozzaglio.info

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