Apr 04 2012

partigiani di ieri e di oggi 04 04 2012

Published by at 7:31 am under cronaca nazionale

PARTIGIANI DI IERI E DI OGGI

Dalla Stampa del 03 04:
“All’attentato di via Rasella, 33 militari tedeschi caduti il 23 marzo 1944, seguì l’immediata rappresaglia nazista, 335 italiani massacrati il giorno dopo alle Fosse Ardeatine.
Professor Giovanni De Luna, alla luce dei due fatti concatenati, quella dei partigiani gappisti è un’azione eroica o un gesto sconsiderato?
Non fu né l’una né l’altra cosa. Bisogna tenere presente il contesto: Roma è l’unica città italiana che non insorge al momento della liberazione. Napoli insorge, Firenze, Torino, Genova, Milano insorgono; Roma no. E questo testimonia di un contesto opaco, troppe compromissioni, troppo collaborazionismo. Quindi organizzare la resistenza nella capitale non era come organizzarla nelle grandi città del Nord: c’è un handicap di partenza, l’assenza di un tessuto sociale e politico pronto alla cospirazione. Per organizzare la lotta armata a Roma ci voleva un surplus di coraggio e di determinazione. Via Rasella non va giudicata sul piano morale, ma come testimonianza della necessità che anche a Roma ci fosse una lotta armata in grado di spezzare la ragnatela di attendismo e complicità che era stata tessuta.
Ma quell’attentato, quel gesto di sfida così temerario, era davvero necessario?
Sì, perché si trattava di elaborare la frustrazione seguita al fatto che c’era stato lo sbarco degli Alleati ad Anzio, nel gennaio del ’44, senza che Roma desse un segnale di vita, come tutti si aspettavano. E’ un atto che si inserisce in una logica militare di guerra in città, e in quel contesto è totalmente plausibile.
Per evitare la rappresaglia, ritiene che Bentivegna e i suoi compagni si sarebbero dovuti consegnare?
Ma no. La rappresaglia di ammazzare dieci italiani per ogni tedesco deve ricadere come infamia soltanto su chi l’ha messa in atto. Questa dimensione non appartiene né alla Resistenza né ai gappisti, ma alla strategia di annientamento dei nazisti in Italia.”
Per il professorone partigiano d’oggi, giusto far saltare 33 riservisti tedeschi, giusto sfidare la rappresaglia, certa, del giorno dopo, in nome della Ragion di Stato; giustezza confermata oggi anche dal presidente di tutti gli italiani, George Napolitain, che ha ricordato Bentivegna “protagonista di una delle azioni gappiste più audaci e dure contro l’occupazione tedesca di Roma; e sempre ne difese le ragioni nel vivo delle polemiche e delle contestazioni che si succedettero. Resta indiscutibile il valore ideale del suo coraggioso apporto alla liberazione della capitale e del Paese dalla tirannia nazifascista.”

Cremona 04 04 2012 www.flaminiocozzaglio.info

One response so far

One Response to “partigiani di ieri e di oggi 04 04 2012”

  1. danielaon 04 Apr 2012 at 1:55 pm

    E per elaborare la frustrazione ecc. ecc. i partigiani hanno lasciato che fossero uccisi degli innocenti per colpa loro (dei partigiani, intendo)?
    I casinisti che fanno danni durante i cortei si comportano così per “elaborare la frustrazione” per come siamo messi in Italia? Quando c’era la destra al governo, facevano danni per “elaborare la frustrazione” di veder governare chi non volevano?
    Le mie sono domande retoriche: gli autonomi non sono frustrati per niente, per me sono solo aspiranti brigatisti che sognano una qualunque rivoluzione violenta, sono solo degli individui il cui scopo è quello di fare più danni possibili durante i cortei, quello di lasciare scritte offensive contro Forze Armate e Forze dell’Ordine, quello di tenere occupate delle strade (con musica a tutto volume), ecc.
    “Necessità che anche a Roma ci fosse una lotta armata”: ricorda il modo di ragionare degli autonomi che fanno danni nelle diverse città (ovvio che il contesto è completamente diverso).
    “La rappresaglia di ammazzare 10 italiani per ogni tedesco ucciso deve ricadere come infamia soltanto su chi l’ha messa in atto. Questa dimensione non appartiene né alla Resistenza, né ai gappisti, ma alla strategia di annientamento dei nazisti in Italia”; 2 mie considerazioni:
    1) il non presentarsi ai tedeschi e lasciare che vengano ammazzati degli innocenti è comunque da infami;
    2) la rappresaglia non appartiene ai gappisti…no, però appartiene ai gappisti, dopo l’8 settembre 1943, la caccia al fascista: non solo di quelli che magari avevano delle colpe, ma anche di quelli che di fascista avevano solo la tessera! Preciso: non hanno fatto del male solo a loro, ma anche, a volte, ai loro familiari (magari ai figli di questi fascisti che, vedendo che il padre non tornava, uscivano a cercarlo).
    Appartiene ai gappisti anche l’ammazzare partigiani più moderati perché questi non condividevano il modo di comportarsi dei partigiani comunisti.

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