Ott 14 2021

i più eguali-centonovantotto 14 10 2021

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I PIU’ EGUALI – centonovantotto

Dalle mie 70 cartelle sui processi senza editore.

—Esemplare. Maurizio Iori protesta di non aver ucciso, come è suo diritto, anche se, dio sa come! perché i suoi giudici non l’hanno mai spiegato, avesse invece ucciso: dunque per la Cassazione pecca, e gravemente, perché protestando la sua innocenza è implicito un “suicidio allargato” di Claudia Ornesi.

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Ott 14 2021

cremonesità-centoquarantasei 14 10 2021

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CREMONESITA’ – centoquarantasei

Il Museo del Violino trova ospitalità nel già Palazzo dell’Arte, sottintende www.cremonasera.it

—Cade a pezzi in via Cardinal Massaia il monumentale arco d’ingresso allo stadio Zini del 1931, un pezzo di storia della Cremonese

L’unica sua colpa è forse quella d’essere oggi in una posizione defilata e di aver perso la sua originaria funzione, ma anche di costituire una testimonianza in fondo minore dell’architettura del Ventennio fascista, che a Cremona ha prodotto ben altri risultati. Questo non giustifica il fatto che il monumentale arco di ingresso allo stadio Zini, in fondo a via Cardinale Massaia, che oggi da accesso al piazzale della curva sud, sia lasciato andare in rovina. Si sono in parte staccate dalle zanche che le sorreggevano le lastre marmoree poste a copertura dell’architrave e in più punti ha ceduto l’intonaco che copre l’armatura in cemento armato. Anche il resto della struttura in mattoni avrebbe la necessità di essere sistemato e ripulito. Il monumentale arco di ingresso venne realizzato nel 1931 ed appartiene alla fase della ristrutturazione dello stadio, realizzato poco più di dieci anni prima, nel 1919, quando era conosciuto come Campo Inglese perché qui durante la Grande Guerra era situato l’ accampamento dei soldati britannici che portarono il calcio a Cremona. Nel 1922 era stata inaugurata la pista ciclistica, inizialmente rialzata alle estremità, e lo stadio prese il nome di Motovelodromo. Nel 1927 lo stadio Zini fu devastato da un ciclone e la pista non venne più riparata, fino a cadere in completo disuso due anni più tardi. Nel 1931 fu inaugurata la nuova tribuna e l’intero stadio venne ristrutturato prendendo il nome di Campo Polisportivo, come appunto testimonia la scritta sul monumentale arco d’ingresso. Proprio le autorità fasciste, nella persona del gerarca Roberto Farinacci, si interessarono alle sorti della squadra grigiorossa che in quegli anni si trovava a fronteggiare gravi difficoltà economiche e, dal 1933, l’impianto stesso venne intitolato per un breve periodo al segretario del PNF. La pista fu ricostruita nel secondo Dopoguerra, ma con curve piatte per l’atletica leggera, e venne rimossa definitivamente non molto tempo dopo, quando fu deciso di allargare il rettangolo di gioco e costruire i settori di curva. Il monumentale arco, dunque, costituisce non solo un esempio dell’architettura fascista, ma testimonia anche un significativo pezzo di storia della Us. Cremonese.

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Ott 14 2021

spero si sia tanti 14 10 2021

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SPERO SI SIA TANTI

a pensarla così; da Repubblica. -L’immunologa Viola contro i No Vax: “Non vorrei pagare le spese dei tamponi di chi non si è vaccinato”-

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Ott 14 2021

fosse stato un calciatore 14 10 2021

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FOSSE STATO UN CALCIATORE

Gilberto Bazoli avrebbe indossato la maglia più prestigiosa, la numero 10, tanta è la classe con cui racconta le sue “storielle”: oggi si trova di fronte Roberto Codazzi, naturalmente su www.cremonasera.it

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—“Questo auditorium, vestito su misura per la grande musica”. Roberto Codazzi racconta il successo del “suo” Stradivarifestival

Domenica sera, Auditorium Arvedi: una spettatrice, in piedi come tutto il pubblico per applaudire l’exploit dei quattro sassofonisti arrivati da Colonia e del violoncellista russo, si avvicina a Roberto Codazzi, direttore artistico del Museo del Violino e dello Stradivarifestival. Poi gli sussurra qualcosa. “Veniva con il marito da Pavia, era un’insegnante di musica. Mi ha detto che è stato uno dei concerti più belli a cui avesse mai assistito. Per me è stata una soddisfazione enorme”.

Quello spettacolo è stato l’appuntamento conclusivo del Festival. Tempo di bilanci, quindi, per il suo ‘inventore’.
-I numeri della manifestazione?
Il Festival è stato realizzato ancora con il regime dei posti ridotti e del distanziamento. Ciò premesso, si è sempre registrato il tutto esaurito”.
-Le va di fare una carrellata delle diverse esibizioni?
Perché no?
-Cominciando da quella annullata per il forfait di Lisa Batiashvili.
E’ stato come se ci avesse investito un treno perché c’era molta aspettativa per la violinista, per la prima volta a Cremona. Era già in città quando è stata colpita da un problema fisico importante che le ha impedito di suonare. Era dispiaciuta ma, naturalmente, il suo è un arrivederci”.
-E’ poi toccato agli Archi di Cremona.
Concepisco un festival anche come un laboratorio. Abbiamo dato la possibilità a giovani talenti cremonesi di salire su un palcoscenico prestigioso e consentire loro di decollare. Gli Archi sono il primo gruppo che si chiama come la città della liuteria e possono diventarne gli ambasciatori. I grandi festival commissionano la composizione di brani originali: è accaduto con Domenico Nordio che ha presentato in prima assoluta un’opera di Roberto Solci ispirata al violino e a Stradivari.”.

-Si è quindi passati al violinista Stefan Milenkovich e al violoncellista Enrico Bronzi.
Due esecutori dalle qualità straordinarie. Anche loro si sono messi a nudo su un palcoscenico come l’Auditorium. Se, da una parte, c’è il rammarico di non poter ospitare grandi orchestre (le sequoie della California hanno un diametro di 12-13 metri contro gli 8 per 10 del nostro spazio scenico, che è un’ellisse), dall’altra, situazioni come quel concerto si trasformano in un privilegio”.
-In che senso?
Sul palco di un teatro storico, un violino o un violoncello da soli si perderebbero ma, soprattutto, non ci sarebbe quell’empatia con il pubblico che è possibile all’Auditorium, dove una suite di Bach assume la potenza di una sinfonia di Beethoven”.
-Terzo appuntamento, quello con Jorge Andrés Bosso (violoncello), Fabrizio Meloni (clarinetto) e Gloria Campaner (pianoforte). E’ d’accordo nel dire che è stato il momento più sperimentale, ‘difficile’?
Sì. All’interno di un festival nicchie, pur non esageratamente spregiudicate, di sperimentazione bisogna aprirle. Il pubblico ha gradito. Quando la cosa non è troppo estrema, anche gli spettatori più scettici sono disposti a seguirti. Se dopo Brahms, proponi Frank Zappa, si capisce che intendi stimolare curiosità e orizzonti mentali che lo spettatore non conosceva”.
-E’ stata, quella, anche la domenica di un ospite d’eccezione in platea come Alessandro Baricco.
Baricco è veramente lo scrittore che ha inventato il racconto della musica in Italia, un intellettuale che ha fatto tanto bene alla cultura musicale del nostro Paese. Lui ed Enzo Bosso hanno dimostrato che la musica, anche quella colta, può raggiungere numeri prima privilegio solo alla musica popolare. Che Baricco abbia espresso complimenti per la nostra manifestazione e la voglia di sviluppare da noi un suo progetto, beh, non può che farci piacere”.
-Di nuovo la tradizione con i Musici e Giuseppe Gibboni.
Un concerto estremamente classico, ciò che ci si attende da un festival violinistico. Un bravo violinista solista e un’ottima orchestra al suo fianco, un talento molto giovane ma già affermato sul quale fare una scommessa per il futuro. E da ciò che il ventenne Gibboni ha dimostrato, la scommessa è stata vinta. Quanto ai Musici, hanno scelto di festeggiare da noi il 70° anniversario della loro fondazione, e anche questo è motivo di orgoglio. Noi che siamo un po’ esterofili, nel calcio come nella musica, dovremmo ricordare che in Italia ci sono delle eccellenze”.
-Si torna così all’inizio, all’emozione di quell’insegnante di musica.
L’emozione regalata dal Signum Saxophone Quartet e dal violoncellista Konstantin Manaev. Per me è stato il concerto perfetto: la bellezza del programma, non scontato, che spaziava da Bach al ‘900; la bravura straordinaria dei quattro sassofonisti che hanno eseguito contrappunti di Bach dalla difficoltà micidiale, una bravura dietro cui c’è un grande lavoro (hanno provato per due giorni quasi ininterrottamente); le capacità di Manaev che sembrava un folletto per la leggerezza con cui si muoveva e che ha eseguito Bach con l’intensità e la religiosità sonora di un grande interprete maturo. Tutto questo coniugato alla magia del contesto, del luogo fisico”.
-Dove vuole arrivare?
Quel quartetto di sax si è messo a semicerchio con il pubblico che lo abbracciava. Una caratteristica unica dell’Auditorium, che ha creato una sezione aurea della musica: la bravura degli esecutori, l’acustica perfetta della sala e anche l’atteggiamento degli spettatori, l’empatia tra loro e i musicisti. E’ quella magia che vogliamo regalare ogni volta”.
-Il Festival avrà una duplice appendice: il 13 novembre, Sergej Krylov e, il 18 dicembre, i Solisti veneti.
Finalmente, con Krylov, si tornerà alla capienza piena. C’è un’aspettativa senza precedenti per lui, non solo in assoluto ma anche rispetto alle sue esibizioni precedenti. Un’attesa dettata un po’ dal digiuno di musica durante lo scorso anno e un po’ per riaffermare la fedeltà verso questo artista che, fortunatamente, è residente ed è un fiore all’occhiello. Il suo concerto è stato pensato come il più difficile per un assolo di violino. Il pubblico lo percepisce già come un atto d’amore che Krylov manifesta verso la città”.
-Come sono questi grandi musicisti visti da vicino?

Sempre di più si avverte in loro l’emozione di suonare in un luogo unico da tutti i punti di vista. Per cui vengono già con una predisposizione favorevole. Ringraziamo loro perché distillano musica da noi ma loro ringraziano noi per la possibilità di farlo in un contesto come questo”.
-Lo Stradivarifestival ha archiviato la nona edizione. Anche qui è tempo di bilanci.
Dopo 9 anni, è arrivato il momento che ci sia la consapevolezza che in città esistono altre istituzioni prestigiose come il Museo del Violino. Un centro di ricerca e promozione della liuteria con una reputazione consolidata a livello internazionale, ma che dev’essere percepito anche come laboratorio di musica e spettacoli. Un laboratorio che ha una sua dimensione alternativa, non in concorrenza con quella del Ponchielli, e di altissima qualità. L’intenzione non è di fare concorrenza al Ponchielli, ma che i due soggetti si caratterizzino il più possibile proponendo programmi diversi e, soprattutto, non sovrapponibili a livello di calendario. In modo che il pubblico possa scegliere, sperando che vada sia in un posto sia nell’altro”.
-Si aspettava il successo del Festival?
Sinceramente, no. Ma quando si crea una condivisione come quella che c’è stata per i suoi ultimi concerti, c’è la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono. Questo sì”.
-Sono stati nove anni anche per lei.
Da parte mia la sincera gratitudine alla Fondazione Arvedi Buschini in primis e al Museo del Violino per avermi dato la possibilità di attuare progetti artistici di grande valore. Ho cercato di interpretare il mio ruolo non come se si trattasse di rempire un album di figurine, ma di fare il sarto e cucire addosso alle forme dell’Auditorium, una sala che – non mi stancherò mai di ripetere – non ha eguali al mondo, un vestito su misura

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Ott 14 2021

le combinano apposta 14 10 2021

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LE COMBINANO APPOSTA

per farsi tirare le orecchie da www.cremonasera.it…..

Francoforte 14 10 2021 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—Nel vicolo di fianco al Battistero, un’altra bruttura. Una macchina per rilevare la qualità dell’aria. Non c’era un altro posto?

Ci mancava anche questa. Non solo attacchi volanti per dare elettricità durante il mercato o quegli orribili parallelepipedi in cemento purtroppo lasciati in centro storico e mai rimossi (in altre città vicine come Piacenza o Brescia sono stati sostituiti da fioriere). Adesso spunta anche un grande rilevatore della qualità dell’aria piazzato nel vecchio vicolo degli impiccati, quello che fiancheggia la Cattedrale e la separa dal Battistero. Chi l’ha piazzato lì? Il Comune? L’Asl? La Soprintendenza l’ha approvato? Tutte domande più che legittime per una sciatteria senza fine che rovina una delle piazze più belle d’Italia, come anche questa mattina – complice una tersa giornata d’autunno – dicevano alcuni turisti stranieri che cercavano le angolazioni più spettacolari per riprendere il Duomo, il Torrazzo, il Battistero, Palazzo Comunale o la Loggia dei Militi.

C’è da augurarsi che presto il vicolo venga liberato, anche perchè le guide portano le comitive in quel piccolo spazio per ricordare la macabra processione che avveniva verso il luogo del supplizio lungo il Vicolo degli Impiccati. E di cui restano ben visibili alcuni graffiti sul muro meridionale del Battistero, incisi dai condannati a morte. Ma una testimonianza sembra comunque essere rimasta: essa si trova alla base dei lati nord e nord-est del Battistero (quindi dalla parte di Piazza Zaccaria) dove, per intendersi, sono incisi anche le misure del mattone e della tegola cremonese. Osservando i mattoni su quel lato dell’ottagono, vi si notano incise delle scritte: si dice che siano quelle lasciate nei secoli che venivano lasciati lì negli ultimi giorni prima del patibolo.

Tra quella ancora leggibili (altre sono irrimediabilmente sbiadite) vi sono semplici iniziali e firme per esteso assieme a numerose date (in una si legge chiaramente «1794», in un’altra «morto 17 agosto», in altre ancora le date arrivano addirittura al 1300 e più indietro); contemporaneamente, vi si riconoscono anche alcune pesanti invettive alle autorità cittadine laiche e religiose.

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Ott 14 2021

caldarroste 14 10 2021

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DAL GOLOSARIO di Paolo Massobrio

Autunno vuol dire castagne e ancor di più caldarroste

Fate cuocere a fuoco dolce girandole spesso, mentre verso la fine ravvivate la fiamma per abbrustolire meglio la buccia. A cottura ultimata, versate e avvolgete le caldarroste in uno strofinaccio o, meglio ancora, in una coperta di lana per circa mezz’ora prima di consumarle accompagnate da vino rosso.

In alternativa potete cuocere le castagne al forno, a 220 °C per circa 25 minuti, scuotendo sovente la teglia.

Ph Pixabay

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Ott 14 2021

monza e imola 14 10 2021

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Pirondini anticipa chi decide? mi viene il dubbio quando lo vedo scrivere su Blitz Quotidiano di Marco Benedetto la notizia di Imola…. Flaminio Cozzaglio.

Formula Uno, è ufficiale: l’Italia il prossimo anno avrà due Gran Premi, sia Monza che Imola

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 13 Ottobre 2021 12:11

È ufficiale: l’Italia avrà l’anno prossimino due gran premi di Formula Uno. Il primo a Imola il 24 aprile, il secondo a Monza l’11 settembre. Una doppietta magica. Solo gli USA possono vantare un bis del genere: Miami (8 maggio), Austin (23 ottobre). Tutti gli altri avranno un solo GP.  Per carità, il calendario sarà ufficializzato tra un paio di giorni dal presidente  della F1 Stefano Domenicali –  e, dicono autorevoli addetti ai lavori – sarà tutto confermato.

Il calendario di Formula Uno

Inizio nel Bahrain il 20 marzo, gran finale ad Abu Dhabi il 20 novembre. Unico dubbio: il 2 ottobre si correrà a Istanbul o a Singapore? La novità assoluta è anche il debutto di Miami. Il circuito è collocato attorno allo stadio Hard Rock dove giocano i Miami Dolphins del football. Un circuito inedito, peraltro in costruzione. Ma il direttore generale Richard Cregan ha assicurato che “la costruzione del tracciato  prosegue in conformità con le attese e i tempi sono confermati”. Il calendario 2022 sarà, in ogni caso, di 23 gare.

Imola l’altra sorpresa

Domanda d’obbligo: ma come ha fatto Imola, tracciato vecchia scuola, a strappare la riconferma addirittura per altri quattro anni? Quattro anni di contratto è tanta roba. Come ha fatto? Presentando la copertura finanziaria del governo (Draghi) e della Regione (Bonaccini). Fino al 2025 siamo a posto. Certo, l’impegno finanziario è corposo. Si parla di 20 milioni. Così distribuiti: 12 li mette il Governo (7 il Ministero  degli Affari Esteri con l’Istituto per il commercio estero e 5 milioni la Regione  che ne incasserà 2  dal Con.Ami di Imola, società multiservizi, ed uno dall’ACI).

L’Emilia, quando si tratta di corse e motori, sa fare squadra. Non a caso il Santerno ha ospitato 29 gare iridate (S.Marino, Gp  Emilia Romagna e Made in Italy). Nel 2022 Imola sarà la prima gara europea dopo il trittico Bahrain-Arabia Saudita-Australia.  Al settimo cielo organizzatori e i giovani piloti: i primi perché vedono riconosciuta e premiata una capacità organizzativa che anche in tempi pandemici si è distinta; i secondi, cioè i piloti della nuova generazione che non avevano mai corso ad Imola, perché hanno scoperto un tracciato vecchia scuola che sa regalare emozioni uniche al volante.

Il presidente della Regione, il modenese Stefano Bonaccini (ala liberale del Pd, in carica dal 2014 dopo le dimissioni di Vasco Errani) è convinto che il GP di Imola  assicurerà un grosso ritorno a livello di immagine soprattutto sul versante del turismo e dell’indotto. Avrebbe preferito luglio quando l’Emilia-Romagna “scoppia“ di vacanzieri. Ma va già bene così. E poi l’anno prossimo le tribune torneranno a riempirsi di tifosi con una Ferrari di nuovo competitiva. Si spera.


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Ott 14 2021

per aver reso noto 14 10 2021

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PER AVER RESO NOTO

al colto e all’inclita, che non se n’erano avveduti, come funziona il Sistema; e Sallusti, che ha firmato il libro? scampolo preso dal Dubbio.

—Il Csm si costituirà parte civile, attraverso l’Avvocatura dello Stato, nel processo a carico dell’ex magistrato Luca Palamara, che si aprirà davanti al tribunale di Perugia il 15 novembre prossimo. Lo ha deciso il plenum questo pomeriggio: si tratta di una decisione sulla quale l’assemblea plenaria di Palazzo dei Marescialli si è nettamente divisa, perché i voti favorevoli sono stati 9, mentre 8 sono stati quelli contrari e altrettante sono state le astensioni.

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Ott 14 2021

la redazione si agita 14 10 2021

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LA REDAZIONE SI AGITA

Naturalmente è quella della Provincia fin che c’è; esce un fac simile di comunicato dopo la sonora bocciatura del direttore Bencivenga, 18 a 2 e due schede bianche, che grosso modo dice, di nascosto all’editore: poiché a febbraio gli scade il contratto, attendiamo con serenità gli eventi!

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Ott 14 2021

novità dalla campagna 14 10 2021

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Domani venerdì 15 ottobre 2021, ore 16.30

Museo del Violino, piazza Marconi 5 – Cremona

GIOVANI, LE IDEE INNOVATIVE

DEGLI AGRICOLTORI LOMBARDI

LE NOVITA’ DALLE CAMPAGNE PREMIATE CON GLI OSCAR GREEN

Le idee creative per l’agricoltura che non si arrende alla pandemia saranno al centro della rassegna dedicata all’innovazione giovane nelle campagne di Coldiretti Lombardia che per la prima volta si tiene a Cremona. L’appuntamento è per domani, venerdì 15 ottobre alle ore 16.30, al Museo del Violino, in piazza Marconi 5, dove la Coldiretti regionale assegnerà gli Oscar Green ai progetti imprenditoriali più interessanti e curiosi sviluppati su tutto il territorio regionale.

Alla premiazione interverranno: Paolo Voltini, presidente di Coldiretti Lombardia e Coldiretti Cremona; Veronica Barbati, delegata nazionale Coldiretti Giovani Impresa; Fabio Rolfi, assessore Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia; Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona; Mirko Signoroni, presidente della Provincia di Cremona; monsignor Antonio Napolioni, vescovo di Cremona; Luca Burgazzi, assessore ai Sistemi culturali, Giovani, Politiche della legalità del Comune di Cremona; Chiara Ferrari, presidente Giovani Industriali di Cremona; Valentina Rodini, medaglia d’oro nel canottaggio alle Olimpiadi di Tokyo 2021. Modera Carlo Maria Recchia, delegato Coldiretti Giovani Impresa Lombardia e Cremona.

Durante la manifestazione – precisa Coldiretti Cremona – è previsto un suggestivo intermezzo musicale con l’audizione della violinista Aurelia Macovei su un prezioso Stradivari Clesbee 1669.

RELAZIONI ESTERNE COLDIRETTI CREMONA

Via G. Verdi, 4 – 26100 Cremona – Telefono 0372 499819 – Cell. 334 6644736 – e-mail: marta.biondi@coldiretti.itwww.cremona.coldiretti.it – Fb e Instagram: Coldiretti Cremona

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